“La strumentalizzazione del concerto di Jovanotti un atto contro Ladispoli”

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Riceviamo e pubblichiamo.

La strumentalizzazione politica del concerto di Jovanotti è stato un atto contro la città di Ladispoli.Ora a tutti è chiaro del perché questa Amministrazione si sia trovata una città abbandonata a se stessa! Il disastro prodotto da anni di mancata pianificazione e dalla assenza di un progetto di rilancio cittadino economico e sociale è infatti solo una parte del danno prodotto da una classe politica priva di idee e di iniziative.Il danno più importante è quello culturale ed è incommensurabile. Ciò emerge chiaramente in situazioni come quella appena vissuta sulla pelle di chi, come Jovanotti, avrebbe voluto portare musica e divertimento in una Ladispoli , almeno per una notte, gioiosa.Invece no.  E tutto questo non perché si era arrivati ad una risposta ufficiale negativa da parte dell’unico ente preposto ad esprimere una posizione vincolante cioè la Regione.Quanto piuttosto perché in questa città si mangia pane e politica al punto tale che, anche l’associazionismo più puro, ne è stato irrimediabilmente pervaso, divenendo esso stesso mezzo di distrazione di massa.I social e il modo in cui oggi vengono utilizzati, cioè irresponsabilmente, hanno fatto il resto. E così, a causa di questa strumentalizzazione spregevole,  l’evento assolutamente fuori dal vincolo dell’area protetta veniva raccontato come interno allo stesso; così fantomatici operatori comunali venivano accusati di aver divelto recinzioni peraltro non autorizzate; così si arrivava ad immolarsi per la sofferenza che gli animali avrebbero subito nell’occasione dimenticando le migliaia e migliaia di bagnanti che ogni giorno per quattro mesi all’anno transitano nella palude per arrivare in una spiaggia i cui unici servizi igienici sono rappresentati dalla duna mediterranea; così diveniva imperativo il mantenimento del sito nello stato di fatto dimenticando che lo stesso è destinato a scomparire a causa della erosione marina che mette a repentaglio non tre coppie di fratini che lo scorso anno – proprio per le complessità già presenti sul territorio e sulle quali nessuno ha mai detto nulla- non hanno avuto alcuna prole ma l’intera sopravvivenza della Palude di Torre Flavia.Così Jovanotti diveniva il nuovo campo di scontro nel quale non la logica dell’approfondimento, della serietà, del confronto prevaleva ma, piuttosto, la politicizzazione monocolore dell’evento e con essa la pervicace volontà distruttiva dell’avversario politico. Ciò, peraltro, risulta ancora più chiaro dalla notizia che sta rimbalzando sui media locali del possibile spostamento del concerto in aree vicine ma con diverso colore politico.Una lotta questa alla quale il Sindaco Grando, voglio ribadirlo, non ha mai partecipato in alcuna forma rendendosi, anzi, parte attiva per il bilanciamento degli interessi in campo in maniera assolutamente aperta e lontana da prestazioni muscolari e preconcette che qualcuno, erroneamente, sta tentando di attribuirgli.Naturalmente il primo, e giustamente, ad accorgersi della assurdità di questa cosa è stato proprio l’artista il quale, piuttosto che confrontarsi un giorno ancora con questa nefandezza ha deciso che Ladispoli non fa per lui.Voglio dire a Lorenzo, che ringrazio unitamente alla produzione per la scelta iniziale della nostra città, che Ladispoli farà per lui.  Che Ladispoli riuscirà a ricostruire un tessuto sociale, associazionistico e culturale nel quale le decisioni possano essere prese svincolate da logiche politiche distruttive e sterili. Voglio inoltre dirgli, e ne siamo certi,  che la città sa di avere un debito di riconoscenza con lui che nei prossimi anni vorrà ripagare, facendolo sentire qui a Ladispoli, come a casa sua.Grazie lo stesso Jova, il concerto sulla spiaggia è una figata pazzesca

Il vicesindaco Pierpaolo Perretta