Il giallo delle case popolari

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Disabile, da 16 anni in attesa di una casa popolare che oggi neanche gli spetterebbe più.

E se finalmente mio padre potrà prendere l’ascensore è solo grazie a noi e a chi ha dato una mano. E tra questi non ci siete Voi che dovreste tutelare un vostro cittadino”.
Parole rivolte al sindaco Alessandro Grando da Veronica, cittadina di Ladispoli in seria difficoltà. Suo padre è disabile e fino a poco tempo fa, prigioniero al terzo piano di una palazzina senza ascensore, non idonea alle sue condizioni di salute. Vive in casa della figlia in una stanza senza riscaldamenti né spazio sufficiente per muoversi con il carrellino di cui necessita per camminare. L’uomo è in lista d’attesa per una casa popolare da oltre 16 anni, da quando ha subito il primo intervento a cuore aperto. Nel tempo il suo stato di salute è peggiorato, ora necessita di ossigeno costante, la bombola nella piccola stanza alloggia accanto a quella del gas della stufa, suscitando preoccupazione in Veronica. Lo sfogo della figlia arriva ai media, dove la donna racconta di come sia riuscita finalmente, con le sue forze a far installare l’ascensore nella palazzina dove ancora alloggia il padre, indispensabile per il trasporto delle bombole d’ossigeno al terzo piano. Vivono in 6 nel piccolo appartamento: lei, il marito con il figlio in una stanza, l’altro vano accoglie i genitori ed il fratello. Quando si è rivolta ai servizi sociali di Ladispoli per sollecitare la necessità una casa idonea alle condizioni del padre (35esimo in graduatoria) è venuta a sapere che, avendo lei in questi 16 anni acquistato il piccolo appartamento dove vive e ospita i genitori, questi potrebbero perdere il diritto alla casa popolare.
Una storia triste, esempio di come i parametri necessari a regolamentare l’assegnazione di case, sostegni o bonus che siano, spesso creino ingiustizie. Persone che vivono al limite del dignitoso vengono escluse mentre agendo con furbizia si riesce ad ottenere un beneficio  che non occorre e spetta.
«Mi è stato concesso un contributo – racconta Veronica – di 400 euro a fronte dei 1400 euro richiesti da me per installare l’ascensore nella palazzina».
Case popolari a Ladispoli
L’amministrazione comunale annunciò poco dopo l’insediamento, la “pulizia” dei non aventi diritto. Era marzo 2019 quando veniva comunicato che “L’amministrazione comunale sta continuando i controlli all’interno della case popolari di Ladispoli per verificare che gli inquilini abbiano i requisiti previsti dalla legge. Dall’insediamento dell’amministrazione sono stati già sgomberati quattro appartamenti dove risiedevano persone prive dei requisiti. Le case sono state già riassegnate agli aventi diritto. Chiariamo ai cittadini di Ladispoli che la futura nuova graduatoria sarà stilata con l’obiettivo di avere un elenco completo degli aventi diritto alla casa popolare quando saranno ultimati tutti i controlli nei complessi edilizi di via Sorrento, largo Livatino e viale Europa”.
case popolariQual’è stato l’esito finale dei controlli?
Di recente anche il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Giovanni Ardita si è pronunciato sul tema, in occasione della mozione “Case popolari prima agli Italiani” ha dichiarato: “Dopo più di 30 anni siamo pronti a realizzare 8 nuovi alloggi popolari, dovremmo fare di più sicuramente, io auspico che situazioni come l’immobile di via Ancona ex istituto di ragioneria e Alberghiero e altri piani integrati prendano in considerazione l’esigenza attuale socio-economico-lavorativa che vive l’Italia e di conseguenza Ladispoli, oggi più di prima vi è il bisogno di progettare e realizzare delle case popolari o Social Housing, utili sia per chi ha un reddito basso e anche un vantaggio economico per il comune. Andiamo avanti sulla strada del Grando cambiamento portando avanti proposte progetti e idee nell’interesse della collettività e sempre coerenti ai valori della destra sociale”.
Nel Comune in 16 anni una casa per il padre di Veronica non si è trovata.