“Focus sulla legge del dopo di noi” a Ladispoli

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Lettera aperta all’Amministrazione Comunale.

Bellissima iniziativa quella promossa sabato 24 marzo sulla disabilità presso l’Aula Conferenze della Biblioteca Comunale “ P. Impastato” di Ladispoli, si è svolto un convegno promosso dalla Città di Ladispoli, dall’Assessore alle Politiche Sociali Lucia Cordeschi e dal Delegato alla Disabilità Cendrella Diab, presente al tavolo anche il delegato alle barriere architettoniche Fiorini, insieme con le Associazioni: Nuove Frontiere Onlus, Il Piccolo Fiore Onlus e Oltre lo Sguardo Onlus. Amministrazione comunale, associazioni e mamme in prima fila, combattive, dotate di una forza d’animo, che i fatti della vita hanno rinforzato e che non è comune trovare. Grazie alla presenza di Cesarina Olivan, Presidente di Nuove Frontiere Onlus, Emanuela Vicentini, Presidente di Piccolo Fiore Onlus ed Elena Improta, donna dal cognome altisonante, madre di Mario, ragazzo disabile gravissimo, Presidente di Oltre lo sguardo Onlus, oltre che scrittrice non per vocazione ma per testimonianza, si è cominciata a intrecciare una rete trasversale con una realtà al di fuori del nostro territorio, perché Oltre lo Sguardo Onlus è un’associazione che opera a Roma e prossimamente anche in Toscana. Elena Improta, fornita di slide riassuntive, ha illustrato i contenuti della Legge 112/2016, che presenta tante criticità, sulle quali ha volutamente glissato, per spiegarci invece le possibilità effettive che offre alle istituzioni ma soprattutto alle famiglie, che devono appunto lavorare in rete. Ma cosa fare il giorno dopo perché queste energie non vengano disperse e soprattutto perché iniziative come queste non finiscano nel dimenticatoio? Tra gli iscritti alla CGIL ed in particolare al sindacato pensionati della CGIL, ci sono purtroppo tante famiglie con disabili gravi in casa. Mara Caporale, referente del Sindacato per le politiche sociali e Silvia Leuzzi, combattiva oltre ogni immaginazione, iscritta alla CGIL, madre di Dario, giovane disabile grave, si sono confrontate e ritengono che per realizzare gruppi appartamento per disabili, urge una strategia politica, non partitica, su cui far convergere un ampio  fronte di realtà associative e forze politiche sia quelle che oggi sono al governo della città  e che quelle che governano la Regione. Ricordiamo che Ladispoli ha un fiore all’occhiello: l’ampia ed attrezzata struttura dell’area artigianale voluta negli anni dalla caparbietà di alcuni genitori, tra cui Salvatore Pidalà, e dalle diverse amministrazioni, anche di segno politico opposto, che si sono succedute al governo della città e che hanno condiviso il progetto. In quel caso si realizzò una strategia che coinvolse più livelli istituzionali e che risultò vincente. Oggi bisogna avviare un processo analogo, per utilizzare i fondi che il Governo e la Regione hanno messo a disposizione del “dopo di noi”. Si può fare? Si, se si lavora in sinergia. Quante case famiglie e gruppi appartamento per disabili sarebbero necessari? Tre almeno per iniziare, ma cerchiamo di centrare l’obiettivo della prima.Il Comune deve al più presto individuare una struttura pubblica da ampliare o ristrutturare e di cui chiedere il finanziamento. Le scriventi suggeriscono la sopraelevazione del consultorio di Via Bixio o della struttura di Via Pisa, ambedue di proprietà del Comune, oppure altre strutture che individui il Comune. L’importante è avviare il processo amministrativo: serve un progetto dell’Ufficio tecnico, la quantificazione della spesa e l’approvazione della Giunta Comunale. Le forze politiche oggi all’opposizione, le organizzazioni sindacali s’impegnino a sostenere il progetto in Regione (la CGIL lo farà sicuramente). Solo così a Ladispoli potrà cominciare a delinearsi un programma per le strutture residenziali.   Per dare un futuro dignitoso alle persone disabili, soprattutto gravi, è necessario creare una fitta rete tra istituzioni, famiglie e privato sociale; pertanto con la presente chiediamo di rendere concreto quanto detto, siglando al più presto un accordo di rete e un programma d’intenti.

 

                                                                                        Silvia Leuzzi e Mara Caporale