Credo che medicina ufficiale e omeopatia possano convivere

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Credo che medicina ufficiale e omeopatia
possano convivere

A cura del Dottor Professor Aldo Ercoli

Dottor Professor
Aldo Ercoli

Uno studio metanalitico australiano ha decretato la fine dell’Omeopatia.  Dalla revisione di diversi lavori pubblicati, gli scienziati della “terra dei canguri” hanno messo nero su bianco: <l’Omeopatia non serve a nulla; i suoi effetti benefici non sono superiori al placebo>. Ma sarà proprio così?

I simili non possono essere curati con i simili? (similia similibus curentur). Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) l’Omeopatia è il 2 più grande sistema di medicina nel mondo con un importante tasso di crescita ogni anno a livello mondiale (Eventi, News pubblicato il 07/04/2018). In Europa sono più di 100 milioni le persone che utilizzano l’Omeopatia; 600 milioni nel mondo (sempre secondo l’OMS) e in più di 80 paesi. 

In Svizzera il Ministero dell’Interno dal 2017 ha attribuito lo status di medicina convenzionale a cinque terapie complementari tra cui l’Omeopatia. Qui i rimedi omeopatici acquistati possono essere detratti dalle tasse. Guarda caso, dopo il lavoro australiano (già facente parte dell’impero britannico) in Gran Bretagna (madre dell’unicismo omeopatico poi sviluppatosi specie con Kent negli USA nella prima metà del secolo scorso) ora i rimedi omeopatici si pagano perché equivalenti al placebo, simili “all’acqua fresca”.

Un dubbio nasce spontaneo: non sarà perché la sanità inglese è al collasso? Non ha più soldi tanto da scambiare per accanimento terapeutico anche lo staccare un poco costoso respiratore nel “migliore interesse del bambino?” E questo contro la volontà dei genitori? Non era Algie Evans un cittadino italiano? Un grande Papa, quale Giovanni Paolo II, definiva “l’eccezione italiana” un punto di riferimento per tutti coloro che in Europa si battono per la difesa della vita.

Ritornando all’Omeopatia va sottolineato che in Italia (dati del 2014-2015) circa il 4,1% della popolazione (2 milioni e 452 mila persone) utilizzano regolarmente farmaci omeopatici (pagandoli di persona e senza rimborsi detraibili dalle tasse). In campo omeopatico non siamo i soli: Francia, Germania, Paesi Bassi ci sovrastano. Ben 20 mila medici italiani prescrivono almeno una volta all’anno medicinali omeopatici (erano 12 mila nel 2006 secondo i dati Eurispes). Il sottoscritto quale cardiologo – broncopneumologo e medico di base, non è un “fanatico” dell’Omeopatia. Ho sempre privilegiato la Medicina Convenzionale nelle malattie più severe. Pur avendo insegnato ai Medici e Farmacisti per ben 25 anni a Roma, 5 a Lecce e 1 a Bologna (nel 2000) Medicina Naturale (Omeopatia compresa) non posso essere imputato anche di “faziosità”.

Per diversi anni ho anche insegnato ai Medici specializzandi in Medicina di base convenzionale in diversi Ospedali romani (Pertini, Nuovo Regina Elena etc…).

Grazie alla mia esperienza, allora quasi trentennale, ero il titolare dell’argomento “La borsa del medico”. Numerosi sono stati i miei libri a livello nazionale (alcuni ristampati molte volte) sia di Medicina Convenzionale (quella che è definita Ufficiale) che Alternativa (fitogemmomeopatica). Sono convinto che prima di essere un omeopata il medico debba conoscere a fondo la Medicina Convenzionale.

Mi spingo oltre. Per essere dei veri omeopati (un tempo iscritti nei registri dell’Ordine dei Medici di Roma e Milano) ci vogliono studi ancora più accurati, non basta essere dei bravi medici. Quello che non si vuol comprendere (o si fa finta di non sapere) è che l’Omeopatia e i rimedi omeopatici non sono quantificabili con gli attuali mezzi di ricerca. Come si fa a dosare l’infinitesimale? Come è possibile giudicare l’Omeopatia col “doppio cieco randomizzato” secondo la scienza attuale? Non potrà mai esserlo perché la cura che scoprì Hahnemann (anche se su basi ippocratiche e paracelsiane) si basa sulla singola persona e non può essere estesa alla moltitudine.  Medicina Convenzionale e Omeopatia sono due approcci che possono convivere senza che la prima annienti (in nome della scienza attuale) l’altra.

In tanti paesi europei si fa così. E vi sono eccellenti congressi medici di oncologia in cui si afferma che l’Omeopatia (e l’agopuntura) può validamente affiancare, nella gestione del dolore, le cure (e le conseguenze delle terapie oncologiche). Sono convinto che quando ci sarà più obiettività (e meno interessi di parte) un domani nuove ricerche porteranno a nuove considerazioni e riflessioni. “L’eppur si muove” di Galileo Galilei lo sta a dimostrare. Ci fu allora, anche se in campo astronomico, una rivoluzione copernicana che soppiantò quella imperante tolemaica. Qui non si tratta di soppiantare nessuno perché non si possono certo ignorare gli straordinari progressi fatti dalla scienza medica dall’ultimo secolo fino ai nostri giorni. Se da un lato biasimo i “fanatici dell’Omeopatia” che possono diventare delle mine vaganti micidiali per il paziente, dall’altro vorrei che fosse tolta questa “pietra tombale” australiana sulla metodica di Hahnemann.

Occorre agire secondo scienza e coscienza. Oggi in molti casi queste non coincidono. L’Inghilterra ci ha dato, tra i tanti altri, il filosofo Locke che scrisse il famoso testo “Lettera sulla Tolleranza”.  Ora sembra essere dimenticata.