A Cerveteri un furto pari a quello dei tombaroli

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foto di repertorio

E’ scandaloso che i reperti migliori provenienti dalle tombe di Cerveteri siano esposti a Villa Giulia e non nel Museo di piazza Santa Maria
di Giovanni Zucconi

Cerveteri ha molti punti deboli per quanto riguarda la sua offerta turistica, lo sappiamo tutti. C’è ancora molto da fare per raggiungere un risultato accettabile in termini di attrazione per i potenziali turisti, e di disponibilità di strutture ricettive adeguate. Ma non tutte le singole componenti della sua offerta hanno lo stesso grado di impreparazione. Per esempio, ma ne parleremo in un prossimo articolo, anche se sicuramente qualcuno non sarà d’accordo, l’offerta in termini di aree archeologiche è sicuramente migliore di quello che comunemente si pensa, e soprattutto ha delle enormi potenzialità di crescita con investimenti tutto sommato limitati. Su altre componenti, come l’offerta enogastronomica, il mare, il centro storico e le strutture ricettive, non ho competenze sufficienti per ragionare in modo utile, e quindi lascio questa incombenza a chi è più preparato di me o ha voglia di parlarne. Ma c’è una componente importante dell’offerta turistica di Cerveteri di cui vorrei parlare e che, a mio parere, anche se storicamente è sempre stata un evidente punto debole, non è mai stata al centro di una progettualità strategica che avesse l’obiettivo di migliorare sensibilmente la situazione: il Museo Etrusco di Cerveteri. In questo ragionamento non voglio naturalmente dimenticare la brillante iniziativa di trasferire la Kylix e il Cratere di Eufronio da Villa Giulia a Cerveteri. Il lavoro portato avanti con successo dalla Soprintendente, Alfonsina Russo, dall’allora Direttrice del Museo, Rita Cosentino, e dall’Assessore Lorenzo Croci, è da considerarsi una delle operazioni più brillanti degli ultimi anni, e che sicuramente rimarrà nella Storia. Ma come scrissi in tempi non sospetti, in mancanza di un’ampia strategia sul Museo di Cerveteri si rischiava che tutto si riducesse a mettere una ciliegina sulla torta, senza avere ancora la torta. E purtroppo, ad oggi, è proprio quello che sta succedendo. Il crollo dei visitatori, nel 2016, sta lì a testimoniare la debolezza strutturale del Museo di Cerveteri, che è oggettivamente, e sotto ogni punto di vista, oscenamente inadeguato per rappresentare l’antica civiltà etrusca ceretana. Finché continueremo a dirci questa cosa solo a mezza bocca, o utilizzarlo solo come argomento di lotta politica, senza porlo come un serio e fondamentale problema da risolvere, non avvieremo mai il necessario processo che ci dovrà condurre a qualcosa di molto più degno per Cerveteri. Per fare un esempio, è come se il Museo Nazionale Romano di Roma avesse solo due stanze, e i pezzi migliori della civiltà romana si trovassero, per un caso, in un Museo Romano di Cerveteri. Non commenteremo per l’ennesima volta le migliaia di pezzi trafugati da Cerveteri e che ora sono esposti nei musei di mezzo mondo. Ma dobbiamo cominciare ad assumere la consapevolezza che una città che ha sul suo territorio decine di migliaia di tombe classificate, che hanno restituito centinaia di migliaia di meravigliose testimonianze della civiltà etrusca, non può ospitare, a sua rappresentanza, solo un piccolo museo con due stanze e pochi pezzi esposti. Se questo non diventerà coscienza comune di tutti i cittadini di Cerveteri, continueremo ogni anno a leggere i rachitici numeri dei visitatori del nostro Museo, scandalizzandoci e attribuendo, per calcolo politico o per liberarci la coscienza, tutte le colpe al Sindaco di turno. La nostra attenzione deve invece essere rivolta alle cause storiche di questa situazione. E’ a dire poco scandaloso che i pezzi migliori siano esposti, per esempio, nel Museo Etrusco di Villa Giulia. Rappresenta per la città di Cerveteri un furto pari a quello perpetrato in questi anni dai tombaroli. Per poter offrire ai turisti un museo finalmente degno di questo nome, tutto, o gran parte di quello che è stato scavato legalmente a Cerveteri, deve tornare al più presto a Cerveteri. Spero che sia chiaro che non si tratta di un attacco preelettorale o all’attuale dirigenza del Polo Museale. E’ una vergogna che ha purtroppo origini lontane, e che nessuno ha mai affrontato con la giusta determinazione. Il nostro è un museo nato troppo tardi, e nato male. Per capire meglio dove stia il problema facciamo un raffronto con quello di Tarquinia. Negli ultimi 15 anni, la media dei visitatori del museo di Tarquinia è stata di 60.983 all’anno. I visitatori del museo di Cerveteri, nello stesso periodo, sono stati mediamente solo 23.079 l’anno. Questo vuole dire che nel museo di Tarquinia, in questi ultimi anni, ci sono stati mediamente quasi tre volte i visitatori di quello di Cerveteri. Visitatori che poi hanno naturalmente consumato qualcosa nei bar di Tarquinia o mangiato nei ristoranti del centro storico. Prima domanda: perché il museo di Tarquinia surclassa, in termini di visitatori quello di Cerveteri? Senza giraci troppo intorno, la risposta è molto semplice: nel museo di Tarquinia ci sono più reperti e di maggiore prestigio rispetto a quelli che possiamo trovare nel museo di Cerveteri. E’ un museo più bello e più ricco, e dove puoi tranquillamente passare un pomeriggio intero a visitare le sue numerose sale. Seconda domanda: perché tutta questa differenza qualitativa e quantitativa tra i due musei? Anche in questo caso la risposta è semplice. Tutti i reperti archeologici più importanti trovati a Cerveteri dalla Soprintendenza in scavi regolari, acquistati o recuperati dalle forze dell’ordine si trovano esposti nel Museo Etrusco di Villa Giulia. La stessa sorte non è toccata al Museo di Tarquinia. Tutti i reperti trovati a Tarquinia furono conservati fin dal 1878 nel museo civico di Tarquinia e, dal 1916, nel locale Museo Nazionale Archeologico. Solo un reperto fu concesso al Museo di Villa Giulia: gli affreschi della Tomba del Letto Funebre, distaccati nel 1953. Ma perché lo stesso trattamento non fu concesso anche a Cerveteri? Perché non fu tutto conservato in un suo museo? Semplice: perché non c’era. Ci sarebbe stato solo nel 1967, 89 anni dopo l’istituzione di quello di Tarquinia. Credo che a questo punto sia inutile continuare a descrivere il problema, e che sia chiaro che, se vogliamo rilanciare il turismo a Cerveteri, dobbiamo anche prendere in considerazione una seria battaglia, e naturalmente ipotizzare un cospicuo investimento, per ampliare in modo significativo il nostro museo, riportando a Cerveteri tutto quello che è stato ingiustamente esposto altrove. Dove altrove, incredibilmente, sono sicuro che non lo sapete, vuole dire anche nel Museo di Tarquinia. Non è certo una cosa che si potrà realizzare in pochi mesi, e forse neanche in pochi anni, ma prima inizieremo la battaglia e prima otterremo qualche risultato. La vittoriosa battaglia per la restituzione delle due opere di Eufronio, ci hanno insegnato che nessun obiettivo è irraggiungibile. Magari qualcuno dei numerosissimi candidati a Sindaco di Cerveteri potrà anche già inserirlo nel suo programma elettorale. La prossima settimana pubblicheremo un’intervista a Benedetto Zapicchi, uno dei monumenti viventi di Cerveteri, che ha lavorato negli scavi archeologici di mezzo mondo. Nessuno, come lui, conosce la storia delle aree archeologiche di Cerveteri, di quello che è stato trovato e di quello che si trova nel nostro museo. Ci racconterà molti episodi significativi che riguardano il nostro museo, e ci darà la sua opinione su questo importante tema. Vedrete che ci saranno delle sorprese.