Necropoli, la strada che a Cerveteri volle il Duce

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1958

Nel 1931 il regime fascista ordinò la rapida esecuzione del lungo viale alberato che conduce alla Banditaccia
di Giovanni Zucconi

Oggi continueremo a raccontare la storia delle aree archeologiche di Cerveteri, attraverso le vicende del Ing. Raniero Mengarelli che, come sapete, ha guidato, nei primi decenni del ‘900, tutti i più importanti scavi archeologici a Cerveteri. Anche stavolta faremo riferimento a uno straordinario articolo scritto dalla dott.ssa Rita Cosentino, l’attuale responsabile dell’area archeologica di Cerveteri, per “Mediterranea – Quaderni annuali dell’Istituto di Studi sul Mediterraneo antico”. Il titolo di questo articolo è: “Raniero Mengarelli a Cerveteri. Appunti dal carteggio inedito”.

L’argomento di oggi è abbastanza circoscritto ma, anche stavolta, riusciremo a dimostrare che, anche se passano gli anni, i regimi e le Amministrazioni, i problemi di Cerveteri sono sempre gli stessi.

Oggi parleremo della strada alberata che porta alla Necropoli della Banditaccia, conosciuta dai Cervetrani con il nome di “Autostrada”. Era evidente a tutti, agli inizi degli anni Trenta del ‘900, che per valorizzare e promuovere dal punto di vista turistico la Necropoli della Banditaccia, che il Mengarelli stava riportando alla luce, era necessario costruire una strada che unisse la città di Cerveteri all’area archeologica. I lavori iniziarono proprio nel 1930. In una nota del Mengarelli del 21 agosto 1931, leggiamo:

Il Capo del Governo e Duce del fascismo ha voluto che si esegue rapidamente la strada fra Cerveteri e la necropoli cerite: ma ha ordinato che il lavoro sia spinto innanzi con 50 operai terrazzieri mantovani, in aggiunta ad una ventina locali; e del progresso dei lavori egli s’informa continuamente. Jeri e tornato sul posto, ed ha visitato tanto i lavori stradali, quanto quelli di esplorazione archeologica che io vengo sollecitamente eseguendo lungo la strada medesima”.

Il Duce venne spesso da queste parti, come dimostra la foto scattata nel 1938 a Furbara in occasione della visita di Hitler a Roma.

Da questo importante documento scopriamo un significativo interesse di Mussolini per quest’opera, e del suo continuo monitoraggio sull’andamento dei lavori. Lavori che, da quanto risulta, furono in gran parte eseguiti non utilizzando manodopera locale. I costi dei lavori sono orientativamente stimati in 300.000 lire. Ma anche in questo caso, tanto per non smentire l’italica tircheria per quanto riguarda gli investimenti archeologici, non vennero dati dal Ministero i soldi sufficienti per gli scavi archeologici preventivi, per i lavori topografici e per le indennità di missione. Delle 32.000 lire necessarie, furono concesse dal Ministero solo 20.000 lire. Non sappiamo come risolse il problema il pur pratico Mengarelli.

Raniero Mengarelli credeva molto in questa strada, e alla possibilità che l’”Autostrada” “…verrà certamente a moltiplicare il numero già notevole dei visitatori italiani e stranieri…”. Per questo pretese “un importante accessorio decorativo a rendere più bella tale strada di accesso agli scavi”. Si immaginò quindi di farla diventare una maestosa strada alberata, così come la vediamo ancora oggi. Per questo chiese, al Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, 250 piante di Cipresso e 250 piante di Pino. Ma non si accontentò di piante qualsiasi. In una nota pretese “…che siano della maggiore altezza possibile fra quelle che sono nei vivai delle Foreste Nazionali”. Ancora siete dell’idea che Raniero Mengarelli, per Cerveteri, sia stato solo un Archeologo? Io direi di no. L’oblio in cui è caduto, a Cerveteri, negli anni successivi è semplicemente scandaloso.

Una volta costruita la strada, curiosamente, Mengarelli ha avuto gli stessi problemi che la Soprintendenza e gli Amministratori hanno avuto dopo il recente rifacimento dell’Autostrada. La nuova strada veniva utilizzata anche dai mezzi agricoli e di trasporto locale, che prima utilizzavano una vecchia carrareccia. L’Ingegnere chiese, inutilmente, il mantenimento, da parte delle autorità comunali, della vecchia carrareccia, in modo che quella nuova non subisse le inevitabili usure dovute al passaggio dei mezzi agricoli. I possibili, e costosi danni che avrebbe potuto subire l’Autostrada, preoccuparono anche il Ministero Ministro dell’Educazione Nazionale che, in una lettera indirizzata al Prefetto, denuncia la scarsa sensibilità del Comune di Cerveteri, che non aveva ancora provveduto ad inibire, su questa strada, il traffico locale. Siamo oggi nel 2017 e, dopo quasi 87 anni, ancora questo non è stato fatto. Da osservare, che inibire il traffico locale verso la Necropoli della Banditaccia non è solo funzionale a non fare rovinare troppo rapidamente la cosiddetta Autostrada, ma anche per un discorso di rispetto e, soprattutto, di tutela delle aree archeologiche, continuamente invase da automobili che non dovrebbero essere lì.