La penna pesa più della zappa

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1941
Scolaresca intimorita

di Angelo Alfani

Anche nei borghi dei grandi latifondi ci si prendeva cura dell’educazione della copiosissima prole dei lavoranti agricoli.

Nel centro di Cerinovo, nel paesello, impiccato su in alto, del Sasso, nel nido chiuso a merli e falesie di tufo dei principi Torlonia, erano funzionanti da tempo le scuole rurali.

La scuoletta di Cerinovo si trovava al secondo piano dell’ultima casetta che chiudeva la fazenda verso l’Aurelia.

Salite due rampe si accedeva alle due stanze in cui una decina di ragazzini e ragazzine, in pluriclasse, partecipavano alle lezioni.

La prima e seconda classe assieme. Sussidiario, quaderno a righe ed uno a quadretti: questi gli strumenti di lavoro. Aste, bastoncini, alfabeto fonico accompagnati da mugugni e grugniti e sbadigli, i compiti.

Anche le punizioni erano campagnole: granoturco, raramente i ceci “ci stava fame”, su cui i somaroni o quelli che stavano sempre con la capoccia tra le nuvole, erano costretti ad inginocchiarsi.

Superato lo sbarramento della seconda, si cercava di arrampicarsi fino all’altro esame, quello di quinta, ma senza correre troppo. Dettati, tema, “La spigolatrice di Sapri”, “Il Piave”, più lettura, con lacrimoni sulle guance, del “Libro cuore”. La sesta: facoltativa e lusso.

Un via vai di maestre, a causa della difficoltà dei trasporti, si alternavano con vuoti di settimane che rallegravano gli scolari, a cui si cercava di porre rimedio grazie alla disponibilità dei nobili del luogo.

Tisserant visita i suoi pargoli
Tisserant visita i suoi pargoli

Si ricorda di una maestra proveniente dalle Calabrie, ospitata in una stanza del Centro agricolo, messa a disposizione da don Giovanni Ruspoli.

La sua presenza si manifestava con l’esporre dalla finestra della scuola il Gagliardetto, insegna delle formazioni giovanili fasciste, che avvisava, non essendoci la campanella, della lezione.

Subito dopo la guerra i Provveditorati, su decisione governativa, decisero di utilizzare le stesse scuole per organizzare dei corsi serali, così da permettere a molti giovanotti di beccarsi quel pezzo di carta con cui si poteva fare il carabiniere ed ambire ad un posto pubblico, “pure se la penna pesa de più de la zappa”.

A Cerinovo la scuola serale era frequentata, per lo più, dai dipendenti della florida Azienda, da alcuni addetti ai caselli ferroviari della linea per Pisa. Classe mista, a maggioranza maschile: sui maschi bisogna puntare, le femmine si sistemano da sole, trovando marito.

La scuola popolare si teneva di sera, dalle diciannove alle ventidue: tre ore intense di italiano, aritmetica, geografia e storia. Alle pareti una grande cartina dell’Italia, accanto all’immancabile Crocefisso, su cui una giovanissima maestra Pierina, faceva scorrere una lunga asta ad indicare le diverse Regioni ed i loro capoluoghi.

Anche le scuole costruite dall’Ente Maremma, vennero utilizzate per corsi serali.

Lo spirito che animò l’Ente Maremma nel porre i Centri di educazione al centro della sua azione riformatrice e di politica antirossi, è manifesta nella lettura della rivista Maremma, nel giornalino Vita campestre. L’attenzione costante del cardinal Tisserant ne fu ulteriore conferma.

Riporto alcuni versi di una poesia il cui titolo è emblematico: Dialogo tra padre e figlio.

Caro babbo, nel librino / leggo senza faticare, / tu, al contrario, vai adagino / e ti tocca compitare / Hai ragione, caro bambino / ai miei tempi le scuole erano rare. / Il tuo babbo fin da piccino ha dovuto lavorare. /

Ora le scuole sono più vicine. / Ci puoi andare con grande flemma. / Chi l’ha attrezzate così carine? / E’ stata proprio l’Ente Maremma!