CARO BOLLETTE: LA TRANSIZIONE DIGITALE È ASSETATA DI ENERGIA

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Il digitale è tremendamente energivoro (e idrovoro) oltre che rischioso per la salute umana. 

La guerra, le sanzioni, la speculazione alla borsa di Amsterdam, nonché un governo antitaliano che ha messo all’asta i nostri sistemi di stoccaggio senza alcun sostegno per gli operatori che volessero comperare gas sul mercato in questo momento, sarebbero responsabili del caro-bollette nonché dei razionamenti e lockdown energetici che si vorrebbero adottare per fronteggiare la crisi.

In realtà la crisi energetica ha radici profonde generate dalla follia finanziaria cronica in cui è stata immessa troppa liquidità dalle banche centrali per oltre un decennio e i tassi di interesse sono scesi a livelli inaccettabili*. Queste le analisi più diffuse a livello mediatico.

C’è qualcosa però che tutti omettono di raccontare perché si tratta di uno di quegli argomenti tabù – come i vaccini, i cambiamenti climatici e i progetti di geoingegneria – per i quali si rischia di venir censurati su tutti i canali dell’informazione. Stiamo parlando della Quarta Rivoluzione Industriale, per la quale in Italia sono stati istituiti ben due ministeri, quello della Transizione ecologica e quello della Transizione digitale.

Caro bollette: il digitale è rischioso per la salute

Tale rivoluzione prevede la fine del capitalismo delle merci con conseguente chiusura di migliaia di aziende e perdita di milioni posti di lavoro. Ci ripetono che tale passaggio è ineludibile perché il vecchio capitalismo non è sostenibile, evitando tuttavia di menzionare un dettaglio non da poco: il digitale è tremendamente energivoro (e idrovoro) oltre che rischioso per la salute umana. All’inizio del Terzo Millennio l’impatto energetico del digitale non era devastante in quanto i file più utilizzati erano contenuti come volume (foto, pdf, word etc). Ma dopo appena dieci anni il digitale si è esteso in ogni angolo della Terra, immettendo contenuti dal volume di gran lunga superiore come Youtube, Wikipedia e i vari social. I dati che scarichiamo dal cloud arrivano da sterminati data center come fa notare Giorgio Bianchi: “Si stima che Google e Amazon insieme abbiano più di un milione di server e che i data center di Microsoft a Chicago siano di oltre settecentomila mq [..]. Oltre agli effetti negativi sull’ecosistema naturale locale, i veri oneri ambientali ricadono sulle attività di conservazione e trasferimento dei dati. Il costo principale, che consuma fino al quaranta per cento dell’energia totale, è richiesto dai sistemi di ventilazione e raffreddamento. La stessa infrastruttura di supporto, ovvero il web, che consente al traffico dati di raggiungere anche gli angoli remoti del pianeta, è anche essa tutt’altro che eterea. Parliamo infatti di chilometri e chilometri di cavi, di un numero imprecisato di router, di switch [..]. Le attività digitali sono responsabili di circa il sette per cento del consumo energetico globale con un tasso di incremento annuo dell’otto per cento dovuto al fatto che la quantità di dati in circolazione aumenta anno dopo anno. Sotto la spinta di server assetati di energia, l’industria digitale genera il quattro per cento delle emissioni globali, superando il trasporto areo e quello marittimo. Tra non molto poi, quando il 5G permetterà di inviare una quantità enorme di dati [..], il traffico della rete aumenterà esponenzialmente e con lui, l’energia consumata da internet [..]. Con gli attuali ritmi di crescita, l’intero comparto potrebbe arrivare a impiegare il venti per cento di tutta l’elettricità mondiale entro il 2025”*.

Un’ora a settimana di streaming video consuma in un anno quanto due frigoriferi collegati h 24. Nel 2018 Il solo streaming ha prodotto la stessa quantità di emissioni dell’intera Spagna.

E quanto consumano energeticamente il GP, IDPay e il Wallet System? Quanto la sostituzione del contante con le valute digitali? Quanto le auto a guida autonoma? La transizione digitale è letteralmente un salto nel buio: è per lei che ci razionano l’energia facendocela pagare come l’oro? L’energia e l’acqua non sono risorse infinite ragion per cui è più che fondato il sospetto che si intenda razionarle, con mille alibi (la guerra, la crisi energetica, i cambiamenti climatici) con il fine di dirottarle verso il digitale. Secondo Confartigianato il caro energia metterebbe a rischio 881mila Pmi e 3,5 milioni posti di lavoro. L’unica cosa certa è che i dati della sostenibilità energetica del digitale sono avvolti in un’opaca nebbia, ben più fitta di quella che circonda i dati sui vaccini, perché sulla transizione digitale hanno puntato il tutto e per tutto gli Dei del tecnocapitalismo transnazionale.

Nel frattempo l’EU, legata a doppio filo con le multinazionali del digitale, vorrebbe imporre i contatori intelligenti, ossia sperperare energia per controllarci da remoto al fine di razionarci l’energia stessa. Già nel 2018, Alphet, un’azienda Google, ha realizzato il termostato Nest per controllare gli ambienti della casa, luci, caloriferi e sensori e raccogliere dati sul loro uso e sui comportamenti degli inquilini. Tali dispositivi potrebbero essere impiantati con la lusinga degli incentivi e, all’occorrenza, sotto forma di ricatti e obblighi. Il fine è quello di erogare meno energia possibile al prezzo più alto possibile e magari convogliare le risorse energetiche verso i nuovi settori produttivi legati al digitale.

Quindi stiamo sereni: potremo stare sul cellulare h24. Magari al freddo e senza acqua, magari disoccupati ma Meta e Netflix non ce li tocca nessuno. Tuttavia più che i contatori smart e i lockdown energetici, saranno le bollette esorbitanti a costringere le famiglie a razionare l’energia e tagliare le spese sui quei consumi da cui dipende, da una parte, la sopravvivenza di interi settori produttivi (moda, turismo, ristorazione etc.), dall’altra il “piacere” inteso come fine dell’esistenza a cui ogni creatura ha diritto.

Secondo la stampa sinistra, a scendere in piazza per protestare contro il caro bollette saranno i “no vax”, che per l’occasione si riciclererebbero come “no tax”. L’establishment da oltre due anni è aduso al linciaggio mediatico di chiunque si opponga ai suoi disegni eversivi di demolizione controllata del Paese al fine scoraggiare qualsivoglia forma di dissenso e indurre le persone a piegare la testa, perché, semmai protestassero, sono consapevoli che sarebbero condannate alla gogna mediatica. Cosa che in pochi sono in grado di sostenere, anche comprensibilmente.

*Francesco Servadio, La crisi raccontata dall’economista Guido Salerno Aletta, buongiornosudtirolo.it
*Giorgio Bianchi, Governare con il terrore, Maltemi Linee, pag. 406 -408.