ADOLESCENTI E GENITORI OGGI

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Gli adolescenti di oggi sono al centro di una situazione paradossale: da un lato la realtà socioeconomica li spinge a ritardare sempre più l’entrata nella vita adulta (infantilizzandoli psicologicamente), mentre dall’altro lato tutta una serie di messaggi socio-culturali a loro indirizzati li spinge ad anticipare l’assunzione di comportamenti adulti, esponendoli ad esperienze improprie e potenzialmente traumatiche.

Ciò che rende un’esperienza psicologicamente traumatica è il fatto che la mente non riesce a “contenere” ed “elaborare” emotivamente ciò che gli accade (e più si è piccoli e più le funzioni mentali preposte a ciò sono inadeguate): così la psiche deve utilizzare dei meccanismi molto primitivi (come per es. la scissione) per gestire gli eventi, i ricordi e le emozioni a cui è esposta e ciò può predisporre a successivi disturbi, anche gravi. Dunque se sembra essersi anticipata l’età della “prima volta” su svariate esperienze di vita, resta invece uguale il livello di maturazione psicologica rispetto all’età cronologica.

Vi sono per i minori spazi sempre maggiori di autonomia e libertà, in un contesto sociale ed educativo dove sono venuti a mancare negli ultimi decenni modelli adulti appropriati, regole, strutture sociali, e limiti che, forse opprimevano, ma anche proteggevano: c’è infatti una linea di confine tra protezione ed oppressione ed è bene che gli adulti la sappiano riconoscere ed applicare.

Questi ultimi poi sono in piena “crisi di identità”; sottoposti ad un bombardamento mediatico e culturale che li vuole “eterni adolescenti” e che li cattura, come le sirene di Ulisse, con la promessa allettante del “mito dell’eterna giovinezza”, della fanciullesca spensieratezza tout court e della felicità come unico stato mentale che abbia senso sentire e vivere. Il tempo va allora fermato, combattuto, più che vissuto appieno nel “momento presente” (D.Stern); la malinconia, gli stati d’ansia, la paura del futuro (e del presente) vanno eliminate il prima possibile con tutte le strategie a disposizione e soprattutto vanno “negate” più che comprese nei loro significati di segnale sullo stato interno attuale sia della mente che del corpo. E’ in questo contesto che gli adulti di oggi – se non riusciranno a fare un pensiero critico sui messaggi sociali che li condizionano – potrebbero diventare gli “amici adolescenti dei loro figli adolescenti” invece di “stare” nel loro tempo e nel loro ruolo.

Ma i figli hanno bisogno di genitori e non di amici e gli adolescenti sopratutto hanno bisogno di modelli adulti autorevoli, imperfetti sì, ma eticamente stimabili, che non scendano dal loro piano generazionale e pongano limiti, regole e confini chiari; a proprio agio nel vestire i panni di adulti descritti spesso dai figli adolescenti come “antichi”, di “un’altra generazione”, perché in effetti sono di un’altra generazione. Se l’adolescente ha necessità di scontrarsi con dei limiti, per diventare adulto, allora c’è bisogno che qualcuno si assuma la responsabilità di metterglieli. Se l’adolescente ha bisogno di separarsi dall’amore infantile per i genitori e di trovare “chi è” attraverso la negazione anche aggressiva di tutto ciò che la generazione dei genitori rappresenta, c’è bisogno che questi si assumano la responsabilità di vivere nel proprio piano generazionale e di tollerare tale distacco e tale aggressività.

Dottor Riccardo Coco
Dottor Riccardo Coco
Psicologo – Psicoterapeuta

Dottor Riccardo Coco
Psicologo – Psicoterapeuta Psicoterapie individuali, di coppia e familiari

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