IL TESORO DIMENTICATO DI CERVETERI.
La necropoli più grande del Mediterraneo, patrimonio UNESCO, è un luogo straordinario che troppo spesso resta deserto. Un paradosso che racconta tutta la distanza tra l’immenso valore del nostro patrimonio culturale e la difficoltà di valorizzarlo davvero.
La necropoli della Banditaccia, a Cerveteri, è uno dei più importanti complessi archeologici etruschi al mondo. Tra tumuli monumentali, tombe scavate nel tufo e antiche strade, si conserva la testimonianza di una civiltà che, tra il IX e il III secolo a.C., ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del Mediterraneo.
Dal 2004, insieme alla necropoli di Tarquinia, è iscritta nella lista del Patrimonio mondiale UNESCO. Eppure, nonostante tanta bellezza e tanta storia, il sito è spesso desolatamente vuoto. A rendere possibile la fruizione di numerosi percorsi sono da anni i volontari di associazioni (Il PACT Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, il GATC gruppo archeologico del territorio Cerite, il GAR gruppo archeologico Romano; il GACELATA gruppo archeologico Cerveteri,Ladispoli,Tarquinia; il N.A.A.C. Nucleo archeologico antica caere; e associazione il Lucumone).
Con impegno, passione e un lavoro spesso silenzioso, hanno rimosso rovi e vegetazione infestante, riaperto passaggi e creato itinerari accessibili a un pubblico più ampio. Un’opera preziosa, che dimostra quanto si possa fare quando si ama davvero il proprio territorio. Ma può bastare il volontariato a sostenere un patrimonio di questa portata?
La Banditaccia potrebbe diventare un motore economico per Cerveteri e dintorni, generando opportunità per guide turistiche, imprese di giardinaggio e manutenzione, strutture ricettive, ristoratori e attività di street food. Natura e archeologia convivono qui in un equilibrio raro: un’esperienza che, con una promozione adeguata e servizi ben organizzati, potrebbe attirare visitatori dall’Italia e dall’estero.
Il contrasto con l’abbandono è ancora più amaro se si pensa ai danni provocati negli anni dai tombaroli, che hanno saccheggiato numerose tombe, sottraendo reperti e cancellando informazioni preziose per la ricerca storica. Un patrimonio simile dovrebbe essere protetto, curato e raccontato, non lasciato ai margini. E pensare che in passato è stato presentato, anche con il contributo divulgativo di Alberto Angela, un progetto da circa un milione di euro: grazie a speciali proiettori, le tombe avrebbero potuto mostrare ricostruzioni della loro veste originaria.
Un’idea affascinante, capace di trasformare la visita in un viaggio nel tempo. Peccato che, secondo quanto riferito, dopo pochi mesi i macchinari siano finiti inutilizzati in qualche magazzino. Altri Paesi riescono a costruire attrazioni turistiche intorno a testimonianze ben meno straordinarie. Cerveteri, invece, possiede un tesoro autentico e rischia di non sfruttarne le potenzialità.
La Banditaccia non ha bisogno di nuove promesse, ma di una strategia concreta: manutenzione costante, tutela, servizi, comunicazione e investimenti capaci di durare nel tempo. Perché salvaguardare questo luogo significa proteggere la nostra storia, ma anche creare lavoro, opportunità e futuro per il territorio. Un patrimonio UNESCO non dovrebbe essere soltanto un titolo da esibire. Dovrebbe essere un luogo vivo, conosciuto e visitato.
E la Banditaccia merita finalmente di esserlo.
Alfonso Lustrino































































