L’ape (Apis mellifica ligustica o ape italiana) appartiene al genere di insetti imenotteri (hanno quattro ali membranose, trasparenti, addome mobile, provvisto talvolta nelle femmine di pungiglione) sociali (vivono in comunità).
E’ molto attiva, prolifica, resiste alle malattie e assai adatta all’allevamento in numerose varietà negli alveari per la produzione del miele e della cera. La punture dell’ape provoca nell’uomo un intenso dolore localizzato. In alcuni soggetti allergici si possono avere reazioni generali (non solo locali) quali arrossamenti e pruriti generalizzati fino all’edema della glottide che può essere mortale. Nei casi più lievi; in corrispondenza del punto in cui il pungiglione è penetrato, si osserva sono un’infiammazione e tumefazione dolente ma circoscritta, localizzata.
Le api vivono in società costituita da tre tipi di insetti : i maschi, le femmine operaie e l’ape regina. Una società matriarcale monarchica con al vertice assoluto l’ape regina. I maschi, o fuchi, tozzi e pelosi, la cui vita è relativamente breve, li troviamo in ogni periodo dell’anno nelle regioni a clima mite; altrove solo nella stagione calda. Hanno il compito di fecondare la regina e sono un numero limitato (da poche centinaia ad alcune migliaia).
Essendo incapaci di succhiare il nettare (per la peculiare conformazione dell’apparato buccale) vengono nutriti dalle api operaie. Quest’ ultime, sono femmine sterili, e costituiscono il gruppo più numeroso delle colonie (varie decine di milioni). Sono un po’ più piccole e meno pelose dei maschi. Eseguono tutti i lavori indispensabili alla vita delle colonie: allevamento dei giovani, approvvigionamento del polline, del miele, dell’acqua. In estate, quando è più intensa la loro attività, vivono 1-2 mesi, mentre in inverno anche 5-7 mesi.
L’ape regina, la grande madre, ha, come i maschi, un apparato buccale molto ridotto, pertanto non si posa mai sui fiori. Il suo compito è solo quello di provvedere alla deposizione delle uova.
E’ lei, dall’addome molto allungato, l’unica ape feconda. Qualche giorno dopo la nascita, la regina esce dall’alveare per dar vita al volo nunziale, inseguita da un gran numero di maschi, di cui solo uno (raramente due) riesce a raggiugerla e fecondarla. L’accoppiamento avviene in volo, ove la regina si libera del maschio: muore perché gran parte dei suoi genitali resta conficcato nel corpo regale. La regina, tornata gravida nell’alveare, depone entro alveoli larghi 5 mm, uova fecondate da cui nasceranno solo femmine operaie (sterili) e dentro alveoli di maggiori dimensioni (6,5 mm), uova non fecondate che svilupperanno per partenogenesi (produzioni di alcuni esseri senza fecondazione) solo maschi (fuchi).
In un alveolo ancora molto più grande (detto cella reale) viene infine deposta l’uovo fecondato destinato ad accogliere la nuova regina. Le larve, vermiformi, nutrite dalle operaie, dopo 6 giorni sono mature, chiudono la cella con cera e polline avvolgendosi in un bozzolo che si trasforma in pupa. Questa, divenuta poi un insetto normale, esce dalla cella e vola via quando la colonia diventa molto numerosa.
La “sciamatura” permette la diffusione insettivora. Quando nasce la nuova regina lo sciame, guidato dalla regina anziana, lascia l’alveare per andare a fondare una nuova colonia. Le api che restano si mettono al servizio della nuova regina che si assicura la supremazia facendo uccidere le rivali femmine più ostili appena escono dalle loro cellette. Quanto vive l’ape regina? Dal ritorno all’alveare, dopo essere stata fecondata, la deposizione delle uova nelle celle esagonali dei favi, perdura per quattro o cinque anni. Nella nuova colonia avrà vita breve perché vecchia di 5 anni. Nella colonia la nuova regina è già in volo. Poveri maschi seduttori!!

Aldo Ercoli
Aldo Ercoli































































