VOCI DAL PALCO AI TEMPI DEL COVID

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TEATRI E CINEMA CHIUSI: IL COMMENTO DEI PROTAGONISTIE INTERPRETI DEL TERRITORIO.

di Graziarosa Villani

Il giallo darà un po’ di linfa a teatri e cinema. A meno di cambi di programma dell’ultima ora il 27 marzo in zona gialla dovrebbero riaprire teatri, cinema e musei anche nel fine settimana. Tutto il settore dello spettacolo, privo spesso di tutele, è stato molto provato dalle misure anticovid. Nella transizione di questo periodo quali le prospettive? Quali i commenti degli addetti del settore? L’Ortica ne ha parlato con alcuni degli “animatori” del territorio del lago di Bracciano.

Esper Russo: “un male dell’anima”
Compatibilmente con l’anticovid, i teatri devono riaprire il prima possibile per permettere a tutti gli addetti ai lavori di poter svolgere la propria professione e quindi tornare a guadagnare, ma ritengo che più dell’aspetto economico, sia importante l’aspetto culturale e spirituale, perché l’umanità senza l’arte è più povera e questo inverno dello spirito rende le persone meno felici e quindi ancor più esposte ad ammalarsi anche nell’anima. Filosofo e direttore artistico del Teatro Comunale di Canale Monterano

Gian Michele Montanaro: “vuoto e dipendenza da schermo”
Nella controversa situazione sociale, è difficile esprimere opinioni sulle restrizioni che hanno colpito arte e cultura, senza entrare nello scomodo territorio che porti facilmente ad essere etichettati come approssimativi, superficiali o addirittura complottisti. Da questo voglio mantenermi alla larga certo del solo fatto che scelte più semplici e mirate avrebbero sicuramente prodotto meno danni economici e sociopsicologici di quelle messe in campo. L’arte e la cultura in Italia sono da tempo state relegate a sottoinsieme del terzo settore basti citare l’assenza di tutela che da sempre i lavoratori professionisti, artisti e tecnici, hanno. Teatri chiusi, associazioni culturali chiuse, centri di aggregazione chiusi, generano vuoto, solitudine e dipendenza da schermo con tutti i gravi effetti collaterali che comportano. Mi auguro solo che tanto male ne abbia curato altrettanto. Musicista

Paola Lorenzoni: “l’ignoranza sta dilagando”
Penso che se i centri commerciali stanno aperti anche i teatri possono aprire, con tutte le precauzioni s’intende. È necessario che si riaprano i teatri con una giusta lungimiranza, perché la cultura non è solo svago. E l’ignoranza sta dilagando. Il nostro Paese ha una vocazione artistica spiccata, ha un valore culturale e di bellezza inestimabile, ha artisti e maestranze straordinarie, che è ingiusto e inconcepibile non far lavorare ed esprimere. L’Italia è stata culla di letterati, intellettuali e di grandi teatranti. Questa è la vera ricchezza. Per questo è inaccettabile non volere farci lavorare, perché se si vuole la soluzione la trova. Il teatro fa bene e aiuta a guarire, sia chi lo fa, sia chi ne è spettatore. La cura dello spirito è importante quanto quella del corpo, anzi penso che sia ancora più importante. Accediamo le luci e alziamo i sipari! Attrice professionista

Giovanni Rago: “più sicuri di un centro commerciale”
Il dilemma teatri e cinema chiusi o aperti è veramente un falso problema. Di certo so che un cinema o un teatro sono più sicuri di una discoteca, di un centro commerciale o di un ristorante. Per me tutti i luoghi di cultura dovrebbero essere aperti per far fruire le loro beltà contro il mostro virus. Direttore di Coro ed insegnante a riposo

Fabio Del Croce: “senza non esiste futuro”
Dopo un anno di incertezza e di paura i teatri sono ancora chiusi. È un colpo al cuore che addolora. Addolora per il fatto che non si comprende quanto il teatro possa essere importante in un momento come questo. Il teatro è vita, è speranza. Senza teatro non esiste futuro. Attore amatoriale

Fabrizio Catarci: “riformare il settore”
Il teatro sta vivendo una crisi senza precedenti. Il teatro come luogo era un’ancora di salvataggio, un agorà in cui ci si scambiavano idee, riflessioni, punti di vista in maniera viscerale, senza filtri o schermi televisivi che appiattiscono i contenuti. Era un motore, magari difettoso, di cultura. È chiaro che la riapertura comporterebbe un insieme di lati positivi non indifferenti e non ultimo la sussistenza economica di un settore già molto vessato dalla burocrazia che riduce drasticamente la volontà di chi vuole investire nell’arte. Le produzioni teatrali in Italia sono diminuite fino quasi all’estinzione. Ma con questo non voglio forzare la riapertura dei teatri, in condizioni del genere gli spettatori sarebbero comunque impauriti dal tornare in sale chiuse, anche se tenute perfettamente in regola. Si potrebbe usare questo periodo di sospensione, sperando che sia solo tale, per riformare tutto il settore, renderlo appetibile ad eventuali investitori e invogliare i giovani verso questa antica arte che può essere una valvola di sfogo modernissima, per uscire dall’irrealtà dei social. Regista e attore

Società votata solo a profitto”
Teatri, ma non solo. Tutti i templi della cultura sono in agonia e non solo per colpa del Covid-19. La malattia di cui soffre la cultura in generale parte da lontano e la chiusura di teatri, cinema e musei è la logica e penosa immagine di una società esclusivamente votata al profitto economico. M.R. regista

Adriana Rasi: “ristori al mondo dello spettacolo”
La pandemia ha causato danni in tutti i settori, in particolare allo spettacolo. All’inizio sembrava un fenomeno passeggero e ci eravamo illusi che con l’estate tutto fosse finito. Così non è stato anzi si è capito che il virus progrediva in maniera inesorabile. Lo spettacolo dal vivo è stato il più penalizzato. Tutte le programmazioni cancellate, i lavoratori dello spettacolo debbono ricevere i ristori. Si è salvato in parte il cinema che con particolari cautele ha potuto produrre film mentre i gruppi vocali e strumentali hanno potuto operare solo in via zoom. Tale soluzione tecnica necessita di una revisione successiva per riallineare e sincronizzare singole voci e strumenti. Il Cantiere dell’Arte – St John’s Singer Choir

Valeria Svizzeri: “fare meglio si poteva”
Mi piacerebbe vedere assembramenti davanti ai teatri piuttosto che nei centri commerciali durante i saldi. Sarebbe un chiaro sintomo di guarigione. Detto ciò, la questione è spinosa perché se è vero che avrebbero potuto aprire seguendo linee guida anti-Covid è pur vero che avrebbero dovuto tirar su in maniera esponenziale il costo dei biglietti per coprire tutte le spese e le figure che ruotano intorno ad uno spettacolo. Avrebbero potuto fare di meglio? Sicuramente avrebbero potuto provare a fare di meglio. Cantante