Si masturbano in classe, sospesi per una settimana

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Accade a Cerveteri. Due ragazzi sono stati sospesi per una settimana dopo essere stati sorpresi a praticare autoerotismo in classe. Il comportamento ha comportato l’allontanamento dalla comunità scolastica dei due studenti. Il preside Riccardo Agresti ha affidato il suo commento alla personale bacheca Facebook tirando fuori altri aspetti accaduti anche in altre scuole.

«Ovviamente ogni genitore è libero di dare ai propri figli ciò che meglio crede, ma sarebbe bene conoscano i rischi di certe concessioni.
Ad esempio lasciare ai ragazzi l’uso del cellulare, senza alcuna restrizione, ha condotto alcuni di loro a chattare fino alle 4 di notte e la mattina a scuola ad addormentarsi o, in generale, a non comprendere le lezioni spiegate dai docenti (chiedetevi se i vostri figli la notte dormono e, se la mattina faticano ad alzarsi, sia perché la notte la hanno trascorsa ad usare il cellulare). Non starò poi a rimarcare cosa possano trovare nel mare magnum della rete ed il fatto che in classe due ragazzi si siano messi a masturbarsi come nulla fosse la dice lunga (le due mamme hanno prima negato il fatto arrampicandosi sugli specchi, poi ammesso che i loro figli stavano grattandosi le parti intime).
Altro esempio è affidare loro oggetti o vestiari costosissimi e pretendere, dando loro una responsabilità che non sono ancora in grado di sopportare, che tornino a casa senza averli rovinati o persi. Pretendere che non rovinino un vestiario è cosa impossibile per dei bambini, a meno che non si pretenda di tenerle fermi ed immobili dimenticandosi che hanno il diritto di muoversi, correre e abbracciarsi.
I due esempi citati (e realmente avvenuti nella nostra Scuola) denunciano solo una limitata comprensione di come si debbano gestire correttamente i figli. Non si tratta di cattiveria, ma di semplice disattenzione nei loro riguardi, di mancanza di tempo (non ne servirebbe molto) e si preferisce acquistare di tutto ricoprendoli di oggetti inutili e costosi pensando in tal modo di poter supplire a quella mancanza di empatia di cui tutti abbiamo necessità, ancor più i nostri figli che hanno bisogno di amore, di quell’affetto che si dimostra ascoltandoli veramente, anche solo per qualche minuto al giorno, stando loro vicino quando ne hanno bisogno. L’avere, invece dell’essere, porta a disastri dei quali noi, che lavoriamo nella Scuola, siamo testimoni senza mezzi per aiutare alcuno.
Un cellulare da 700 euro è come una Ferrari al cui volante c’è un incapace senza patente. Se si fa indossare ad un ragazzo di 12 anni una scarpa da 400 euro si può solo scommettere entro quanto giorni la graffierà. Ma c’è di peggio. Ciò che è peggio è rovinare la salute dei propri figli a causa della propria ignoranza e di quell’amore che si ostenta accondiscendendo a qualsiasi loro richiesta che, molto spesso, è solo una richiesta inascoltata di attenzione.
Mi riferisco alle assurde pretese di una mamma ignorante (cioè che non conosce né le regole che governano la Scuola né le basi di una sana alimentazione) che ha preteso dalla rappresentante di classe di inoltrare alle maestre la sua protesta per le indicazioni da queste date relativamente all’educazione alimentare. Siamo al limite dell’assurdo, a questo punto attendo che qualcuno (ignorante di matematica o di storia) ora venga a protestare per cosa insegni il docente di matematica o quello di storia.
Lo ribadisco, ogni genitore è libero di dare al proprio figlio ciò che meglio crede, ma a differenza dei genitori (che ovviamente non hanno una laurea in genitorialità), la Scuola dello Stato si avvale di professionisti e le maestre non “decidono” cosa devono mangiare i figli altrui, ma hanno il dovere di dare delle giuste indicazioni per favorire una sana alimentazione, la quale è alla base del benessere psicofisico di ciascuno di noi. Quindi che ben vengano le giornate del “pane e olio” e quella “della frutta” (che oltretutto sono un riconoscimento al settore agroalimentare nazionale) in quanto sono uno stimolo per i ragazzi affinché conoscano cibi che i genitori hanno dimenticato e consenta loro di essere consapevoli di ciò che è utile al nostro organismo e di ciò che, invece, non porta benefici. La nostra Scuola, non a caso ormai da anni, aderisce ai progetti ministeriali “Frutta e verdure nelle scuole” e “Latte nelle scuole”. Alcune mamme, questa in particolare, dimenticano che il dovere di un insegnante non si esaurisce solo con l’insegnare a “leggere, scrivere e far di conto”, ma abbraccia una sfera molto più ampia e complessa. Tra i vari compiti di una brava insegnante c’è quindi anche quello fondamentale per la salute di indicare una sana alimentazione e corretti stili di vita, perché abbiamo il dovere di fare crescere i ragazzi affidatici in cultura e salute.
Concludo ricordano a tutti le norme sulla autonomia scolastica che risalgono ormai al 1999 e chiedendo ai genitori di confrontarsi con i docenti per “comprendere” e imparare e non per “comandare” o pretendere ed infine scegliere eventualmente la Scuola che offra una formazione che sia la migliore possibile e non la più accondiscendete possibile».