Reishi, il fungo dei mille anni

0
1413

Tiroide, cuore e sessualità al sicuro per sempre

Monique Bert – Naturopata

Negli ultimi anni i funghi medicinali hanno attirato l’attenzione della scienza e persino del grande pubblico. In particolar modo il Reishi è diventato la ‘star’ degli integratori naturali. Una semplice moda del momento oppure un rimedio naturale davvero prezioso? A fare chiarezza sulle proprietà, le controindicazioni e l’uso di questo fungo è la naturopata Monica Bertoletti, (alias Monique Bert, ideatrice del gruppo fb Medicina Evolutiva, Naturopatia e Detox e coautrice Tiroide Approccio Evolutivo, gruppo fb creato dal dr Andrea Luchi).

“Per lunghi millenni i funghi medicinali erano ritenuti una medicina potente, in molte antiche civiltà. L’antica conoscenza tradizionale viene dalla Cina, Giappone, Korea e Russia. Il Reishi, Ganodermalucidum, è considerato leggendario, quasi magico e, fra tutti i rimedi naturali, sembra il più conosciuto: oggi ce lo rifilano anche al bar quando vogliamo bere un semplice caffè. Peccato che a quel dosaggio basso di fungo è più il danno della miscela zuccherata che qualsiasi ipotetico beneficio!

IL FUNGO DELL’IMMORTALITÀ

Nella medicina tradizionale cinese è considerato un tonico e adattogeno ed è noto come il fungo dell’immortalità. I medici orientali lo utilizzavano come rimedio base per un approccio globale alla salute, in grado di prolungare l’esistenza, favorire la calma, la lucidità mentale, la concentrazione e la memoria, per recuperare da situazioni di stanchezza, astenia, asma, insonnia. Le sostanze naturali posseggono una ricchezza di componenti che non è nemmeno lontanamente paragonabile ai prodotti di sintesi, né nella composizione, né negli effetti sull’organismo umano, che utilizzerà ciò che gli serve, in regolazione, senza fare danno. Le sostanze contenute nei funghi non sono presenti in dosaggi farmacologici, ma agiscono all’interno di una sinergia di nutrienti che migliora lo stato globale della salute di una persona, il valore dell’insieme di questi nutrienti è superiore alla somma delle parti e agisce SEMPRE in regolazione di sistemi.

Studi scientifici negli ultimi 40 anni circa confermano che l’utilità del Reishi è per problemi cardiaci, epatici, neurologici e respiratori. Anche se l’assenza di studi clinici randomizzati rende la medicina occidentale restia ad utilizzarlo: i dati ufficiali non sono ancora conclusivi.

ATTENZIONE ALLE DIFFERENZE!

Quando ci riferiamo al fungo è bene comprendere che il vero fungo è il micelio, la parte vegetativa, una sorprendente struttura ipogea caratterizzata da un intreccio di filamenti, le ife. Il micelio è molto resistente all’attacco dei microorganismi patogeni e può vivere centinaia di anni. Quello che comunemente chiamiamo fungo è il corpo fruttifero: quello che produce le spore per la riproduzione. Ma ciò che conta davvero è il micelio: esso consente al fungo di assorbire i nutrienti dal terreno e la sua qualità dipende dall’habitat di crescita. Ecco perché ci sono differenze abissali fra i diversi micoterapici ormai numerosi in commercio, anche quando classificati “biologici” non significa nulla: occorre capire bene cosa stiamo acquistando e se è la parte di fungo che fa al caso nostro. Per esempio in caso di stanchezza surrenalica il mio consiglio è di utilizzare sempre e SOLAMENTE l’estratto: più rapido e potente, tollerato da tutti a livello intestinale. Se invece avete un intestino in perfette condizioni o comunque in seguito a un riequilibrio di qualche mese che il Reishi in ogni caso mette in atto sull’intestino, si potrà valutare una sinergia di micelio e fungo intero, con azione più dolce e lenta, che agisce anche in prevenzione di ricadute.

I BENEFICI “MIRACOLOSI”

Utilizzando il Reishi andiamo a lavorare su molti aspetti, vi cito brevemente i benefici. Nelle malattie cardiovascolari: corregge molte forme di aritmie, in particolare quelle associate allo stress, utile anche agli sportivi per un migliore recupero dopo lo sforzo.

Ha un’azione anti aging spiccata: riduce la costellazione di fattori complessi come stress ossidativo, infiammazione cronica, alterazione del metabolismo, accumulo di tossine nell’organismo, alterazioni della risposta immunitaria e neuroendocrina e alterazioni genetiche ed epigenetiche.

Protegge dai danni neurodegenerativi regolando le glicemie, ha un’azione antidiabetica, benefica sull’apparato digerente, epatoprotettiva, sull’apparato respiratorio, migliora la memoria, la lucidità e rallentando l’evoluzione delle malattie cronico degenerative, inclusa la prevenzione di perdita neuronale in seguito a ischemie e l’attenuarsi della sintomatologia del morbo di Parkinson e dell’Alzheimer.

Per quanto riguarda gli effetti specifici sul sistema renale e surrenalico, il Reishi sostiene la funzionalità contribuendo all’equilibrio elettrolitico e minerale, riducendo il danno ossidativo e la perossidazione, sia renale che epatica. Migliora la funzionalità surrenalica nelle situazioni di affaticamento surrenale ascrivibili a una costante attivazione dell’asse dello stress ipotalamo-ipofisi-surreni. Gli steroli in esso contenuti e i triterpeni, con struttura molto simile agli ormoni steroidei, fungono da precursori ormonali. Permettere alle surrenali di produrre cortisolo è una strategia molto influente per modulare l’infiammazione e sostenere l’affaticamento surrenalico, prevenendo situazioni di esaurimento.

Il Reishi aumenta la capacità di gestire lo stress modulando l’asse succitato e affinando la comunicazione fra queste ghiandole. Lo stress infatti riduce la capacità immunitaria e l’equilibrio neurologico, predisponendoci a molte malattie.

Inoltre il Reishi è un inibitore della 5 alpha reduttasi, ha quindi un importante effetto anti androgenico, utile nelle malattie ormonali prostatiche maschili e riduce l’espressione dei recettori estrogenici nel cancro mammario.

E’ utilizzato come sedativo, in particolare per inquietudine e insonnia, potenzia l’effetto dei barbiturici. Riduce l’irritabilità e aumenta la capacità di rilassarsi e dormire. Associato con valeriana o melatonina, non aumenta il sonno REM, ma la durata totale del periodo di sonno e riduce i tempi di addormentamento.Sulla neurastenia, sindrome complessa caratterizzata da dolore muscolare, vertigini, cefalea, disturbi del sonno, incapacità di rilassarsi, irritabilità e dispepsia, dopo 2 mesi di terapia vi è stato un grande miglioramento dei sintomi.

REISHI ED AUTOIMMUNITÀ

Sento spesso dire che i funghi non vanno bene per autoimmunità. Questa notizia, relativamente al Reishi in modo particolare, non ha alcun fondamento. Il Reishi non stimola l’immunità, ma ne regola i meccanismi profondi.

L’esempio del cavallo frustato può aiutare a comprendere la differenza tra immunostimolazione ed immunomodulazione. La frusta è lo stimolo dell’immunità (in tal modo si comporta l’Echinacea), per cui il cavallo correrà un pochino, ma la biada è il Reishi: farà recuperare energia. Non c’è alcun motivo di preoccuparsi, purché si usi il fungo giusto, nella dose giusta, al momento giusto. Per questo sconsiglio ora e sempre, il fai-da-te. Se in altri aspetti della naturopatia il far di testa propria può essere semplicemente poco utile, nella micoterapia si possono fare anche danni.

In un intestino poco sano, con permeabilità o parassitosi, o candida, l’utilizzo di un fungo nella forma sbagliata darebbe solo ulteriori problemi. L’uso della micoterapia in generale richiede un tratto digestivo in buone condizioni, un intestino in perfetta eubiosi. Da qui la necessità di una prescrizione terapeutica di chi è competente in materia.

Il Reishi fa parte della triade per la micoterapia nell’Hashimoto. Grazie ad acidi specifici che contiene, ha un’azione immunoregolatrice duplice: laddove l’immunità è debole, rinforza le difese, negli individui allergici invece, dove l’immunità è troppo reattiva, la riporta a livelli accettabili. Se non conoscete la condizione del vostro intestino usate l’estratto e non il fungo intero nè il micelio, ricordatevelo!”