PROGETTO LIGHTUP: POSSIAMO ESSERE MIGLIORI

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I macachi coinvolti nella sperimentazione – Fonte: Comitato Tutela Diritti Animali

Gli animalisti tornano in piazza, a Roma, per dire no alla sperimentazione LIGHTUP e salvare sei macachi da atroci sofferenze. 

di Barbara e Cristina Civinini

Sono impastati della stessa terra con cui Dio creò l’uomo, eppure sono destinati and un cammino lungo cinque anni di atroci sofferenze, ma nel rispetto delle regole. E questo è il vero problema. Tutto è iniziato l’anno scorso, quando le Università di Parma e Torino hanno deciso di collaborare a un progetto chiamato LIGHTUP, destinato a scoprire cure per pazienti rimasti ciechi dopo una lesione al cervello, servendosi di sei poveri macachi.

Il procedimento Tamietto – dal neuroscienziato che lo coordina – ha superato il vaglio del Comitato Etico dell’Unione Europea, dell’European Research Council, dell’Università di Torino e dell’Università di Parma e del Ministero della Salute. Insomma, 5 diversi organi di controllo, indipendentemente l’uno dall’altro, hanno autorizzato l’esperimento. Quando gli animalisti, in prima fila la LAV, hanno scoperto con sconcerto in cosa sarebbe consistito, è iniziata la lunga marcia della protesta.

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Manifestazione a piazza del Popolo, Roma (30/11/19) – Fonte: Comitato Tutela Diritti Animali

Proprio alla fine di novembre, gli attivisti sono tornati in piazza per sfidare le regole del gioco e dire no a questa sofferenza, da molti scienziati ritenuta anche inutile. Ma cosa ha suscitato tanta indignazione nel mondo animalista? Lo spiega la LAV nel reportage pubblicato sul suo sito. I macachi vengono prima sottoposti a un training durante il quale, immobilizzati in più punti su delle sedie, dette “di contenzione”, sono costretti ad associare delle immagini. Dopo questa fase subiranno l’intervento al cervello, molto doloroso e invasivo, che gli asporterà parte della corteccia visiva. Poi ricomincerà il percorso, che causerà agli animali piaghe e lesioni dovute all’immobilizzazione. Questa tortura durerà in tutto 5 anni, dopodiché gli animali saranno uccisi. Questi sono uomini?

Se lo domandava anche Primo Levi nel 1945. Tutto questo non ci ricorda forse il famoso “Angelo della Morte”, Joseph Mengele, e i suoi esperimenti di Auschwitz? Possiamo essere migliori di così. Nei giorni scorsi – apprendiamo da un post del Comitato Tutela Diritti Animali (CTD) pubblicato su Facebook – la vice capo gabinetto del ministero della Salute ha ricevuto una delegazione di attivisti e si è impegnata a far verificare i curriculum di tutte le persone coinvolte nel progetto come richiesto dal rappresentante del Movimento Antispecista. Nel corso della riunione è emerso che la procedura di sperimentazione dovrebbe partire all’inizio del 2020. La LAV con la sua petizione ha già raccolto più di 400.000 firme: #CIVEDIAMOLIBERI – https://www.lav.it/campagne/ci-vediamo-liberi.