Ladispoli, chi dice NO al Green Pass

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Incontro a Piazza Rossellini per ribadire NO alla discriminazione verde. 

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Appuntamento alle 18 a Piazza Rossellini oggi per ribadire il dissenso all’introduzione della certificazione verde in Italia, una misura scelta dal governo che in molti ritengono necessaria per garantire la circolazione sicura ma che nella pratica sembrerebbe non dare nessuna certezza da un punto di vista sanitario. Di contro, ci sono persone, sia vaccinate che non, che vedono nel passaporto vaccinale uno strumento discriminatorio, un ingiusto ricatto.

Tra questi Roberto, un cittadino di Ladispoli giunto in piazza per esprimere la sua opinione  “Il Green Pass è di fatto un obbligo vaccinale” dice, solidale con le categorie di lavoratori (docenti, personale scolastico e sanitari) per i quali la certificazione è divenuta requisito essenziale per mantenere il posto di lavoro. Requisito esteso alla popolazione intera per accedere via via ovunque. Non sono pochi coloro che si sono recati negli hab vaccinali, nei camper in strada, alla “notte dei vaccini” per continuare a lavorare, per paura dell’isolamento. Per chi ha scelto di non farlo stanno arrivando le prime sospensioni.

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La discriminazione nei confronti di chi è contrario al vaccino, a cui stiamo assistendo dal 6 agosto 2021 è un fatto oggettivo. Come mai viene giustificata, addirittura incentivata da chi si è vaccinato?

La paura di ammalarsi è una motivazione evidenziata.
Le informazioni ufficiali descrivono una situazione sanitaria rassicurante, numeri in calo, decessi irrisori (50 casi nella Penisola), ci sono le cure e funzionano. Infine, il vaccino, presentato come l’unica strada percorribile è stato accolto, tanto che nel Lazio la campagna vaccinale è arrivata a coprire oltre il 70% della popolazione.
Se nella prima fase della campagna vaccinale stupiva meno che un No-vax era visto come una minaccia per il prossimo, ora tale percezione risulta meno comprensibile.
Virologi, medici e politici autorevoli in televisione e sui giornali hanno dichiarato (in virtù dei dati emersi) che un vaccinato contagia e si può contagiare, ammettendo in pratica che non vi è nessuna differenza tra le due categorie createsi nel Paese. Tutti hanno la stessa possibilità di contrarre il virus e ammalarsi, la differenza semmai è nel decorso. Dunque le accuse dei vaccinati verso chi non si è ancora inoculato il siero, destano preoccupazione. Accade ogni giorno in strada, sui social, persino in famiglia di venire allontanati, offesi. Frustrazione, rabbia, fastidio, paura, senso di pericolo e di ingiustizia sono sentimenti diffusi.

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“Non abbiamo una classe politica garante dei diritti dei cittadini. Se ne fregano. Terrorismo sanitario, politico becero. Se il vaccinato ha la malattia come il non, che me lo faccio a fare? Bisogna trovare il sistema idoneo, nessuno dice di non essere prudenti ma risoluti: no green pass, no green pass, no green pass” – conclude Roberto.

 

In piazza per sentirsi meno soli, per ricordare come alla luce dei fatti, le misure introdotte dal governo non sono giustificate. No alla discriminazione, alla violenza, ai ricatti.
Diritto alla salute, diritto alla libera scelta, rispetto della Costituzione Italiana.