IL MINISTERO DELLA VERITÀ GLOBALE

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controllo dell'informazione

Censurare rimuovendo tutti i contenuti non conformi…

Il controllo dell’informazione è un’ossessione che accomuna tutti i regimi totalitari. Tuttavia, in passato, per quanto i controlli potessero essere accurati, non è mai stato possibile impedire che la verità trapelasse. Oggi, in un sistema di potere globalizzato ed accentrato nelle mani di una ristretta élite detentrice del monopolio delle tecnologie digitali nonché dei mezzi di comunicazione, l’informazione libera rischia l’estinzione. Ed è in vista di questo fine che si sta lavorando alacremente per una pianificazione su scala planetaria della censura.

L’esperienza della pandemia ha mostrato alcune falle del sistema: nonostante i mezzi di comunicazione siano stati irregimentati, la controinformazione e le opinioni non conformi di scienziati e giuristi comunque sono riuscite a raggiungere gli utenti delle piattaforme digitali. Per questa ragione oggi è difficile trovare un organismo internazionale che non stia collaborando alla pianificazione della censura globale nei confronti della così detta “disinformazione” on line.

La Commissione europea, l’OMS, il World Economic Forum, l’ONU, UNESCO e talora persino le banche sono tutti uniti in questa furiosa caccia alle streghe. Trattato pandemico, nuovi Regolamenti Sanitari e Digital Service Act scattano in questo 2024. La lotta alla disinformazione è un punto saliente del Trattato pandemico, accordo giuridicamente vincolante con il quale si conferiscono poteri immensi all’OMS che in caso di pandemia, potrà imporre lockdown, green pass, quarantene, vaccini e, ovviamente, censurare.

Per il WEF, il panel “Defending truth”, ossia quali strategie adottare per imbavagliare l’informazione, è di capitale importanza. “La fiducia globale nelle istituzioni si sta erodendo, come dimostra il modo in cui il 40% delle persone si fida costantemente delle notizie. Fornire agli utenti di Internet l’alfabetizzazione informativa sui media, promuovere l’integrità delle informazioni e aumentare la trasparenza sono fondamentali per affrontare la diffusione di informazioni false.” Secondo il WEF la controinformazione sarebbe tra i rischi più grandi del 2024.

La soluzione? Censurare rimuovendo tutti i contenuti non conformi e non solo quelli illegali, applicare l’intelligenza artificiale nei motori di ricerca in modo da indirizzare le persone verso fonti allineate e impedire ai siti di controinformazione qualunque forma di guadagno. Sulla stessa linea si è mossa la Commissione europea con il Digital Service Act, un pacchetto di leggi proposto nel 2020 e approvato nel 2022, che a partire dal 2024 “normalizza” la censura on line nei paesi dell’Unione Europea.

L’alibi è accattivante: tutela della privacy degli utenti, favorire la parità tra le imprese e rendere meno invasiva la pubblicità. In base a questa legge, i fornitori/gestori dei servizi digitali devono valutare e stilare la presenza di contenuti che possono avere “effetti negativi” sui processi elettorali (sic!) e la sicurezza pubblica; attenuare i rischi individuati modificando gli algoritmi di moderazione, cancellando i contenuti di “incitamento all’odio” (ma ci potete scommettere che continuerà ad essere consentito l’odio contro i russi, i no vax, i maschi bianchi, i “negazionisti” climatici); i gestori devono dare i dati degli utenti ad organizzazioni indipendenti per “revisioni indipendenti” sul loro operato; la Commissione europea ha accesso ai dati relativi agli utenti su internet per monitorare il rispetto del regolamento da parte dei gestori; i gestori possono stabilire insieme alla commissione europea eventuali codici di condotta per ammettere i contenuti online e l’accesso alle piattaforme così come possono decidere di introdurre uno stato di eccezione (protocollo di crisi) in cui possono fare in sostanza ciò che vogliono.

L’ultima frontiera della censura è il debanking, a cui la giornalista Maddalena Loy ha dedicato un articolo pubblicato su La Verità. Si tratta del brusco e arbitrario blocco di conti correnti intestati ad individui e associazione ritenute colpevoli di aver infranto gli “standard etici”. Detto in sintesi, si tratta di una “pena” comminata deliberatamente da talune banche per aver espresso opinioni politicamente non corrette.

La pratica è diffusa in paesi che si vantano di essere “grandi democrazie”, come il Canada, la Francia, UK ed USA. In UK il fenomeno è cresciuto a dismisura al punto che il governo è dovuto intervenire con una legge: da meno di 50mila conti chiusi del 2016 sarebbero passati a quasi 350mila nel 2022 secondo i dati della Financial Conduct Authority.

Esemplare quanto è accaduto a Nigel Farage, politico britannico, che a giugno 2023 si è visto bloccare il conto corrente a causa dei suoi commenti a favore della Brexit e i suoi legami con Donald Trump e Novak Djokovic. La buona notizia è che dopo che il caso è divenuto pubblico, i vertici della banca sono stati costretti a dimettersi.

In Francia la situazione è di gran lunga peggiore: può bastare una lettera alle banche per causare il blocco di conti correnti “sospetti” per ragioni politiche. “Il processo di debanking coinvolge spesso la partecipazione dei media, con le segnalazioni che si verificano in concomitanza con l’apparizione di associazioni o individui sui mezzi di comunicazione [..].

Le banche prendono decisioni drastiche basandosi sulla reputazione mediatica e, se i media trasmettono messaggi negativi, vengono attivate procedure interne per bloccare i conti” (cit. M.Loy). A quando un nuovo “Comitato di salute pubblica” e una “Legge dei sospetti”, che instauri un Regime del Terrore 4.0? Il debanking ha colpito anche in Italia con il blocco del conto corrente dell’associazione di cui è presidente l’avvocata Olga Milanese, Umanità & Ragione, che dal 2021 è impegnata nella difesa dei diritti fondamentali della persona fatti a pezzi durante l’era covidista.

La banca ha comunicato che avrebbe restituito i soldi ai donatori, considerandoli di sua proprietà anziché dell’associazione. Motivo? L’impegno civile dell’associazione “non rappresenta il core business dell’azienda”. Azioni analoghe anche negli Usa da parte di PayPal contro una associazione impegnata contro la didattica a distanza durante la pandemia, adducendo come motivo la disinformazione sul vaccino Covid.

In Canada, il governo Trudeau, per stroncare le proteste dei camionisti contro il green pass, nel 2022 bloccò 200 conti correnti. La giornalista Martina Pastorelli avverte: “La libertà di parola è minacciata e con l’AI è a rischio pure la capacità di pensare”. Purtroppo la farsa covid ha dimostrato che ai più non importa un bel niente della libertà. “Più Stato, più regole, più controlli, più sicurezza, più telecamere”, reclama la massa abbrutita avvezza a vivere da secoli sotto il giogo.

di Miriam Alborghetti