Il cinema come estetica delle emozioni

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di Michele Castiello

Il cinema  quale Settima delle Arti* ( o meglio Arte della Visione e dell’immagine in movimento) sorta alla fine del  XVIII°  a seguito delle altre antiche arti, grazie all’invenzione dei fratelli Auguste Marie Louis e Nicolas Lumière, sviluppa indubbiamente forti e profonde emozioni estetiche. Sostenendo ciò so di affermare un’ovvietà. Ecco, cari lettori , partendo da questo brevissimo assunto desidero porre l’attenzione sull’importanza  e l’impatto che  (quest’ultima) arte moderna – con un secolo e qualche  decennio di esistenza- ha avuto e continua ad avere sull’ immaginario collettivo. Ebbene, partendo da qui, da questo  primo articolo inizia la mia collaborazione con il Settimanale l’Ortica. Ringrazio il Presidente Cristiano  Cimarelli per avermi offerto questa opportunità che spero di ricambiare nel  modo migliore. Fatta  tale  premessa, mi accingo ad iniziare il primo dei due articoli che a causa dell’ eccessiva lunghezza ho suddiviso in due parti.  A) La funzione del cinema – B) Il Neorealismo Italiano che servono a mò di introduzione. Tutto ciò sulla scorta del pensiero e le intuizioni del grande critico francese Andrè Bazin. Ne seguiranno altri tre ( in tutto cinque sino a giugno) in cui  presenterò e parlerò dell’arte cinematografica e dell’influenza a livello di realismo tecnico, psicologico, estetico ,e quindi di riflessione filosofica, che ha sulla contemporaneità. Il secolo XX° si apre con il consolidamento di una caratteristica peculiare della Modernità: la “mobilizzazione infinita“. Il cinema in quanto arte della scrittura di immagini in movimento, esprime a livello storico, e in modo elevato l’avvento di questo carattere-valore della mobilizzazione. Secondo il grande  critico francese il cinema è lo strumento privilegiato per accedere al reale e manifestarlo allo spettatore curioso, attento e partecipe; per questo motivo, al nudo realismo che è  proprio dell’immagine cinematografica, si basa una delle proprietà tecniche della MDP (“realismo tecnico”), ma anche sulla “fede”dello spettatore nelle sue potenzialità di riproduzione (realismo psicologico); a questo deve affiancarsi – e non contrapporsi – il realismo dello stile, che mette a frutto tali potenzialità nel modo più efficace possibile (“realismo estetico”). Tale studio mira a rintracciare i luoghi di coerenza nelle affermazioni di Bazin su questa complessa materia, attraverso l’analisi approfondita dei suoi numerosi scritti – spesso brevi e apparentemente contraddittori – e il vaglio delle critiche mosse nel tempo al suo sistema teorico, allo scopo di rendere la ricchezza e la potenziale fecondità di una delle teorie che più hanno influenzato la storia della riflessione sul cinema. Partendo dalle sue affermazioni Daniel N. Stern  parla, ad esempio, di “forme dinamiche vitali” che caratterizzano l’essere umano.(1)

Quest’ultimo, infatti, è in continuo movimento sia esterno che interno, sia fisico che mentale: dal respiro al battito del cuore, dai movimenti del corpo alle espressioni facciali, Stern spiega che anche il movimento dei pensieri ha una propria dinamica così come le emozioni si amplificano e si attenuano. Lo studioso ha dunque definito queste forme dell’essere umano“dinamiche” e “vitali”, dal momento che il movimento è innanzitutto indice ed espressione di vitalità.  Senza entrare nello specifico delle numerose sfaccettature delle forme vitali, a noi qui interessa il loro legame con il cinema. Le arti rappresentative e/o temporali quali la musica, il cinema, la danza, il teatro, la letteratura, la scrittura ,etc…o “arti in movimento” come le definisce Stern, sono espressioni delle forme vitali dell’uomo. Quindi si dice “forma” d’arte, ma in effetti si punta l’attenzione più sulla tipologia che sul contenuto che è invece definito ”opera” .Pertanto ogni opera d’arte è espressa tramite una forma d’arte che, come la forma vitale, è il “come”, la “maniera”, lo “stile”, intesi in senso ampio. La regia di un film o di una determinata forma musicale per esempio definiscono la confezione con cui viene espressa un’opera, e lo psichiatra pone l’attenzione sui mezzi che il cinema possiede per evocare le forme vitali, quali il primo piano l’inquadratura, il campo medio, la panoramica il piano sequenza il montaggio la staticità e i movimenti di macchina. Pertanto l’attenzione dello spettatore è proporzionata alla distanza della  macchina da presa: più essa è vicina maggiore sarà l’attenzione dello spettatore; con la tecnica del flashback invece il cinema chiama in causa i meccanismi della memoria e dell’immaginazione, permettendo in questo modo che avvenimenti talmente distanti l’uno dall’altro a cui ci sarebbe impossibile essere contemporaneamente presenti, si fondono nel nostro campo visivo, allo stesso modo come sono contemporaneamente presenti nella nostra coscienza.

Si  potrebbe dunque affermare che il cinema, tramite alcune sue caratteristiche tecniche, ( tra queste il primo piano) è in grado di evocare le forme vitali. Inoltre il cinema è un’arte della rappresentazione che coinvolge degli attori, i quali prima di essere dei personaggi sullo schermo, e dunque delle immagini, sono persone in carne ed ossa che posseggono forme vitali, e quindi pensieri, emozioni ed azioni. Questi attori una volta “privati” della loro umanità da parte della macchina da presa, non sono altro che immagini in movimento. Quindi non si può parlare di forme vitali poiché  quando guardiamo un film siamo di fronte ad uno schermo e ad una rappresentazione bidimensionale dell’essere umano e della realtà, ma è comunque possibile parlare di “rappresentazione” delle forme vitali, così come anche dei loro contenuti possibili, tra cui le emozioni. Ma tornando ai  francesi sappiamo che loro hanno inventato la fotografia, hanno ideato il cinema, lo hanno studiato e analizzato a fondo e per questo siamo loro grati.  A torto e irragionevolmente ancora oggi il cinema viene troppo spesso dimenticato, ma dai più è considerato come fondamento della nostra cultura, motore e sviluppo delle nostre emozioni, ed essenziale, vitale rappresentazione dell’umano e quindi del proprio immaginario. La banalità  estrinsecata dallo sciocco, insulso Entertainment, è  sempre meno opera d’arte e priva sempre più di ogni senso estetico. Ma quand’è che il cinema entra nel novero delle arti? E quando da il senso estetico alle nostre emozioni?  E perché dovremmo considerarlo come tale? Per rispondere a queste domande, e per approfondire la storia di quest’ultima espressione artistica, dobbiamo affidarci ai francesi e soprattutto agli scritti  di Andrè Bazin ed essenzialmente al suo“Che cosa è il cinema?(2). Questa è una raccolta di articoli scritti dallo stesso critico tra il 1945 e il 1957 e poi successivamente pubblicati  sulla famosa rivista da lui fondata i “Cahiers du cinéma”, tuttora la rivista cinematografica più prestigiosa di lingua francese ( e non solo).

Quando Andrè Bazin scrive, il cinema ha solo cinquant’anni, e l ’uomo ha già sognato un fantastico viaggio sulla luna nelle ambientazioni circensi di Georges Méliès, il Nosferatu di F. W, Murnau ha già terrorizzato gli spettatori, i quali si sono poi rasserenati con le atmosfere giocose di Buster Keaton, o sono rimasti incantati dalla poesia delle immagini in b/n di Sir Charles Spencer Chaplin  detto Charlot e dal pathos delle immagini di Lo sguardo della madre di Sergej M. Ėjzenštejn ,……”Il cinema appare come il compimento nel tempo dell’oggettività fotografica. Il film non si contenta più di conservare l’oggetto avvolto nel suo istante, come, nell’ambra, il corpo intatto degli insetti di un’era trascorsa; esso libera l’arte barocca dalla sua catalessi convulsiva. Per la prima volta, l’immagine delle cose è anche quella della loro durata…….” Fin dalla notte dei tempi l’uomo ha rappresentato se stesso attraverso l’arte. Lo ha fatto per un naturale bisogno artistico, per comunicare, per essere riconosciuto dagli altri, per divertimento nel lavorare la materia, per essere ricordato in eterno, per far parlare di sé. Sia che scelga di puntare il suo obbiettivo fotografico su un oggetto piuttosto che un altro, sia che scelga le note che più lo emozionano all’interno di una partitura musicale, sia che scelga le dinamiche di una sequenza filmica, l’uomo sta comunque dichiarando il carattere artistico della sua vita. Teniamo a mente che Bazin sottolinea più volte nel corso del testo l’enorme bisogno( anche)di realismo che attiene all’umano. Un’insaziabile sete appagata prima dalla scultura, dall’architettura, dalla pittura, poi dalla fotografia, e infine dal cinema. Un tempo riproducevamo la realtà con scalpello e martello, in seguito con la punta del pennello, ma poi ci siamo accorti che la pittura fosse solo un surrogato della bellezza del reale.  Allora ci siamo chiusi nella chambre claire(3) e abbiamo fissato su una pellicola quello che la macchina avevo colto, ma continuavamo a pensare che il mondo non fosse poi così statico. Infine, abbiamo deciso di ricostruire il mondo attraverso il cinema e finalmente siamo riusciti a farlo girare, piangere, sorridere e ballare. Se il cinema è la nostra “finestra sul mondo”, allora se cambia il modo con il quale percepiamo il mondo, mutano le modalità con le quali (noi)lo rappresentiamo.    

 *Ricciotto Canudo (Gioia del Colle, gennaio 1877Parigi, novembre 1923) è stato un critico cinematografico, poeta e scrittore italiano.  Nel 1921 pubblicò il manifesto “La nascita della settima arte“in cui intuì che il cinema avrebbe unito in sintesi le arti dello spazio e del tempo: le arti plastiche con la musica e la danza; Il cinema, “settima arte” si configura come “nuovo mezzo di espressione”, “officina delle immagini” etc….  

  Riferimenti bibliografici

(1) Andrè Bazin, Che cosa è il cinema?

 (2) Daniel  Stern, Forme vitali – L’esperienza  dinamica in psicologia e nell’arte…..

(3) Roland Barthes, La chambre Claire