I CINGHIALI ARRIVANO A CERENOVA MA LE ZOOFILE SI SCHIERANO PUBBLICAMENTE CONTRO LA LORO CATTURA

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C’È INVECE CHI INVOCA LE GABBIE PERCHÉ GLI UNGOLATI SI SONO MOLTIPLICATI

«Qui è pieno di cinghiali, alcuni hanno inseguito me e il mio bambino». È l’allarme lanciato da una donna di Campo di Mare in fuga con il figlio. E di incontri ravvicinati ce ne sono stati anche svariati in questi giorni da come testimoniato sui social. In questa zona una famigliola di cinghiali evidentemente si è stabilita da tempo a caccia di cibo tra viale Adriatico e il cavalcaferrovia nell’area della stazione. Un fatto, segnalato alle forze dell’ordine – come raccontato dal Controllo del Vicinato – che comunque ha scatenato le reazioni degli abitanti. Il dibattito però è servito. In molti ne chiedono la cattura e le istituzioni locali iniziano sul serio a pensarci.

«Il problema è reale – spiega Riccardo Ferri, assessore all’Agricoltura – si deve iniziare a ragionare con l’installazione delle gabbie per catturarli e poi liberarli nei loro habitat. In una notte sono in grado di distruggere un ettaro di vigneto. Stanno creando danni anche nelle riserve naturali e poi non bisogna dimenticare che si stanno avvicinando al centro abitato».

Ma a Cerveteri le zoofile però si oppongono a iniziative che hanno nel mirino la cattura di questi nuovi “ospiti”. «Ci dissociamo: non metteremo alcuna guardia a disposizione per la cattura dei cinghiali». Messaggio forte e chiaro lanciato dai volontari di Fare Ambiente Cerveteri che si rifiutano, e lo hanno fatto capire attraverso un comunicato ufficiale, di avviare delle procedure per prendere i mammiferi. C’è una spiegazione però. «Con tutto il rispetto del nostro presidente nazionale – aggiungono le sentinelle ecologiche di Cerveteri – non condividiamo questo metodo. Anzi, lo riteniamo in netto contrasto con lo spirito delle guardie che, come base primaria, perseguono la tutela degli animali».

Il responsabile locale motiva questa decisione. «Non siamo contrari a prescindere – spiega Fabio Di Matteo – però dopo un emendamento governativo il cinghiale, se catturato, può essere abbattuto: questo sarebbe il vero problema. Un conto è riuscire a mettere in una gabbia uno di questi esemplari per poi trasferirlo in un luogo idoneo, un altro è che si tolga di mezzo da una città per poi aspettare che venga ucciso. Il nostro gruppo si oppone a questo metodo brutale».

La variazione alla manovra, firmata da Fratelli d’Italia, ha aperto infatti dallo scorso dicembre alla possibilità di abbattimenti di fauna selvatica per motivi di sicurezza stradale anche in aree protette e in città. E anche la palude di Torre Flavia rientrerebbe a pieno in questo scenario.

Il gestore dell’oasi di Città Metropolitana invita alla prudenza. «Dipende da chi li cattura – interviene Corrado Battista – se noi o la Regione è diverso, non è detto che poi vengano abbattuti. Si crea un bando e le aziende faunistico venatorie possono comprarli. Certo, spesso vengono poi destinati alla caccia. A Palombara Sabina ne abbiamo tolti una settantina nella zona ed erano stati acquistati». Parla anche Marevivo Lazio. «Un fenomeno di non facile soluzione – ammette Rita Paone – se li abbatti dispiace, se li lasci liberi diventano un problema per l’uomo perché aggrediscono e portano malattie».

Insomma, che fine dovranno fare questi cinghiali? Già nel corso dell’estate la riproduzione è proseguita senza sosta e ne sono stati censiti almeno una quarantina. In via Torre Perla a Ladispoli un gruppetto si era stabilito sulle sponde del fosso rovistando tra la vegetazione e gli alberi di frutto. I residenti spesso e volentieri erano stati costretti a chiamare carabinieri e polizia locale.