ZONE UMIDE SEMPRE PIÙ A RISCHIO

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NEL TERRITORIO DELLA CITTA’ METROPOLITANA DI ROMA CAPITALE.  IL 2 FEBBRAIO È LA GIORNATA MONDIALE A LORO DEDICATA.

Come previsto nell’accordo internazionale della Convenzione di Ramsar – 1971, le zone umide sono rappresentate dalle distese di paludi, di stagni, di torbiere o di acque naturali o artificiali, permanenti o temporanee, in cui l’acqua è statica o corrente, dolce, salmastra o salata, comprese le distese d’acqua marina la cui profondità, a bassa marea, non eccede i sei metri.

 

Nei decenni a seguire è stato ampiamente riconosciuto il ruolo cruciale svolto da queste aree naturali nella regolazione del clima, favorendo l’adattamento e la mitigazione agli eventi estremi, nel miglioramento della qualità delle acque e dei cicli idrici nonché nel mantenimento della biodiversità acquatica e palustre. A questo proposito la Convenzione attribuisce agli uccelli migratori acquatici il valore di risorsa internazionale la cui tutela richiede il coordinamento ad ogni livello delle politiche ambientali.

Ma oggi purtroppo, oltre alle piccole e preziose zone umide, anche fiumi, laghi e torrenti soffrono l’azione dell’uomo sul territorio e gli effetti dei mutamenti climatici. Per fare qualche chiaro esempio nel territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale e della stessa Città Eterna ricordiamo che:

·       il lago di Bracciano ancora soffre le conseguenze della grave crisi idrica del 2017, così come sono in grave sofferenza i laghi di Nemi e Albano nei Castelli romani

·       ancora a Bracciano la solfatara è minacciata da voci di possibili miniere estrattive

·       le solfatare di Pomezia non hanno ancora ricevuto adeguata tutela normativa

·       la sopravvivenza del fiume Aniene viene messa a rischio dallo smodato sfruttamento delle sorgenti che lo alimentano

·       al lago Ex-snia (Bullicante) tornano le ruspe e l’avanzata del cemento

·       la costruzione di una inutile strada nel cuore di Valle Fontana a Nord di Roma minaccia il fosso che l’attraversa

·       la scorsa estate tutti i laghetti all’interno delle ville storiche e dei parchi di Roma Capitale hanno mostrato forte stress per la stagione siccitosa o per la mancata manutenzione idraulica che ne garantisce la sopravvivenza.

Il WWF Roma e Area Metropolitana ritiene che l’urgenza di alzare il livello di protezione di tali aree, soprattutto quelle all’interno di aree protette, debba diventare una priorità reale delle diverse amministrazioni e degli Enti preposti alla tutela dello straordinario patrimonio ambientale di Roma Capitale e della Città Metropolitana tutta.

“Le zone umide – dichiara Raniero Maggini Presidente del WWF Roma e Area Metropolitana – rappresentano ambienti di ineguagliabile valore per la diversità biologica e fondamentali ai fini dell’adattamento ai cambiamenti climatici. Piccole o grandi, aiutano a raccogliere le acque durante le piogge, attenuando gli effetti degli eventi estremi e contribuiscono a calmierare le temperature durante le stagioni calde, soprattutto nelle aree urbane, contrastando il fenomeno “isola di calore”. Ma le zone umide sono veri e propri scrigni di biodiversità, dove poter osservare la Natura nelle sue manifestazioni più affascinanti di forme e colori, veri e propri Laboratori a cielo aperto ove conoscerla ed imparare a rispettarla.”