Coppie omosessuali e coppie eterosessuali: differenze?

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Dottoressa Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta

L’omosessualità viene definita come “l’inclinazione dell’interesse sessuale verso individui appartenenti al proprio sesso” (“Psicologia”, U. Galimberti, ed. Le Garzantine, 1999). L’omosessualità è ufficialmente considerata una normale tendenza sessuale e non una patologia psichiatrica dal 1990 (DSM III-R); prima di questa data, l’omosessualità veniva considerata un disturbo sociopatico della personalità (DSM I, 1952), una perversione al pari della pedofilia (DSM II, 1968); emerge una iniziale apertura quando si parla di omosessualità egodistonica, quando la persona non accetta la propria omosessualità (DSM III, 1974). Attualmente, è la cultura a cui si appartiene che “decide” se l’omosessuale è da perseguire oppure no. Ognuno di noi, però, al di là della cultura di appartenenza, può avere un’idea personale sull’omosessualità. Molte sono le teorie che cercano una causa o un insieme di cause psicologiche che determinano la tendenza sessuale; molte sono le teorie, basate anche su riscontri scientifici, che evidenziano differenze neurofisiologiche tra l’omosessuale e l’eterosessuale; molte sono le teorie, anch’esse basate su riscontri scientifici, che non attestano alcuna differenza neurofisiologica tra l’omosessuale e l’eterosessuale. Sappiamo che l’obiettivo ultimo della sessualità è la continuazione della specie: senza il sesso la specie umana sarebbe già estinta da millenni oppure, qualora la natura avesse scelto la riproduzione asessuata, ognuno di noi sarebbe uguale all’altro. La riproduzione sessuale garantisce la variabilità genetica che si evidenzia con le differenti caratteristiche fisiche e di personalità. È importante evidenziare dei punti: 1- l’omosessualità è una caratteristica di ogni specie animale; 2- l’omosessuale e l’eterosessuale, al di là della personale inclinazione sessuale, sono persone con una propria storia, con un proprio modo di amare e rapportarsi all’altro e di costruire una relazione interpersonale e di coppia; 3- sia l’omosessuale che l’eterosessuale soffrono se la relazione di coppia si interrompe, sono felici quando amano, sono tristi/arrabbiati/delusi quando vengono traditi. Molte sono le serie televisive e i film che raccontano di storie di coppia eterosessuale equilibrata o violenta oppure patologiche. In poche serie televisive emerge come può essere strutturata una coppia omosessuale. Si pensa che la coppia omosessuale parta già in svantaggio, parta già con dei difetti solo perché è una coppia omosessuale. Invece no. Nelle coppie omosessuali emergono le stesse, medesime, identiche dinamiche delle coppie eterosessuali. Le coppie possono essere più o meno equilibrate, possono andare in crisi, possono essere passivo-aggressivo, sadomasochista, patologiche o sufficientemente sane, rigide o evolutive o quant’altro. Le coppie possono formarsi e continuare tali per tutta la vita o interrompersi ad un certo punto. Gli elementi della coppia possono litigare e fare pace, tradirsi, odiarsi o amarsi. Possono subire l’influenza da altre persone al di fuori di loro (amici, famiglie di origine), dall’uso di sostanze o da altre variabili esterne, come il lavoro. Ciò al di là se la coppia è formata da un uomo e da una donna, da due uomini o da due donne. E questo perché le coppie sono formate essenzialmente da persone che, come ho detto prima, hanno una storia, una personalità, una famiglia di origine ed una vita sociale/relazionale. Il vero problema è la non accettazione della propria inclinazione sessuale.

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