C’era una volta la signorina Gordini, maestra al Sasso

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Nel '40 si suoreggia

di Angelo Alfani

Finalmente la guerra!

Ed anche la scuola si dovette attrezzare all’ora delle decisioni irrevocabili.

Con l’inizio dell’anno scolastico, subito dopo san Francesco, si era costituita la squadra di primo intervento per la protezione antiaerea dell’edificio scolastico, composta dagli insegnanti Alfani Borghi Adelaide, De Giovanni Giuseppe e dalla bidella Torreggiani, ed erano già stabiliti i turni onde garantire notte e giorno il servizio di difesa contraerea. Ovviamente, a parte i dettagli, mancava tutto.

L’11 novembre del 1940 De Giovanni, su insistenza della Borghi e della Autorità didattica di Civitavecchia, inviò una lettera al Podestà del comune, Cav. Uff. Prof. Vittorio Zavagli. Si legge:

Stimato Podestà,

faccio presente che l’edificio scolastico si compone di dieci aule, di due grandi corridoi e di due scale, oltre gli alloggi per quattro insegnanti; che non ha alcun rifugio contraereo e che la popolazione scolastica è di circa trecentoventi alunni.

Per la squadra di primo intervento credo che quantomeno occorra:

3 vestiti protettivi;
3 maschere antigas;
3 lampadine elettriche tascabili.

Per piccozze, badili estintori casse e sacchi di sabbia e recipienti con acqua lascio a Voi stabilirlo perché io non potrei determinarlo”.

Il misero equipaggiamento arrivò con la tempestività tipica degli Amministratori comunali, mentre con sollecitudine venne costruita la strada dei Vignali e gabbiotto per biglietteria, che avrebbe dovuto moltiplicare i visitatori della Necropoli aggirandola. Casuale il fatto che la proprietà e la villa del Podestà fossero lungo la nuova strada. Un poco come la pista pel trenino.

Ci sta da ringraziare san Michele che, probabilmente, nascose con fitta nebbia il Paese ai bombardieri così come aveva fatto coi saracini, se non siamo costretti a ricordare tragedie ancor più pesanti.

Il 2 di novembre dello stesso anno così scrive la Maestra del Sasso, Emilia Gordini, al Segretario comunale:

La sottoscritta è stata nominata insegnante nella scuola di Sasso.

Mi sono già recata sul posto ed ho notato che la scuola e l’appartamento si trovano in queste condizioni:

1) la scuola ha bisogno di essere imbiancata;
2) la camera da letto ha il soffitto rotto e ci piove dentro, non c’è il letto da dormire né materasso né coperte;
3) la cucina è sporchissima e manca di tutto;
4) ci sono tutte le seggiole rotte;
5) ci sono tutte le porte con le serrature rotte;
6) non c’è il lume.

So che l’amministrazione Patrizi passa lo stabile, ma non è tenuta a passare i mobili dell’appartamento, se non ci pensa il comune chi ci deve pensare?

Dobbiamo tenere che le future generazioni che forgiano i loro spiriti nella scuola, vivano in un ambiente sano.

Desidero avere una risposta entro la giornata di lunedì.

Saluti fascisti!

Segue lettera del 19 novembre:

Vi scrissi già una volta per espresso che la scuola e l’appartamento della maestra di Sasso erano in pessime condizioni, mi sono recata io stessa da Voi e mi avevate promesso che avreste fatto fare subito i lavori.

Sono trascorsi oramai 15 giorni ed io ancora mi trovo con la scuola e la casa sporchissime.

Che cosa aspettate a far fare questi lavori? La fine dell’anno scolastico? E’ una vergogna!!…

Ma io faccio chiudere la scuola se fra una settimana Voi non mi fate mettere la scuola in ordine di tutto ciò che c’è bisogno.

Saluto romanamente La Maestra del Sasso.

Sembra la Cerveteri di oggi, con forse una differenza: la penuria di maestre come la signorina Gordini.