ASSANGE RESTERÀ

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Julian Assange

UNA FIGURA IMPOSSIBILE CHE VERRÀ SANTIFICATA NELLA TOMBA, QUANDO NON POTRÀ PIÙ NUOCERE AI “BUONI”. COME NEL CASO DI RIMBAUD IL TEMPO GLI DARÀ RAGIONE, ANCHE SE LUI NON ASSISTERÀ AL PROPRIO TRIONFO.

di Enrico Macioci

O difendiamo il diritto alla libertà di espressione per idee che detestiamo, oppure ammettiamo, se siamo onesti e non cerchiamo scappatoie, di essere d’accordo con le dottrine di Goebbels e di Zdanov. Anch’essi difendevano volentieri il diritto d’espressione per le idee che andavano loro a genio.
Noam Chomsky (credevate Mario Monti, eh?)

In questi giorni non riesco a togliermi dalla testa Julian Assange.
A prescindere da cosa gli accadrà, quasi certamente è già morto – morto nell’anima prima che nel corpo. Sono dieci anni che uno degli ultimi veri rivoluzionari, uno capace di stare dentro al sistema per combatterlo sul serio, è stato cancellato dal consesso “civile” come si fa con un segno di matita. Ho spesso detto che se Rimbaud rinascesse oggi non sarebbe un poeta ma un hacker. L’adolescente di Charleville voleva cambiare la vita, e non “una bella gloria d’artista”; e forse nessuno, al momento, può cambiare la vita alla stregua d’un hacker di genio.

Assange ha molto di Rimbaud: l’intelligenza fulminea, il coraggio, l’amore per la verità, l’incoscienza che sconfina nell’ingenuità – o forse in una rassegnazione più profonda dell’oceano. Poteva, mi domando, non sapere che scoperchiare il vaso di Pandora statunitense lo avrebbe condotto alla rovina?

Assange ha trovato la sua Africa – involontaria – prima nell’esilio e poi in un carcere di massima sicurezza londinese. Il suo circolo dei Parnassiani è stato l’intellighenzia progressista e liberal, che gli si è ritorta contro all’indomani della vittoria di Trump, dopo che lui aveva tirato fuori dagli armadi della famiglia Clinton una quantità di scheletri sufficiente a riempire un cimitero. Collateral murder è la sua Stagione all’inferno; e poi la Siria, Guantanamo, la pedofilia d’alto bordo, l’inquinamento.

Massì, uno del genere è meglio seppellirlo nell’oblio. Il suo paese d’origine, l’Australia, è troppo impegnato a organizzare campi covid per occuparsi della sua sorte. E mentre i pennivendoli, gli odiatori di professione e gli spacciatori di menzogna ingrassano e si arricchiscono in tv proprio grazie alla loro superficialità, alla loro malafede, alla loro stupidità e alla loro cattiveria, Assange muore lentamente nell’indifferenza generale. E perché? Ma perché Assange è pericoloso. Pericoloso davvero. In un tempo di notizie fasulle, dopate, distorte, un tempo che ci ha mostrato e ci sta mostrando il micidiale potere della propaganda e della mala informazione, Assange è un “angelo in esilio” di verlainiana memoria, troppo luminoso da accettare, una figura impossibile che verrà santificata tutt’al più nella tomba, quando finalmente non potrà più nuocere ai “buoni”.

Faccio tuttavia una scommessa: quelli che incensano le cause “giuste” e intanto mentono, seminano odio e bugie, e perciò rimpinguano il conto in banca e scalano le loro posizioni, verranno dimenticati; Assange resterà. Come nel caso di Rimbaud, forse non gl’interessa, perché a lui interessa(va) il qui e ora, e a differenza del novantanove virgola nove per cento di noi si è giocato la vita pur di cambiarlo in meglio. Scommetto inoltre che il tempo gli darà ragione, anche se lui non assisterà al proprio trionfo.
Forse non vi assisterà nessuno di noi.