AL POSTO DEGLI ALBERI LUCI A LED: UN CAVALLO DI TROIA?

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Al posto degli alberi luci a LED

La strage delle alberature urbane ed extraurbane.

di Miriam Alborghetti.

 

Mentre ci stracciamo le vesti per i boschi in fiamme dell’Amazzonia e accusiamo il Presidente del Brasile Jair Bolsonaro di ogni nefandezza possibile ai danni della foresta pluviale, nei nostri civili paesi occidentali è in atto una delle più sottovalutate tragedie
ambientali: la strage delle alberature urbane ed extraurbane. Dal nord al sud d’Italia l’andazzo è identico: pini, lecci, pioppi ed eucalipti, vittime sacrificali della cementificazione, uno dietro l’altro ad un ritmo vertiginoso, vengono tagliati preventivamente, anche se non sono malati perché si deve rinnovare il manto stradale o creare restringimenti e rotatorie. O semplicemente perché la loro manutenzione rappresenta un costo, ragion per cui i Comuni si auto-autorizzano ad eseguire potature aggressive e fuori stagione che fanno ammalare le piante, si auto-autorizzano a fare asfaltature che soffocano le radici ed infine
si auto-autorizzano all’abbattimento in nome della sicurezza. E le conseguenze sono terribili sia dal punto di vista paesaggistico che climatico.

Città sempre più spettrali, inquinate e soffocanti sono diventate una banale realtà del Bel Paese. Ma poiché noi italiani, oltre che essere dei devastatori ambientali seriali, siamo spesso anche degli ipocriti incalliti, ogni anno, nel mese di novembre, in occasione della Festa dell’Albero, assistiamo con compiaciuta soddisfazione alla pantomima di sindaci ed assessori, responsabili di stermini di alberi, che, indossata la maschera dell’ambientalismo di circostanza, si mettono in bella mostra per piantare qua e là qualche alberello striminzito.

La cruda realtà è che le alberature abbattute raramente vengono rimpiazzate con nuove piante ad alto fusto. Al loro posto invece è frequente veder spuntare lampioni con illuminazione digitale a LED. E, a seguire, telecamere di videosorveglianza. E, in ultima battuta, microantenne 5g, ben nascoste in cima ai lampioni stessi. Insomma un grosso business in quattro atti, portato avanti con determinazione e blindato da alibi di ferro: Sicurezza, Efficientamento energetico, Sviluppo e, figuriamoci se poteva mancare, Ambiente.

Quanto ad accanimento contro il patrimonio verde, il nostro territorio non ha nulla da invidiare a nessuno. Da Bracciano a Santa Marinella, da Cerveteri a Ladispoli, piante di ogni genere sono state abbattute in grande abbondanza. Memorabile è lo scempio perpetrato la scorsa primavera a Cerveteri, quando il filare di alberi maestosi – mai curati e mai potati in modo adeguato – che ombreggiavano la via Settevene Palo, sono stati abbattuti. Là dove svettavano i platani, oggi c’è un deserto di cemento ed asfalto. Ed ora, come da copione, è stato annunciato l’arrivo delle nuove luci al LED: un “regalo di Natale” del Ministero dello Sviluppo Sostenibile. Un regalo o piuttosto un pacco?

Nel frattempo, sempre come da copione, al palazzo del Granarone è stato presentato il progetto sulla sicurezza onde piazzare qua e là per la città telecamere di videosorveglianza, con buona pace della privacy. E siccome le telecamere funzionano con il wi-fi, è logica
conseguenza l’aumento dell’elettrosmog. Mancherebbe solo l’ultimo atto della commedia: le antenne 5G. Detto in poche parole: “internet delle cose” e intelligenza artificiale. Insomma potremo essere cotti a microonde ed in cambio goderci il reddito di cittadinanza mentre i
robot lavoreranno al posto nostro: “una figata pazzesca!”

Una nota per i fan dell’illuminazione a LED: secondo il Dr. Alexander Wunsch, esperto di fama mondiale di fotobiologia, l’illuminazione a Led è dannosa per la salute. “Io chiamo questi LED cavalli di Troia perché sembrano avere tanti vantaggi – ha dichiarato lo scienziato – risparmiano energia, sono molto robusti, ma ignoriamo il fatto che sono dannosi per la salute mentale, per la salute della retina e anche per la salute ormonale… possono anche aggravare altri problemi di salute radicati nella disfunzione mitocondriale, e questi vanno da malattia metabolica (diabete) al cancro”.