Il MURO DI BERLINO A TRENT’ANNI DALLA CADUTA

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Folla radunata sul Muro di fronte alla Porta di Brandeburgo, il 9 novembre 1989. (AP Photo)

Dall’amore di Dorothea e Cristoph al sacrificio di vite in nome della libertà, la storia di una barriera lunga 155km

di Flavia De Michetti

Notte tra il 12 e 13 agosto 1961: già “divisa i due parti “ nel ’49, a Ovest la Repubblica Federale Tedesca sotto l’influenza delle potenze occidentali, a Est la Repubblica Democratica Tedesca, sotto quella sovietica, la Germania viene spaccata da un muro lungo 155km, con lo scopo di separare definitivamente la due zone interrompendo tutti i collegamenti che le univano.

Il buio –Una barriera invalicabile per i cittadini, che assistono agli eventi sempre più esterrefatti: viene dato ordine ai soldati di fucilare chiunque provi a valicarla o si opponga all’arresto preventivo. Il motivo della sua costruzione, emblema di morte e oppressione, deriva dalla diversa crescita e dal differente sviluppo delle due parti, che comporta un imponente esodo di milioni di tedeschi dalla parte Est a quella Ovest della Germania, passando per Berlino. Con gli anni, il simbolo della guerra fredda fra USA e URSS viene munito di deterrenti come mine anti-uomo, filo spinato ad alta tensione e automatismi che aprono il fuoco su tutto ciò che si muove nel loro raggio d’azione.
Un’epoca buia, siglata dalla tragica morte di coloro che tentano di scavalcare il muro per ricongiungersi alle persone care e conquistare quei diritti e libertà del vivere garantiti nella Germania Ovest.


L’amore -Non mancano storie bellissime fatte d’amore, passione e coraggio, che aiutano a dare anche solo un’ idea di colore in quel grigio periodo berlinese.
Come la romantica vicenda di Dorothea e Cristoph, divisi forzatamente dal regime e legati da un sottile filo, unico modo per rimanere legati: scriversi bellissime lettere, conservate ora in un raccoglitore del Tränen Müseum, a Friedrichstraße, la stazione da cui la stessa Dorothea riesce a fuggire con l’aiuto documenti falsi.
Ancora d’amore si parla, per la travolgente epopea di Helga e Wolfgang Aue, coppia per la quale viene richiesto un divorzio che non riesce a dividerli. Appartenendo entrambi al Partito Socialista Unificato di Germania, Helga viene messa di fronte a una dolorosa decisione: seguire il marito nella Germania Ovest oppure rimanere fedele nella Repubblica Democratica Tedesca, in cui crede fortemente. La scelta della protagonista è tutt’altro che semplice: lei non rinuncia alle proprie idee e rimane separata da Wolfgang per quasi trent’anni, a dispetto di tutto unita al lui da un amore profondo.

Tentativi di fuga- Quelli che ce la fanno:alcuni tedeschi tentano di scavalcare il muro in maniera veramente singolare e ingegnosa: nel 1962 un gruppetto di eversivi riesce a scavare un tunnel, mentre altri valicano il confine nascosti nei portabagagli delle auto. Emblema di un’epoca è l’acrobata Horst Klein, che riesce a mantenere l’equilibrio sul filo spinato a 18 metri dal suolo.

Un italiano a Berlino -Preziosa e commovente è la testimonianza rilasciata da Claudio Santanellani, oggi residente a Ostia con la famiglia. Racconta di essersi fatto prestare da un amico, il giorno della caduta, un paio di tronchesi per recidere un segmento di cortina di ferro, che ancora oggi conserva come un simbolo. Con gli occhi lucidi, rammenta l’esatto luogo in cui l’episodio è avvenuto, di fronte al palazzo del Reichstag, il Parlamento tedesco. Il grido che ancora oggi echeggia nei suoi ricordi è “WIR SIND EIN VOLK”, “Noi siamo il Popolo”, gridato al cielo dai cittadini della Germania orientale.

Il crollo e la felicità -Quel 9 Novembre del 1989 è ancora Presidente Mikhail Gorbachev: il muro resiste ma è vecchio come l’ideologia che lo sostiene. Le proteste aumentano:  i tedeschi alzano la testa e si riversano nelle strade tra telefonate, fervore ed entusiasmo. La prima picconata e poi via a migliaia e la barriera inizia a crollare, pezzo per pezzo. La testimonianza più vivida e toccante della nostra memoria è il ricordo delle persone che si arrampicano sulle macerie passando da una parte all’altra, frenetiche e incredule, avanti e indietro. I cosiddetti ‘Picchi’ (poiché armati di piccone) abbattono una per una le sezioni del muro, che non possono più impedire il filtrare, a Est e Ovest, di raggi di speranza, luce e libertà.