VICUS CAPRARIUS: LA CITTA’ DELL’ACQUA

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LA ROMA SOTTERRANEA CHE NESSUNO CONOSCE

Roma, Vicolo del Puttarello, 25: i romani abituati al caos del traffico cittadino, ignorano la Città dell’Acqua sotterranea, un sito archeologico posizionato a circa 9 metri dalla superficie.Nel cuore del centro storico della città, proprio sotto i nostri piedi, si trova un’altra faccia della Capitale, quella che molti definiscono la vera Roma da scoprire: parliamo del Vicus Caprarius, che corrisponde all’attuale Via di San Vincenzo. 

Durante i lavori di ristrutturazione del cinema Trevi (Vicolo del Puttarello 25), tra il 1999 e il 2001, è emersa un’area che custodisce un importante patrimonio archeologico: un gruppo di case contigue strutturato in due edifici, che occupano circa 3000 metri quadri. Dal 19 a.C. in poi l’acquitrino che si estende su quella zona è stato inserito negli impianti dell’Acquedotto Vergine, l’unico fra quelli della Roma antica ad essere ancora in funzione fino ai nostri giorni (inaugurato dall’architetto Marco Vipsanio Agrippa nel 19 a.C.) e che trasporta l’acqua fino alla Fontana di Trevi, alla Fontana dei Quattro Fiumi (Piazza Navona) e alla Fontana della Barcaccia (Piazza di Spagna).

Tutte le meraviglie romane che ammiriamo quotidianamente non sono che una minima parte degli annali della Città, ricca di storia, misteri e segreti in ogni suo anfratto. La Città dell’Acqua è un vero gioiello archeologico che oggi contiene un piccolo museo con tutti i reperti rinvenuti durante gli scavi: monete, resti di capitelli, statue, vasi, lastre rotte di marmi policromi pregiati e così via, svelando l’appartenenza della casa a un cittadino che ricopriva un importante ruolo all’interno dell’aristocrazia.

Nella campagna di scavo, che avrebbe dovuto dare vita a nuove sale cinematografiche, sono invece emersi due edifici della Roma Imperiale, testimonianza della nuova concezione di città ideata dall’imperatore Nerone (37 d.C.-68 d.C.), immediatamente dopo il distruttivo incendio del 64 d.C. : il primo è una struttura, un’insula, un’abitazione destinata ai plebei (la domus era destinata ai patrizi) che sotto l’Imperatore Adriano (76 d.C.-138 d.C.) è stata trasformata in un serbatoio d’acqua, la seconda invece era una grande casa a più piani, dalle rampe di scale della quale è possibile constatare che sono presenti almeno 4 piani e che si sviluppano in circa 20 metri di altezza. Intorno alla metà del IV secolo questi appartamenti, che originariamente avrebbero dovuto ricoprire il ruolo di alloggi popolari, sono stati trasformati in una lussuosa casa aristocratica. Le scale erano ricoperte di marmo di alta qualità; il primo piano (la sala di ricevimento) era ornato da splendidi mosaici, capitelli e statue; al piano terra era stata costruita una latrina e, separatamente, una seconda vasca nella quale era conservata l’acqua destinata all’igiene personale. Proprio in questa casa sono state trovate testimonianze riguardo ai lavoratori domestici che si occupavano di quelle stanze: ad esempio, un piccolo bottino di monete di rame di poco valore, nascosto in un vaso di argilla, probabilmente i risparmi di uno schiavo della nobile residenza.                                                                                                                                                In seguito al Sacco di Roma (455 d.C.) l’edificio è stato abbandonato, per essere occupato nuovamente solo nel XII-XIII secolo da nuove abitazioni.

Il Vicus Caprarius è legato a molte leggende, tra queste la storia di Romolo: il Tempio del Palus Capriae (Palude della capra, dove oggi troviamo il Pantheon) era in prossimità di uno stagno divinizzato, poiché si racconta che proprio lì in seguito a una violenta tempesta fosse scomparso Romolo. Dopo questo eccezionale evento la palude verrà divinizzata e diventerà lo stagno delle capre: uno dei due canali dell’acquitrino arrivavano alla Città dell’Acqua e proprio per questa storia era presente un’edicola su cui era raffigurata una donna con le orecchie da capra o da asino, la dea caprina.

Le viscere di Roma sono incantevoli quanto le meraviglie presenti sulla sua superficie: tuttavia sarà irrinunciabile una visita alla Roma sotterranea che cattura con il suo fascino chiunque, soprattutto gli appassionati dei tesori nascosti.

Flavia De Michetti