ROMA: PASQUINO “IL CHIACCHIERONE DI PIETRA”

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Pasquino

IL PORTAVOCE DEI ROMANI.

Dietro Piazza Navona, a Piazza Pasquino, rione Parione, si trova una statua che non è tanto famosa per la sua bellezza, quanto per la sua vivace parlantina.

Oggi i mezzi di comunicazione, di polemica, di satira, sono Twitter, Facebook, Instagram e così via; tuttavia nei tempi antichi, per molti secoli, il “social più utilizzato è stato proprio il nostro Pasquino, di cui oggi rimane solamente un busto e un frammento di un altro corpo.

Molte sono le idee riguardo all’origine di questa statua: il marmo risale all’età ellenistica, probabilmente al III secolo a.C.. La versione più accreditata che la tradizione ci tramanda vede raffigurati nella statua due combattenti greci, nello specifico le figure mitologiche di Menelao (re della città di Sparta e marito della bellissima Elena) intento a sorreggere Patroclo (compagno di avventure di Achille) ormai moribondo. Originariamente la scultura faceva parte di un complesso molto più ampio, lo stadio di Domiziano, fatto costruire, tra l’85 e l’86 d.C., dall’Imperatore stesso presso Campo Marzio, oggi inglobato nell’attuale Piazza Navona, in cui si disputavano tornei, gare e giochi olimpici.                                                                                                     Il tempo e le nuove costruzioni hanno coperto per molti secoli la statua, che riemerge solamente nel 1501, con la ristrutturazione del Palazzo Orsini, condotta dal Bramante. L’opera non venne distrutta grazie al cardinale Oliviero Carafa, che la posizionò all’angolo di Palazzo Braschi, l’esatto punto in cui la troviamo oggi.

Pasquino

Da Menelao, come si arriva al Pasquino chiacchierone?

Purtroppo non abbiamo un’unica versione della storia: alcune voci tramandano che in quella piazza aveva la sua bottega un calzolaio, un ristoratore o un fornaio, che era conosciuto proprio con quel nome, altre ancora parlano di un maestro di scuola, preso in giro dai propri studenti a causa della sua somiglianza con il busto di marmo.                                                                                                                                                                                     La statua cominciò a dire la sua scagliandosicontro il Papa del tempo Alessandro VI Borgia (1431-1503), accusato di condurre una vita ricca di vizi, lussi, violenze e dissolutezze. Di conseguenza il Pontefice pensò di liberarsi dell’operadistruggendola, ma i suoi consiglieri lo dissuasero da quell’intento, credendo che avrebbe solo intensificato i malumori del popolo romano. Le statue parlanti cominciaronoo ad aumentare, come la bellissima statua di Marforio, raffigurante il Tevere o una divinità marina, conservata nei musei Capitolini; la statua dell’abate Luigi, presso piazza Vidoni; il Babuino, un marmo rappresentante un uomo talmente brutto da sembrare proprio una scimmia, presso l’omonima via, e così molte altre che conversavano e gareggiavano a suon di botta e risposta tra loro.

Marforio: “E’ vero che i francesi sono tutti ladri?                                                                                                                         Pasquino: “Tutti no, ma BonaParte!”

Sottile dialogo con gioco di parole tra le statue di Pasquino e Marforio riguardo Napoleone Bonaparte, che portava via le opere d’arte come bottini conquistati nelle sue campagne militari.

Queste sono le pasquinate: foglietti su cui compaiono pungenti e brevi satire o epigrammi, di intonazione popolaresca. Era consuetudine affiggere questi scritti anonimi, in versi o in prosa, su Pasquino e i suoi colleghi statue, dando loro voce, quella dei romani che si scagliavano contro la Curia romana, le istituzioni e i loro rappresentanti, senza incorrere in punizioni o sanzioni.

“Quod non facerunt barbari, facerunt Barbrini”
(
Quello che non hanno fatto i barbari, lo hanno fatto i Barberini)

Una pasquinata contro Papa Urbano VIII Barberini, che permise di utilizzare pezzi in bronzo del Pantheon per dare vita al Baldacchino di San Pietro in Vaticano.

Le statue romane cessarono di parlare nel 1870, anno della breccia di Porta Pia e dell’annessione di Roma al Regno d’Italia, il suo ultimo bersaglio fu Papa Pio IX Mastai.

Oggi è proibito affiggere post-it e versi, di qualunque natura essi siano. Forse un giorno torneremo a sentir predicare, battibeccare e conversare Pasquino e i suoi compagni con le loro spassose, ma al tempo stesso amare, pasquinate.

Flavia De Michetti