Referendum, vince il SI: cosa cambia?

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Con la vittoria del Sì al referendum il Parlamento riduce il numero dei suoi componenti  – 945 più i senatori a vita – fissato nel lontano 1963. Il taglio che porta la cifra complessiva di deputati e senatori a 600 si applicherà solo per la prossima legislatura. Dunque, salvo elezioni anticipate, sarà applicato a partire dal 2023.

Nel frattempo, il Parlamento dovrebbe approvare una legge elettorale sulla base della nuova geografia dei collegi. E’ all’esame della Camera un testo che prevede il ritorno al sistema proporzionale con uno sbarramento al cinque per cento e il diritto di tribuna per le formazioni politiche più piccole. Anche qualora il Parlamento non approvasse una legge elettorale, la riforma costituzionale è (quasi) immediatamente applicabile: dal momento della pubblicazione della riforma che ha avuto il via libera degli elettori, il governo ha 60 giorni per adottare un decreto legislativo che ridisegna i collegi elettorali.

Il Sì sfiora il 70% mettendo in luce che le elezioni non si vincono sui social, che esiste ancora un mondo parallelo fatto di piazze, incontri e dibattiti. La disputa verteva intorno all’effettivo risparmio. l taglio degli eletti complessivo è pari al 36,5% e porterà dei risparmi. Il focus è l’entità degli stessi. Per il  fronte del NO della riforma, la riduzione dei costi si limiterebbe allo 0,007%. Per i 5 Stelle, che della riforma hanno fatto un cavallo di battaglia, si risparmieranno invece circa 500 milioni di euro a legislatura.