Quando FELLINI e la MASINA venivano a Santa Severa

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Fellini

Leo Catozzo inventore della pressa che rivoluzionò la storia del cinema. Intervista di Livio Spinelli al figlio Alberto.

Leo Catozzo caricatura di Fellini

Pochi sanno che alcune pagine del grande CINEMA mondiale sono state scritte tra Santa Marinella e Santa Severa, da Cabiria di Gabriele D’Annunzio ad Anna Fougez la Diva che cantava Vipera e la Canzone del Piave, agli anni d’oro di Rossellini e Ingrid Bergman, di Fellini e della Masina e di Leo Catozzo – inventore della mitica pressa che rivoluzionò il mondo del cinema mondiale – tanto da ricevere un Oscar.
Leo, artista poliedrico, con una dote innata per il montaggio cinematografico, collaboratore di registi quali Mattioli, Lattuada, Soldati, Camerini, approdò nei primi anni ’60 a Santa Severa, grazie alla Masina e Federico Fellini, col quale si era instaurata una grande amicizia, che diede vita a quattro capolavori indimenticabili: Le Notti di Cabiria, La Strada, Otto e Mezzo, La Dolce Vita.

Fellini
leo catozzo CON DEDICA fellini

Fu proprio nel film La Dolce Vita che Leo, col suo fiuto eccezionale, convinse Fellini a ribaltare la scena del finale, imprimendo lo sprint decisivo al successo di questo capolavoro, come gli riconobbe Fellini in una dedica sulla foto di questa scena – che oggi campeggia come una gigantografia – nel BONDI’ BAR di S.Severa un luogo CULT di cui Alberto è la memoria storica vivente.
E’ qui – a pochi metri dalla Via Aurelia, al confine tra i Comuni di Santa Marinella e di Tolfa – che Leo, avendo già casa a Santa Severa, costruì la sua fabbrica – che esportava in tutto il mondo – inaugurata dall’On. Giulio Androtti, all’epoca sottosegretario al Turismo e allo Spettacolo. In questo anno speciale dedicato a FELLINI, il prof. Livio Spinelli chiede che i due Comuni di Santa Marinella e Tolfa intitolino una Via a Leo Catozzo, nostro concittadino, e a Federico Fellini, a imperitura memoria di questa loro grande e feconda amicizia, che hanno fatto conosere nel mondo il nome della nostra Città.

Ci  troviamo a Santa Severa nello studio di Alberto Catozzo, figlio del mitico Leo, dalle cui finestre s’intravede la Villa di Ingrid Bergman e Rossellini di Santa Marinella, un luogo crocevia della storia del cinema mondiale, a due passi da Roma e Fregene e dall’aeroporto di Fiumicino, tra la ferrovia Roma-Parigi, l’autostrada e la consolare Aurelia.

Tuo padre Leo ha avuto una carriera nel mondo del cinema, in particolare con Federico Fellini, poi a un certo punto della sua vita arrivò a Santa Severa, come mai siete venuti qui?
R: I miei genitori hanno cominciato a frequentare Santa Severa perché erano molto amici dello scrittore Salvato Cappelli e di sua moglie Fulvia. Anche Federico Fellini e la Masina venivano spessissimo a Santa Severa e si vedevano tutti a casa Cappelli, era una comitiva veramente ben affiatata. Poi Salvato Cappelli si innamorò di una villa proprio accanto a quella di Fellini a Fregene, mise in vendita quella di Santa Severa e mio padre la comprò nel 1964. Mio padre negli anni ’40 venne a Roma per seguire i corsi dell’Istituto sperimentale di cinematografia, dove conobbe De Laurentis, Ponti, lo stesso Fellini, Grandi, Camerini, Bragaglia con il quale lui ha fatto il primo film, cominciando come aiuto sceneggiatore, aiuto regista. Poi è arrivato “all’amore suo”: il montaggio!

Fellini

Come è avvenuto questo felice incontro con Fellini?
R: I primi contatti li ha avuti quando Fellini girava  Il bidone, comunque già si conoscevano. Fellini poi gli chiese un aiuto perché aveva dei problemi col montaggio dei Vitelloni, e mio padre lo aiutò.  Da lì è nata l’amicizia e poi dal 1953 hanno sempre lavorato insieme. Un rapporto di lavoro che si trasformò in una grande amicizia. Condividevano cose che in genere solo i grandi amici condividono. Avevano molta intesa e quindi lavoravano benissimo insieme. Tutti e due erano dei pignoli incredibili, Fellini era un regista di una pignoleria estrema! Lui, ripeteva una scena fino a che non era perfetta. Perciò si trovava bene con mio padre perché anche in sede di montaggio veniva vagliato tutto.

A un certo momento tuo padre diventa il tecnico ufficiale del montaggio di Fellini, vero?
R:
Si!

Quali sono i primi film in cui il montaggio risulta ufficialmente fatto da tuo padre?
R: Il primo film che mio padre ha ufficialmente montato è stato Le notti di Cabiria che ebbe poi il primo oscar per il miglior film straniero. In questo periodo c’era una grande amicizia fra mio Padre e Fellini ed anche mia madre era amicissima della Masina. Anche mia madre era una attrice proveniente dal Centro Sperimentale di Cinematografia e con la Masina si conoscevano  bene.

Tuo padre ebbe molto da fare anche con la censura?
R:  Certo, per esempio ne Le notti di Cabiria ci fu la famosa scena de L’Uomo del sacco, una scena importantissima del film. L’Uomo del sacco era un benefattore che girava di notte a Roma andando a soccorrere le persone che avevano bisogno, mendicanti, prostitute, sfollati che dormivano nelle campagne. Quest’Uomo andava in giro con un sacco pieno di medicinali, di cose da mangiare finchè non incontra Cabiria, c’è un lungo colloquio in macchina: è una delle scene più importanti del film. Qui interviene la censura clericale. Il Cardinal Siri quando vide questa scena disse: Assolutamente no! Far del bene è un’attività riservata alla Chiesa ed ai suoi funzionari, è inconcepibile che possa farlo un laico e quindi quella scena fu tagliata. Tra l’altro l’Uomo del Sacco, il benefattore, era impersonato da mio Padre.

Fellini
Pressa Catozzo

Tuo padre con la sua esperienza e inventiva, costruisce la prima pressa per uso proprio, come un normale strumento di lavoro, ma poi arriva il successo enorme, come andarono le cose?
R: All’epoca, una volta girato il film, si aveva il negativo, si stampava il positivo e lo si montava scena per scena e così nasceva il film. Quindi bisognava giuntare le pellicole e costruire il film. Il problema tecnico era che per fare questa operazione di giuntaggio, bisognava tagliare il film da una parte, tagliare dall’altra, poi metterlo insieme, sovrapporlo e incollarlo, con una colla speciale, perdendo due fotogrammi ogni giunta. Era una giunta molto sbilenca, che a volte non reggeva e si spezzava, ma soprattutto, una volta che si era incollata non si poteva più scollare. Perciò una volta fatto il montaggio, e poi vedendo il film in moviola, se il regista aveva un ripensamento e voleva posporre o anteporre una scena, non poteva più farlo. Mio padre costruì questa macchinetta che automatizzava taglio e posizionamento della pellicola e taglio del nastro adesivo sui bordi e sulle perforazioni del film: il risultato era una giunta perfettamente invisibile che passava senza alcun problema in moviola o nel proiettore. Il primo film interamente montato con la PRESSA CATOZZO  è stato Le notti di Cabiria. Il passaggio dalla pressa artigianale al brevetto industriale avvenne intorno al 1960 mentre Fellini girava La dolce vita. Ci fu un vero e proprio boom di vendite. Conservo ancora il primo telegramma mandato a papà dall’America da John Houston che, non solo gli fa i complimenti per la pressa, ma ne ordina 4, pagandole in anticipo e pregandolo di provvedere ad una spedizione aerea immediata! Poi nel 1965 papà comprò la villa di Salvato Cappelli a Santa Severa e i weekend nei quali ci si trasferiva con tutta la famiglia da Roma diventavano sempre più lunghi perché il mare era bello, le montagne alle spalle sempre verdi e salubri e la pace fantastica, per una persona abituata ai ritmi di Cinecittà e dei suoi studios.  Nel frattempo gli ordini dall’estero aumentavano e la fabbrica che avevamo a Roma non bastava e mio Padre dovette decidere di acquistare o costruire un nuovo vero stabilimento. Gli fecero vedere diverse fabbriche già fatte, ad Aprilia, a Pomezia, però a mio padre e a mia madre piaceva solo il mare di Santa Severa e così anche per una questione di pigrizia, comprarono un terreno fra i monti della Tolfa ed il mare di Santa Severa proprio di fronte la nostra casa, e ci costruì la nuova fabbrica, da dove esportava in tutto il mondo. Fece anche un ottimo contratto con la 3M per le macchinette amatoriali, per l’8 e il Super8: ne furono vendute tantissime.

Tuo padre non era semplicemente un tecnico del montaggio, ma grazie alla sua competenza ed esperienza era in grado di dare suggerimenti a Fellini e condizionare addirittura le sue scelte ad esempio mentre stavano lavorano a La Dolce Vita.
R: Sì certamente, ad esempio il finale della Dolce vita. Nel finale si vedono Valeria Ciangottini e Mastroianni sulla spiaggia tra Fregene e Passoscuro:  c’è un lungo, lungo colloquio, una lunga scena molto, molto toccante, che tutti i critici hanno definito la scena più bella del film. Fellini aveva messo questa scena all’inizio del film, per poi spiegare quello che era successo dopo. Per lui questo doveva essere il filo conduttore del film.
Mio padre invece non era d’accordo e diceva che “il momento più importante del film è il finale e quello dev’essere il punto di maggior piacere dello spettatore, il momento in cui si riaccendono le luci, deve provare dispiacere e dire:  Peccato, è finito! Questa scena così toccante, così bella, non bruciamola,all’inizio, mettiamola alla fine..” Federico non era d’accordo ma poi si fece convincere da mio padre a fare una prova..: “Senti, facciamo una cosa! Montiamola nelle due versioni, poi, chiaramente, il regista sei tu, scegli! Però, prova a vedere! Proviamoci!” Alla fine, grazie alla facilità di montaggio che consentiva la sua pressa: Detto, fatto ! Quando Fellini vide le due versioni disse a mio padre “Sì, hai ragione Leo! Scelgo la tua versione di montaggio!” Quando poi il film ebbe i riconoscimenti della stampa e della critica Fellini dedicò una foto della scena finale del film a mio padre ricordando ciò che era avvenuto in sede di montaggio.