LA ASL VUOLE VACCINARE I CLOCHARD

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asl Rm 4

MA NUMEROSI SENZATETTO POTREBBERO DISERTARE L’APPUNTAMENTO NEL CENTRO CARITAS DELLA DIOCESI

L’Asl di Rm 4 lo ha confermato: i clochard di Ladispoli verranno individuati per essere sottoposti al vaccino antinfluenzale. Sabato 9 gennaio potrebbero essere già radunati presso il centro Caritas diocesano di via Fermi, nel quartiere Caere Vetus. Non si conosce esattamente il numero delle persone che vivono ai margini della società, né se tutti siano convinti di accettare la fiala. E di quanto siano scettici i senza fissa dimora lo ha testimoniato Massimo Magnano, medico dell’Asl. «Solitamente sono diffidenti e quindi non sarà facile. In quel giorno cercheremo anche di fare prevenzione spiegandolo loro quello che sta accadendo. È un progetto questo portato avanti con la comunità di Sant’Egidio».

La prima fase per l’Asl sarà quella quindi di procedere con l’antinfluenzale per arrivare in futuro, probabilmente non lontano, a somministrare il vaccino anti-Covid 19. Ma i senzatetto si opporranno? Spesso e volentieri chi si occupa di loro, soprattutto i volontari delle associazioni del territorio, ha raccontato che rifiutano persino un ricovero quando sono malati o portati in ospedale in seguito ad una caduta accidentale. Ecco perché dopo la chiamata dell’Asl non tutti potrebbero presentarsi. Ci sono poi altri aspetti da considerare. Esempio, attualmente dove vivono? La situazione è di vera emergenza a Ladispoli, città nel corso degli anni ha contato numerose vittime nel mondo degli “invisibili”. E presto verranno adottate anche contromisure nei confronti di chi vive in un magazzino sotto al cavalcaferrovia di viale Europa. Un sito non idoneo sotto il profilo dell’igiene utilizzato però da anni come baraccopoli. L’incendio doloso dei container avvenuto il mese scorso ha riacceso i fari sul degrado. «Lo ribadisco ancora – ribadisce il sindaco Grando – c’è poco da dire, per una questione di sicurezza dovranno essere sgomberati».

Poi c’è il gruppo di cittadini dell’Est Europa che ha provato per 14 alcune sere ad “alloggiare” nella sala d’aspetto della stazione ferroviaria solo che Rfi è intervenuta, su richiesta dell’amministrazione comunale, chiudendo l’ingresso dalle 22. Altri senza fissa dimora vivono attualmente sulle sponde dei torrenti Vaccina e Sanguinara. Uno di loro, polacco 50enne, ha rischiato di essere travolto dalla piena alcune settimane fa ed è stato salvato da alcuni volontari e dalla Protezione civile La Fenice. Prima di Natale un cadavere era stato scoperto sotto al Municipio. Era il corpo senza vita di un indiano 45enne senza fissa dimora deceduto molto probabilmente per cause naturali. Sulla dinamica sono al lavoro i carabinieri della stazione locale intervenuti tra via Cupello e piazza Falcone assieme ai militari della compagnia di Civitavecchia e al reparto della scientifica. Qualcuno si era già accorto della presenza di quel clochard steso a terra vicino ad una bicicletta. A fianco un borsone, una coperta e anche un break di vino. Per questo si era pensato ad un uomo sbandato, come ce ne sono tanti in città sdraiati sulle panchine dei giardini, appoggiati alle scalette del sottopasso alla stazione o rifugiati nei prefabbricati abbandonati. Insomma nonostante il viavai di politici, impiegati comunali e cittadini nessuno aveva immaginato alla tragedia. Invece il cuore di Manjit Singh, questo il suo nome, si era fermato forse già qualche ora prima dell’allerta lanciato al 112.

Al momento l’unica certezza per coloro i quali vivono nella società in modo precario è la Caritas, che svolge attività nel proprio centro di via Fermi offrendo loro un pranzo, coperte per la notte e la possibilità in alcuni giorni di potersi fare una doccia. «Purtroppo a Ladispoli lo scenario è angoscioso – ammette Enzo Crialesi, responsabile ufficio Migrantes della diocesi di Porto Santa Rufina – e preoccupa soprattutto il periodo per l’irrigidirsi delle temperature. Spesso si allaga anche il magazzino della Caritas. Occorrerebbero interventi mirati». E ora quel centro potrebbe trasformarsi in una sorta di poliambulatorio per le vaccinazioni ai clochard. Sempre che si presentino all’appuntamento.