IL RITORNO DEL MORBILLO

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A cura del Dottor Professor Aldo Ercoli

Dottor Professor
Aldo Ercoli

Il morbillo, malattia ad evoluzione altamente contagiosa e diffusiva ma generalmente benigna nella quasi totalità dei casi, è dovuto ad un virus (paramixovirus) che provoca una virosi esantematica acuta.

Credo di aver visitato dal 1975 alla fine del secolo molte centinaia di bambini in età scolare (soprattutto la seconda infanzia) sia perché allora, non essendoci stata la vaccinazione obbligatoria del 1999, era molto più frequente, sia perché noi medici generalisti (poi chiamati di base o di famiglia) ci occupavamo di ogni genere di patologie, al di là delle singole specializzazioni. Del resto i pediatri erano una rarità. Si interveniva, con i nostri modesti mezzi in ogni campo.

Qualcuno, come il grande medico cervetrano Boffi era chiamato “il medico delle donne” perché faceva partorire a casa le gestanti con l’aiuto di una gestante. Poteva spaventarci un semplice morbillo? Sono del parere che noi medici “antichi” avevamo avuto maestri eccellenti non solo all’Università o in Ospedale ma, nei piccoli comuni, anche dei vecchi medici condotti, grondanti di esperienza empirica che conoscevano bene il mestiere. Voglio citarvi un dato che farà riflettere.

Negli anni 80-90 una seria ricerca medica Usa stabili che nella quasi totalità dei bambini in età scolare (90-95%) possedeva, grazie al proprio corredo immunitario, anticorpi antimorbillo anche senza mai averlo avuto (anamnesi negativa). Si erano contagiati l’un l’altro senza avere la malattia, tra un colpo di tosse ed uno starnuto. Ciò perché è così che si trasmette il virus con le goccioline che fuoriescono dal naso (starnuti) o i colpi di tosse secca. In quei luoghi e lontani anni della “non vaccinazione” i genitori, quando avevano un “bambino febbrile con le macchie” ci chiedevano se era morbillo o rosolia. Questo il dilemma perché molto simili.

Il morbillo non ci faceva paura perché le sue più gravi complicanze erano una rarità. Apro il “cassetto dei ricordi”. Quando mi recavo a casa di un bambino malato e “chiazzato” domandavo, per prima cosa, come si era sviluppato nel tempo l’esantema. Se era iniziato dopo un periodo di sintomi prodromici (quali la febbre, congiuntivite con forte lacrimazione, intolleranza alla luce, tosse secca) dal viso per scendere, in tre giorni, sino agli arti inferiori era quasi certo che si trattava di morbillo (anche osservando l’intensità della macule – papule che ricoprivano la cute). Qualora invece mi imbattevo in una patologia più lieve, con un esantema che in un solo giorno si estendeva contemporaneamente a tutto il corpo era invece certo (dopo aver constato l’aumento di volume dei linfonodi cervicali e retronucali) che si trattasse di rosolia.

Qualora mi fossi trovato a letto del bambino nel periodo prodromico (quello dei sintomi senza interessamento cutaneo) chiedevo ai familiari se il piccolo avesse avuto, nei dieci giorni precedenti, contatti con compagni affetti da morbillo. Se la risposta era positiva mi soffermava sugli occhi del malato (congiuntivite con molta lacrimazione), ascoltavo gli stranuti e i colpi di tosse secca irritativa e, “dulcis in fundus” gli chiedevo di aprire bene la bocca, per cercare le 2macchie di Koplik”. E’ questo un segnale che solo il morbillo ha, ossia delle piccole lesioni rosse, alquanto irregolari, con centro blu-biancastro, sulle mucose della bocca (specie sopra l’osso molare).

Dopo il periodo prodromico (quello dei sintomi già detti) che duravano 3-4 giorni seguiva quello esantematico della macule che si sopraelevavano in papule sempre evolventesi in senso cranio-caudale. Alla fine vi era la convalescenza con desquamazione dell’esantema che preludeva alla guarigione completa. Ho riscontrato solo pochi casi di otite media e di broncopolmonite, dovuti a sovrapposizione batterica, tutti quanti curati a domicilio con una settimana-dieci giorni di antibioticoterapia (sia con fiale intramuscolari oppure solo per via orale). Nessun ricovero, ne altre complicanze più gravi. Sono stato fortunato? Può darsi. Credo anche sia stato tempestivo nella diagnosi. Negli anni 90 alcuni miei pazienti si ricordano bene che curavo la rosolia con rimedi omeopatici, pratica che non ho mai utilizzato nelle complicanze del morbillo.

Nel morbillo, che ripeto si trasmette per via aerea (“born air”) da malati che si trovano nello stadio prodromico (oppure eruttivo precoce della virosi), chiedevo ai genitori che i loro fratelli o amici stessero lontani dalla culla ove dormivano i più piccini. Nessuno poi li doveva baciare. Dal 2000 in poi confesso di aver visto solo rari casi di morbillo per diversi motivi: 1) la vaccinazione trivalente, morbillo-rosolia-pertosse (MRP) del 1999; 2) l’aumento esponenziale del numero dei pediatri; 3) la mia clientela sempre più avanti negli anni e molto spesso legata alle mie specializzazioni (cuore-polmoni).

Come si spiega però questa recrudescenza, questo incremento dal numero dei casi di morbillo che si è avuto in questi ultimi mesi dopo anni di recessione? Credo che la selezione naturale immunitaria del periodo prevaccinale sia stata sostituita, con il passare del tempo, da un nuovo equilibrio che ha interessato i soggetti più deboli perché il virus non è scomparso ma si è fatto più aggressivo. Possono spiegarsi cosi i casi dei pazienti siciliani di recente deceduti a causa delle complicanze del morbillo? Non credo che le complicanze siano state broncopolmonari oppure otoiatriche quanto piuttosto neurologiche (soprattutto meningoencefalite).

Che il morbillo abbia colpito così duramente proprio loro e non tanti altri adulti non vaccinati sia imputabile a difese immunitarie carenti. In Italia abbiano purtroppo il triste primato, nel mondo occidentale industrializzato, di decessi dovuti a complicanze morbillari (3 su 1000 soggetti contro 1 su 1000 negli altri paesi).  Permesso che il vaccino è l’unica forma efficace per prevenire il morbillo, perché abbiamo questo primato? Dovremmo vaccinare tutti gli adulti che non hanno avuto la malattia? Molti di noi nemmeno se lo ricordano ed i più longevi non possono nemmeno chiederlo ai genitori. Sono del parere che se le analisi sierologiche per valutare gli anticorpi antimorbillo non fossero particolarmente costose questa potrebbe essere una strada praticabile.

Quanto al nostro triste primato posso formulare solo tre ipotesi: 1) il morbillo che sembrava scomparso, come la tbc, non è mai morto e non lo si conosce bene come prima; 2) Un soggetto immunologicamente fragile (immunodepresso) che presenti una forma grave di morbillo dovrebbe, a mio avviso, essere sempre sottoposto ad una immunizzazione passiva con gammaglobuline anti morbillo (fino a 8 fiale intramuscolo negli adulti; dosi minore nei bambini). La somministrazione va fatta entro 5 giorni dal contagio; 3) la denunzia è obbligatoria (particolare non trascurabile al fine di circoscrivere la malattia che è molto contagiosa).