GLI ANARCHICI AL TEMPO DEL COLERA

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“LA VERA CAUSA DELL’EPIDEMIA È LA MISERIA E LA VERA MEDICINA PER IMPEDIRNE IL RITORNO NON PUÒ ESSERE ALTRO CHE UNA RIVOLUZIONE SOCIALE.”

di Angelo Alfani

Questo articolo raccoglie una serie di testi relativi all’atteggiamento che gli anarchici ebbero di fronte alla pandemia di colera che sconvolse Napoli e l’Europa decenni fa. Ha l’ambizione di proporre una diversa visione della idea anarchica a fronte delle disinformazioni profuse dai media smentendo l’ossessiva immagine del “dagli agli anarchici” ogni qualvolta compaiono vetrine del lusso distrutte e fatte oggetto di “esproprio”. Immaginarsi Bakunin o Malatesta infelpati, eccitati nell’accaparrarsi le mutande di Gucci o il piumino di Moncler è quanto di più distante dalla dottrina e dal fare dei “cavalieri erranti”.

Nel 1884, il colera devastò diverse zone dell’Italia, con una virulenza particolarmente elevata a Napoli. Secondo le statistiche del prefetto, nella provincia il colera colpì oltre 14.000 persone, uccidendone 8.000; 7.000 delle quali morirono nella sola Napoli. Lo Stato reagì imponendo azioni repressive: la città fu sottoposta alla legge marziale, furono imposte restrizioni ai movimenti, ricorrendo a metodi simili a quelli impiegati in occasione di terremoti ed altro ancora. Insomma vennero riesumate le procedure di quarantena dal protocollo del secolo precedente per affrontare la peste bubbonica, mobilitando l’esercito per controlli ed imporre la chiusura delle frontiere con la Francia, colpita pesantemente dalla epidemia. I volontari della Croce Bianca, della Croce Rossa, dei socialdemocratici, dei repubblicani e dei socialisti adottarono un approccio completamente diverso. Felice Cavallotti, Giovanni Bovio, Andrea Costa furono attivi per le strade di Napoli. L’anarchico Malatesta, assieme ad altri suoi compagni provenienti da varie parti d’Italia, si recarono anche loro a Napoli come medici volontari prendendosi cura di chi era stato colpito dal colera.
Così racconta Malatesta: “Eravamo in molti che, da Firenze, anelavamo di correre in soccorso dei colerosi. Mentre cercavamo di raccogliere il denaro per il viaggio,arrivò Galileo Palla,il quale andava anche lui a Napoli.Mi giunse in casa gridando e gesticolando “Come ,” mi disse, “tu non vai a Napoli!”.–“Chi sei ?” gli domandai.–“Che t’importa?” fu la sua risposta.”I colerosi non hanno bisogno di sapere il nome di chi sta al loro capezzale”–“Giusto! Siamo qui in parecchi che vogliamo andare, ma non abbiamo denaro a sufficienza” Allora il Palla vuotò le sue tasche sul tavolo. Così potemmo partire”.
L’ altruismo, l’energia e lo spirito di sacrificio costarono la vita ai due anarchici Rocco Lombardo e Antonio Valdrè ed al socialista Massimiliano Boschi, avvinghiati dal morbo. A Malatesta, come ex studente di medicina, fu affidata una sezione di malati che avrebbero avuto il più alto tasso di guarigione, perché sapeva come “convincere e costringere” la città di Napoli a dare cibo e medicine in abbondanza, distribuite poi liberamente dall’anarchico sammaritano. Gli venne conferita la medaglia da decorato ufficiale che rifiutò. Finita l’epidemia, gli anarchici abbandonarono Napoli e pubblicarono un manifesto che spiegava che “la vera causa del colera era la miseria e la vera medicina per impedirne il ritorno non può essere altro che una rivoluzione sociale.”