GIUSEPPINA TORRE LE SETTE NOTE DECLINATE AL FEMMINILE

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giuseppina Torre

PREMIATA ALL’ESTERO LA PIANISTA SICILIANA RACCONTA LA SUA ESPERIENZA DI COMPOSITRICE. SUE LE MUSICHE DEL DOCU-FILM “PAPA FRANCESCO – LA MIA IDEA DI ARTE”

Espressione e denuncia in musica. Anche con il suo secondo album “Life Book” la compositrice siciliana Giuseppina Torre non rinuncia a coniugare tematiche di attualità in musica. Diventano composizioni così le violenze domestiche subite, lo choc dei migranti affogati nel Mare Nostrum e le mille emozioni di una donna che è riuscita partendo dal profondo Sud (Vittoria in provincia di Ragusa) a ritagliarsi spazi e riconoscimenti nel panorama della musica pianistica internazionale. Molti i suoi concerti da solista in Italia e all’estero. Sua la music di “Papa Francesco – La mia idea di arte”, un viaggio attraverso la galleria ideale del pontefice tratto dall’omonimo libro scritto dal vescovo di Roma.

giuseppina TorrePassare dai classici alla composizione di nuovi brani per pianoforte. Cosa ti spinge a farlo?
Ho avuto da sempre la passione per la composizione. Durante gli studi che mi hanno portato poi alla laurea in pianoforte, ho sempre scritto pensieri in musica. Via via con gli anni e dopo aver intrapreso gli studi in composizione, ho cominciato a dare forma a quei “flash emozionali” che avevo raccolto. Suonare la propria musica è un’emozione indescrivibile. Mentre suoni, rivivi immagini ed emozioni che hai vissuto mentre componevi. Gli studi classici mi hanno fornito la tecnica e mi hanno dato quell’ “imprinting” che è evidente all’ascolto delle mie composizioni anche se in esse vi sono diverse contaminazioni. Ti sei ispirata nel tuo recente disco anche alla cronaca come nel brano Mare di mani nel quale ti riferisci il dramma degli sbarchi nel Mediterraneo.

La musica è anche denuncia?
In “Un mare di mani” ho descritto lo sgomento dopo l’aver visto alcune immagini originali di un salvataggio di alcuni clandestini in balia del mare vicino le coste di Pozzallo mèta di molti sbarchi. Vedere quel mare di mani affondare e diminuire via via che passava il tempo mi ha scosso tantissimo e mi ha fatto riflettere sul fatto che, a prescindere da qualsiasi ideologia politica, quelli sono esseri umani fuggiti dall’orrore della propria terra e che spesso vanno incontro anche alla morte.

L’ uomo deve ritrovare la perduta “pietas” …Essere donna ti è d’aiuto o d’impaccio nel tuo lavoro di compositrice?
Purtroppo l’essere donna, artista, musicista e compositrice penalizza parecchio. La storia della musica è fatta di esempi in cui le donne sono state vittime della mentalità maschilista. Basti pensare alla talentuosa Maria Anna Mozart che è dovuta vivere, in quanto donna, all’ ombra del famosissimo fratello Wolfgang Amadeus o Clara Wieck, compositrice e pianista tedesca, conosciuta come Clara Schumann cioè con il cognome del marito. E’ ovvio che sono stati fatti tantissimi passi da gigante ma è anche vero che c’è tanta strada ancora da percorrere poiché in un mondo quasi totalmente al maschile è facile essere discriminate, estromesse e penalizzate in quanto donna.

Qual è stata l’emozione di produrre musica per il docu-film “Papa Francesco – La mia Idea di Arte”?
Difficile da descrivere l’emozione che ho provato nel momento in cui mi fu comunicato che avrei dovuto occuparmi della colonna sonora del docu-film il cui protagonista era Papa Francesco e la sua idea di Arte. Mi pervase un misto di incredulità, euforia ma anche tanta confusione. Mi sono fatta trasportare dalle parole e dalla saggezza di Papa Francesco, dalla sue riflessioni nel considerare l’Arte un mezzo per elevarci a Dio. Hai ottenuto riconoscimenti internazionali come il Los Angeles Music Awards (“International Artist of the Year” e “International Solo Performer of the Year”), Akademia Awards di Los Angeles (“Ambiental/Instrumental”) e 5th I.M.E.A. Awards 2018, ma, come si dice, “nemo profeta in patria”.

giuseppina torreQuale è il tuo rapporto con l’insieme del mondo musicale italiano?
In Italia c’è parecchia “distrazione”, ci si accorge dei talenti (non solo musicali) solo quando vengono riconosciuti all’estero.

Quanti tra musicisti, pittori, scrittori, stilisti, ricercatori scientifici sono dovuti andare all’estero per potere esprimere le proprie competenze e il proprio talento? Tantissimi… Nel mio caso all’indomani dalla mia nomination ai Los Angeles Music Award mi arrivò la lettera di congratulazioni dall’allora Console italiano Giuseppe Perrone e dalla Direttrice dell’Istituto di Cultura italiano di Los Angeles Michela Magrì. In Italia nulla, se non dopo aver vinto quel prestigioso premio e, solo dopo, per me si aprirono porte che dapprima erano chiuse. In Italia prevalgono i talent, unico mezzo per poter farsi notare ma chi non appartiene alla musica leggera è tagliato fuori da tutto. La nostra amata Italia la si ama comunque ma rimane sempre quell’amarezza e frustrazione di non essere compresi del tutto e se vuoi affermarti ed emergere non devi mai smettere di lottare e … sognare!
Di Graziarosa Villani

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