Dante: il padre della lingua italiana

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Dante, Dante Alighieri, Florence

Il Consiglio dei Ministri il 17 gennaio scorso ha istituito per il 25 marzo di ogni anno, la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, il Dantedì. Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, ha accolto e promosso l’istanza presentata per questa occasione dal “Comitato nazionale per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri”, evento che ricorrerà il prossimo anno.

di Pamela Stracci ©

“Dante è l’unità del Paese, Dante è la lingua italiana, Dante è l’idea stessa di Italia” come ricorda il Ministro. Una ricorrenza che a pensarci bene sembra quasi scontata perché in Italia, paese della bellezza culturale, artistica, paesaggistica e chi più ne ha più ne metta, siamo così abituati all’eccellenza e al bello che quasi ce ne dimentichiamo o peggio ci sembra “normale”. Ma perché Dante è così importante in una Italia che non si risparmia di poeti e letterati in tutti i secoli e perché è stato scelto il 25 marzo come data commemorativa?

Dante è l’uomo o meglio il poeta giusto al momento giusto! Siamo a cavallo tra il Duecento e il Trecento, in un periodo storico dove la Terra Italiae era una Paese senza un centro politico né una capitale e dove le città si combattevano tra loro per affermare la supremazia territoriale, anche con il sostegno di eserciti stranieri. Una penisola dove si parlavano molti dialetti e anche la unità linguistica, che era stata una delle rivoluzioni introdotte dal dominio romano, era solo il ricordo di un lontano retaggio. Nel resto d’Europa le lingue dominanti si erano invece già affermate in vari modi o perché parlate nelle capitali di Stato come a Parigi o a corte come a Londra, o come lingue dei testi religiosi: l’Arabo, la lingua del Corano, l’ebraico della Bibbia e il tedesco, lingua in cui è stata tradotta da Lutero sempre la Bibbia.

In questo contesto italiano si inserisce la Commedia di Dante, un libro di poesie che parlava in un linguaggio universale di amore e umanità, che non offendeva alcun sentimento di indipendenza difeso accanitamente dalle autonomie territoriali e che non era teso ad alcuna propaganda politica. Insomma un

libro neutrale ma universale che ha ispirato e affascinato tutti i letterati della penisola, da Nord a Sud fino alle grandi isole, portando unione in un periodo particolarmente frammentato della storia del Paese. Ma non solo. Dante, che conosceva benissimo il latino classico, decide di scrivere la Commedia in volgare toscano per poter raggiungere più persone e in particolare il popolo, perché sente che ha una missione da compiere per volere di Dio: mostrare a tutti gli uomini, con questo poema, la retta via da seguire per raggiungere il paradiso e la vita eterna.

La Commedia si afferma comunque non senza tensioni di carattere morale e religioso che partivano direttamente da Firenze: i domenicani fiorentini ne vietarono per esempio la lettura perché la ritenevano un ostacolo ad una cultura religiosa basata interamente ed esclusivamente sui testi sacri mentre i francescani, che rappresentavano in quel periodo il movimento più importante e attivo della Chiesa di Roma, riconobbero in questo libro i valori essenziali della spiritualità cristiana, proponendone e incentivandone anzi la lettura pubblica. Tra queste esposizioni pubbliche sicuramente la più famosa rimane quella del Boccaccio, che non conobbe mai direttamente Dante ma ne ammirò l’opera tanto da definirla “Divina”.

Nell’Ottocento anche Mazzini, il profeta dell’unità d’Italia, riprende la Commedia come strumento per promuovere e riscoprire il sentimento di unione della penisola.

Un libro che rappresenta ancora oggi un simbolo dell’Italia nel mondo, straordinario ambasciatore della nostra cultura, tradotto in oltre settanta lingue e dialetti.

L’Italia da quest’anno celebra così il genio di Dante scegliendo un giorno che naturalmente non è casuale.

Partendo da una terzina del XXI Canto dell’Inferno, gli studiosi riconducono proprio al 25 marzo, nell’anno 1300, la possibile data di inizio del percorso che Dante immagina nell’aldilà della Commedia. In questa terzina è il diavolo alato Malacoda che parla e offre, per così dire, la soluzione all’enigma: “Ier, più oltre cinqu’ore che quest’otta, mille dugento con sessanta sei anni compié che qui la via fu rotta” ovvero “Proprio ieri, cinque ore prima di adesso, la via crollata ha compiuto mille e duecento sessanta sei anni”.

Già dalla fine del 2020 sono iniziati gli eventi relativi a questa ricorrenza e quindi non ci resta che festeggiare il Sommo poeta!