DAI FONDALI MARINI RIAFFIORA LA STORIA DEGLI ANTICHI ROMANI

0
1219
fondali marini

UN CAPITELLO, UNA COLONNA DI MARMO E POI ALTRI RESTI RINVENUTI A CAMPO DI MARE DAI SUB DELLA SOPRINTENDENZA DEI BENI ARCHEOLOGICI

Capitello, colonna di marmo e altri resti dell’antichità romana. Tutto vero ed è sommerso neanche in chissà quale profondità del mar Tirreno ma a pochi metri dalla riva di Campo di Mare, frazione balneare di Cerveteri. Forse una linea costiera di oltre 2mila anni fa nel corso del tempo coperta dal mare che è avanzato e tra l’altro continua inesorabilmente a farlo, mangiando sabbia a più non posso. Però è proprio per l’erosione marina che alla fine emerge la storia e tutto grazie all’incontro casuale di un sub del posto, Roberto Gallo, che si è accorto del capitello posizionato sul fondale sabbioso dando subito l’allerta alla Polizia municipale di via Friuli che è arrivata sul posto a sua volta comunicando cosa fosse appena accaduto alla Soprintendenza di riferimento e mettendo in sicurezza il capitello. Poi è stata la volta della colonna romana. Giornata davvero caotica e piena di soprese. Il reperto dal peso di 15 chili è stato trascinato fino a riva grazie ad una ruspa che l’ha trainato sotto lo sguardo attento di una folla di curiosi. Le operazioni sull’arenile di Campo di Mare, a non molta distanza in realtà da dove lo scorso settembre si erano schiuse le uova delle tartarughine , sono state coordinate dalla Soprintendenza di Viterbo e dell’Etruria Meridionale con la sinergia della Capitaneria di porto di Ladispoli e della Polizia locale di Cerveteri. Per l’intera mattinata i sub archeologi sono andati in perlustrazione visionando quelle strutture imponenti. L’escavatore è arrivato nel pomeriggio per recuperare la colonna lunga due metri.

Le reazioni. Parla la Soprintendenza responsabile sulla costa a nord della Capitale. «È un recupero che restituiste alla storia di questo litorale, – spiega la funzionaria Rossella Zaccagnini, arrivata sul posto – è un pezzo della sua fase romana e non si tratta di un rinvenimento singolo. Si riferisce in effetti ad un qualcosa di semi sommerso che intenderemo studiare nelle prossime settimane. Molto probabilmente parliamo di una villa romana e di una peschiera, comunque una struttura adibita a piscicoltura. L’erosione toglie da un punto di vista naturalistico portando via metri e metri di spiagge ma dall’altra parte riporta alla luce tutto ciò che si trova sotto al mare. Ridaremo i reperti a cerveterani dopo averli analizzati, lo comunicheremo quando sarà il momento». Lì sotto ci sarebbe una monumentale struttura circolare del diametro di oltre cinquanta metri. «Questa gigantesca struttura circolare sommersa – prosegue la dottoressa Zaccagnini – era nota fin dagli anni Sessanta del secolo scorso quando venne intercettata e interpretata come peschiera per l’allevamento del pesce». Le prime indagini, in nell’acqua non limpidissima dopo le mareggiate sono state condotte da Barbara Barbaro e Egidio Severi.
Lo studio. «La Soprintendenza – ha scritto il gruppo Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale – ha provveduto al recupero nel mare antistante la spiaggia di Marina di Campo a Cerveteri di una colonna in marmo cipollino e del relativo capitello di tipo ionico. Il recupero è avvenuto nei pressi di una grande struttura a pianta circolare, costituita da un doppio circuito di muri con cortina in laterizio ed elementi in legno ancora ben conservati, del diametro di circa 50 metri. Si tratta con tutta probabilità di un padiglione posto lungo la costa riferibile ad una più ampia struttura databile in epoca romana, probabilmente destinata a triclinio estivo o comunque a luogo di svago, posto in corrispondenza di una peschiera o comunque di apprestamenti a mare. Nelle prossime settimane continueranno le indagini da parte del personale tecnico subacqueo di questo Ufficio per rilevare e meglio definire la particolare struttura, che a causa dell’arretramento della linea di costa si trova oggi ad essere completamente sommersa».
Gli altri tesori sul litorale. E in direzione sud verso la Palude di Torre Flavia di Ladispoli in questi giorni stanno ricomparendo “tesori” del passato. «Resti di basolato sparpagliati, – specifica Rossella Zaccagnini – segni evidenti di una strada romana che correva lungo tutta la fascia di spiaggia. È complicato poter riuscire a definire la linea di costa nell’epoca romana, però ci proveremo. Di questo tratto purtroppo è rimasto un debole cordone dunale, sarebbe una perdita dolorosa se non si riuscisse a salvaguardarlo». Dalle acque di Santa Marinella è riaffiorato persino un miliario romano dell’ antica via Aurelia.