DA HOMO-SAPIENS A HOMO-CYBORG. UN PROCESSO INEVITABILE?

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CYBORG, UN SAGGIO DI MARCO PIRACCI, CHE CI SPIEGA «PERCHÉ DIVENTIAMO OGNI GIORNO PIÙ SIMILI ALLE MACCHINE E COME L’ISTRUZIONE SCOLASTICA CONTRIBUISCE A TRAGHETTARCI VERSO L’HOMO POST-HUMANUM»

di Miriam Alborghetti

«[…] Il nostro corpo si sta modificando. Meccanismi di corazzatura, schizofrenia cronica di basso livello, analfabetismo emotivo, aumento di sostanze dannose nel sangue (idrocortisone, dopamina, adrenalina), mutazioni di collegamenti neuronali ecc. stanno cambiando la nostra natura a tal punto che il passo verso l’uomo macchina appare prossimo quanto scontato.»
Il costante sviluppo dell’innovazione tecnologica è accompagnato da una sempre maggiore perdita delle nostre libertà, da una costante crescita delle problematiche psicologiche e da un disastro ecologico di proporzioni allarmanti. Nonostante ciò, riponiamo le nostre speranze di una vita migliore proprio nel progresso tecno-scientifico. Così, probabilmente senza neanche accorgercene, abbracciamo una cultura che dopo aver trasformato la scienza da metodo a dogmatismo filosofico ci sta ipnotizzando con il fascino delle macchine, al punto che stiamo per rinunciare alla nostra natura per trasformarci in Homo post-human.

Marco Piracci, nel suo saggio CYBORG, perché diventiamo ogni giorno più simili alle macchine e come l’istruzione scolastica contribuisce a traghettarci verso l’Homo post-humanum edito da La Fiaccola, cerca di comprendere le ragioni profonde che stanno determinando il processo in corso, dedicando una particolare attenzione al ruolo svolto dall’istituzione scolastica. L’homo cyborg sostituirà l’homo sapiens come sostengono numerosi studi? Quali sono le motivazioni che ci spingono a ricercare il superamento del nostro corpo e della nostra mente in nome di una tecnologia che ci renda più simili alle macchine? Esistono alternative percorribili?
La scuola rinforza o rallenta questa trasformazione? «Numerose ricerche hanno sottolineato, infatti, che le generazioni dei nativi digitali sono caratterizzate dalla forte presenza di analfabetismo emotivo […] L’insorgenza di questo malessere è associata all’utilizzo dei nuovi media e in particolar modo dei social network. Da una parte il loro utilizzo stimola la produzione di alcune sostanze, tra cui l’adrenalina, che in assenza di movimento fisico finiscono per stimolare atteggiamenti aggressivi. D’altra parte, agire seguendo gli schemi imposti dalle nuove tecnologie ci abitua a vedere le altre persone con un filtro che appiattisce la realtà, ridimensiona le sue caratteristiche, nasconde buona parte della sua natura […] L’assenza di utilizzo dei codici paraverbali, come il timbro, la velocità e il tono della voce o di quelli del linguaggio del corpo come la postura o le espressioni facciali ci abituano a una modalità comunicativa fortemente ridotta impostata su schemi di semplificazione che contrastano con le nostre esigenze emozionali.

Lo scambio umano diviene così freddo e amorfo poiché mutilato dai suoi aspetti principali. La conseguenza di ciò è anche l’alterazione di alcune sostanze presenti nel nostro corpo e una vera e propria modifica, per ora accertata solo nei casi di dipendenza da internet, delle fibre nervose che collegano tra loro le parti del cervello come messo in evidenza dallo studio condotto dall’Accademia cinese di Whuan. Siamo dunque in presenza di una trasformazione “mutagenica”, come suggerito dagli studi di Kimberly Young, che accecati dal dogma del progresso non riusciamo o probabilmente non riusciamo a vedere.»
(Marco Piracci, Cyborg. pag 54)