COMMISSIONE EUROPEA: “INSTALLARE ANTENNE 5G OVUNQUE, ANCHE SENZA AUTORIZZAZIONI”

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IL PROGETTO “DARE FORMA AL FUTURO DIGITALE DELL’EUROPA” PREFIGURA L’INTERVENTO DI FDO E DELLA MAGISTRATURA CONTRO ATTIVISTI, RICERCATORI E SINDACI CHE ASSERISCONO CHE IL 5G SIA UNA MINACCIA PER LA SALUTE.

di Maurizio Martucci

Si salvi chi può: le compagnie di telecomunicazioni si stanno prendendo tutto! L’invasione elettromagnetica, lo tsunami del 5G sta arrivando. E la partita si fa sempre più dura e fa sempre più paura, complici istituzioni internazionali e nazionali praticamente appiattite sugli obiettivi del grande business. Perché il 5G ci finirà letteralmente tra capo e collo (disseminate antennine ovunque), in modalità de-regolamentata, come nel 2018 auspicava l’Agenzia garante della concorrenza e del mercato puntando sulla “rimozione di ostacoli non necessari“, per un 5G a tutto spiano, senza alcun ostacolo amministrativo. E’ alla fine, è stato deciso così nel progetto Dare forma al futuro digitale dell’Europa, lo stesso in cui si è già finiti ad prefigurare l’intervento delle forze di polizia e della magistratura per “combattere la diffusione di disinformazione sulle reti 5G, in particolare per quanto riguarda le affermazioni secondo le quali questa rete costituirebbe una minaccia per la salute”. Medici, ricercatori, attivisti e sindaci…. avvisati!

IL BUSINESS 5G AZZERA REGOLAMENTI COMUNALI E PIANI ANTENNE
Adesso però la Commissione Europea, preposta per sostenere e attuare le politiche dell’Unione Europea, s’è spinta più in là: ha infatti “adottato il regolamento di esecuzione sui punti di accesso wireless per piccole aree, o piccole antenne, cruciali per l’implementazione tempestiva di reti 5G. (…) lo scopo di aiutare a semplificare e accelerare le installazioni di rete 5G, che dovrebbero essere agevolate attraverso un regime di dispensa esente da autorizzazioni“. In pratica, almeno per le micro-celle 5G, a nulla varrebbe un’allocazione pianificata con criterio secondo Regolamento Comunale e Piano per le Antenne, visto che l’irradiazione di radiofrequenze onde non ionizzanti millimetriche è stata pensata ogni poche decine di metri, su tutti i lampioni della luce, sui semafori, sui cartelloni pubblicitari, sui balconi, nei tombini sotto ai marciapiedi e in ogni altro luogo possibile e idoneo a supportarle.

COMMISIONE EUROPEA COME COLAO
Nessuno potrò più arginare il pericolo, antenne 5G ovunque, dappertutto. Se Colao ha chiesto a Conte di spazzare via l’opposizione degli oltre 550 Comuni d’Italia per la precauzione, la moratoria e il divieto del 5G, ora da Bruxelles ci fanno sapere invece che per le mini-antenne 5G, quelle che irradiano le discusse ed inesplorate microonde millimetriche, le compagnie telefoniche non dovranno richiedere alcuna autorizzazione amministrativa. Alla faccia della cosa pubblica nella gestione di interessi divergenti tra sfera pubblica e privata. “Le reti wireless 5G rappresentano un pilastro dello sviluppo socioeconomico per l’Europa – aveva detto Thierry Breton, nel Parlamento di Bruxelles Commissario al Mercato Interno – dobbiamo spianare la strada al tempestivo lancio del 5G, senza barriere amministrative restrittive“. Sul sito della Commissione, si legge come “il regolamento di esecuzione definisce le caratteristiche fisiche e tecniche di quelle piccole celle, che sono esentate da ogni singola autorizzazione urbanistica o da altre autorizzazioni individuali come in precedenza. (….) per accelerare il lancio di questa importante nuova tecnologia nell’UE, le piccole antenne dovrebbero essere esentate da qualsiasi permesso di pianificazione urbana individuale o altri permessi individuali. Potrebbero essere ancora necessari permessi per l’impiego su edifici o siti protetti in conformità alla legislazione nazionale o ove necessario per motivi di sicurezza pubblica. Il regolamento prevede misure nazionali più ampie a sostegno della diffusione diretta delle piccole cellule.

Il regolamento di esecuzione sul 5G della Commissione Europea è stato sostenuto da uno studio, raccolte le opinioni degli Stati membri nell’ambito del comitato per le comunicazioni e tenuto due consultazioni interservizi. La Rappresentanza in Italia della Commissione Europea ha sede a Roma e Milano.