“CERCASI PERSONALE”: NON SI TROVANO STAGIONALI

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COLPA DEL REDDITO DI CITTADINANZA? NON SOLO. INDICE PUNTATO CONTRO I SALARI BASSI, LA MANCATA SPECIALIZZAZIONE DEI GIOVANI E LE PROSPETTIVE SUL FUTURO.

Non si trovano lavoratori stagionali e il mantra delle rispettive categorie è sempre lo stesso: «La colpa è del reddito di cittadinanza». Così come nella Riviera romagnola, o al Circeo, o sul litorale toscano, ci si accorge che anche a Ladispoli, città pronta ad essere presa d’assalto da almeno 50mila vacanzieri fissi, la maggior parte romani, non si trova personale, nemmeno a pagarlo. Un fenomeno che forse è riduttivo addebitare solo al sussidio statale, che comunque ha i suoi difetti nel meccanismo contorto con cui è stato concepito.

Basta farsi un giro in centro o sul lungomare. “Cercasi personale”, è la scritta affissa su molti negozi riferita ad aspiranti commesse e cassieri. “Cercasi cameriere”. Poi ancora: “Cercasi pizzaiolo e aiuto pizzaiolo”, è scritto sulla porta di una pizzeria sul viale Italia. Un continuo di richieste a Ladispoli lanciate dai vari gestori in difficoltà perché non riescono a trovare personale, specie nel fine settimana. Un problema serio soprattutto perché la stagione estiva non è nemmeno iniziata e molti locali arrancano “spremendo” i dipendenti che ci sono.

Persino il ministro del Turismo Massimo Garavaglia ha parlato di un deficit di 300-350mila persone in Italia, numeri simili a quelli diffusi da Assoturismo Confesercenti secondo cui questa mancanza mette a rischio circa 6,5 miliardi di euro di consumi e potrebbe causare una perdita di 3,2 miliardi di investimenti delle imprese del comparto e di 7,1 miliardi di euro di Pil.

Tornano a Ladispoli il titolare di un bar si sfoga: «Nella mia attività vado in crisi il sabato e la domenica. Le richieste mi arrivano ma spesso solo da persone che non vorrebbero essere regolarizzate, forse perché magari percepiscono il Reddito di cittadinanza. Alcuni vorrebbero due giorni liberi alla settimana ma come posso concederli nel bel mezzo dell’estate?». Ma i fattori sarebbero anche altri come raccontano altri colleghi. Nella pizzeria “Doppio Zero” si cercano pizzaioli. «Sì, d’accordo il reddito ma il lavoro è cambiato – parla Andrea Di Pietro – e dobbiamo conviverci. Io ho 24 anni, però non riscontro nei giovani la voglia di specializzarsi in un settore e di avere continuità. È cambiata la mentalità». Altrettanto interessante la presa di posizione di Claudio Nardocci, presidente della Pro Loco di Ladispoli. «Balneari, commercianti e ristoratori – afferma – già da mesi sanno che in estate i numeri della popolazione raddoppiano. Perché non organizzare incontri e appuntamenti? Ci vogliono anni per formare dei giovani prima di inserirli a pieno nelle rispettive attività e specializzarli. Molti ragazzi poi preferiscono partire all’estero in estate perché le offerte sono più convenienti e i salari a volte non sono altissimi». Poi l’affondo al Reddito. «Senza alimentare polemiche – sostiene Claudio Nardocci – è sotto gli occhi di tutti che l’iter di questo provvedimento sia macchinoso e a volte troppo assistenziale. Piuttosto sarebbe importante coinvolgere direttamente l’impresa per fare in modo che i privati diano il lavoro a chi ne ha veramente bisogno».

«Il fatto è che a maggio si è lavorato come in genere si fa a luglio – evidenzia Paolo Carnevalini, proprietario dello stabilimento “Columbia” e vicepresidente di Assobalneari Ladispoli-San Nicola – e si fa davvero fatica ora, ed è un discorso generale che riguarda anche altre strutture. Già nel mese di aprile avevamo lanciato l’allarme con una richiesta fatta circolare anche su social e siti internet del territorio. Speriamo che prima o poi qualcuno si faccia avanti».

La Giunta comunale non si tira indietro nel dibattito. «Del Reddito di cittadinanza – commenta Marco Milani, assessore a Cultura e Turismo – credo se ne sia parlato a sufficienza perché in un Paese come il nostro è un piano destinato a fallire. Però bisognerebbe parlare anche di disoccupazione, salari bassi, economia disastrata e disagio giovanile. Gli anni di pandemia hanno aggravato il sistema lavoro. Non ci si specializza più e i giovani vanno altrove alla ricerca di qualcosa di meglio. Di questo si dovrebbe parlare».