Anguillara dice basta ai disservizi idrici

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Rubinetti di Ladispoli
Rubinetto bagnato

Riceviamo e pubblichiamo dalla associazione “DIRITTI CITTADINANZA DEL LAGO”,

L’associazione “DIRITTI CITTADINANZA DEL LAGO” dopo l’ennesima interruzione dell’erogazione di acqua potabile a Ponton Dell’Elce pone all’attenzione dell’opinione pubblica una nota per dire che i cittadini sono stanchi di quanto sta accadendo nel territorio. Basta!

Si legge: “Il Comune avvisa la cittadinanza che per manutenzione dell’impianto di dearsenificazione che serve l’acquedotto di Ponton Dell’Elce nelle giornate del 12, 13 e 14 dicembre 2016 l’acqua servita dal suddetto acquedotto è da considerarsi non potabile per la preparazione di alimenti (reidratazione e cottura di cibi) e per l’igiene dentaria”. Tutto qui.

E’ un avviso preventivo, come dire: sappiate che starete altri tre giorni senz’acqua, arrangiatevi!

Non sfiora la mente della triade che governa Anguillara – le magnifiche tre Stelle, come già qualcuno indica Sabrina, Sara, Silvia – il dubbio di coprirsi di ridicolo, e rendersi responsabile dell’ennesima interruzione di servizio pubblico? E di provocare rischi per la salute, specialmente di bambini e persone deboli?

Ma forse i cittadini di Ponton dell’Elce dovrebbero rallegrarsi, se si è passati dalla mancanza di acqua potabile per venti giorni – un mese fa, fra la fine di ottobre e i primi di novembre – a quella preannunciata di soli tre giorni.

E cosa dovrebbero fare? Prendere taniche e bottiglie e andare a rifornirsi alle fontanelle di Roma? Oppure usare acqua minerale? Alla faccia dell’attenzione ai disagi delle persone, e alla faccia della tanto strombazzata acqua pubblica.

Non sarebbe molto più logico, giusto e doveroso, oltre che meno costoso per tutti, provvedere a fornire acqua pubblica con mezzi provvisori (autobotti)? Lo fanno pure nelle regioni più disastrate d’Italia dove anche l’acqua è oggetto di loschi affari, e pure in Africa: perché no ad Anguillara?

E non sarebbe il caso – per elementare dovere di trasparenza – che il responsabile del Servizio Idrico Comunale chiarisca quale tipo di manutenzione debba essere effettuata all’impianto di Ponton dell’Elce e per quale motivo non sia stata effettuata nel corso dei citati 20 giorni di divieto dell’uso dell’acqua per consumi umani dello scorso mese di ottobre ?

E’ una situazione non più tollerabile per i cittadini che vivono in quell’area “periferica”, e non per questo meno importante, della nostra città.

Ma la questione assume una valenza più generale, riguarda tutti noi.

 

Qui il problema va oltre la legittima esigenza di trasparenza e partecipazione, di cui non v’è traccia finora rispetto a pur importanti vicende che ci riguardano, e diventa questione di credibilità della Istituzione comunale su due temi che riteniamo essenziali: solidarietà e salute delle persone, e acqua pubblica.

Ci soffermiamo su quest’ultima.

La difesa dell’acqua pubblica, sancita con voto referendario dalla maggioranza assoluta degli elettori italiani, vuol dire che le Istituzioni pubbliche devono garantire acqua potabile a tutti i cittadini, lasciando questo che è un “bene comune” fuori dagli interessi dei privati.

Sappiamo quali siano state e siano ancora le resistenze alla applicazione della volontà popolare, che i governi hanno tentato di violare e sbeffeggiare; e sappiamo anche come molti cittadini, pur riconoscendosi nel principio, lo giudichino utopistico perché reputano le istituzioni non in grado di garantire qualità ed efficienza al servizio.

Questo è il punto.

Ma si rendono conto che con questo atteggiamento irresponsabile allontanano i cittadini dall’Istituzione, aumentano la diffidenza rispetto alla capacità del Comune di fornire un servizio che garantisca l’acqua pubblica, favoriscono – vogliamo credere inconsapevolmente – gli interessi privati sull’acqua incentivando l’uso di acque minerali?

E lo ricordano che le acque minerali non sono assoggettate alle stesse stringenti norme che limitano fortemente la concentrazione di arsenico nell’acqua?

Pensano che i cittadini di Ponton dell’Elce non facciano il confronto fra la situazione che vivono da tempo e quella dei romani loro confinanti serviti da ACEA?

Vogliono veramente evitare di cedere il Servizio Idrico Integrato ad ACEA, oppure sono in balia degli eventi e si ritroveranno “loro malgrado” a dover ricorrere a questa grande multinazionale che sta diventando una delle 4-5 grandi aziende che governeranno il business dell’acqua in Italia?

Ci sembrano domande del tutto legittime, a cui vorremmo sia data una risposta non a parole ma con i fatti. E attendiamo fiduciosi

 

Consiglio Direttivo associazione “DIRITTI CITTADINANZA DEL LAGO”