ANCI HA UN ACCORDO CON LA LOBBY 5G

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UN DOCUMENTO ATTESTA CLAMOROSI CONFLITTI D’INTERESSI. AUMENTO DEI LIMITI SOGLIA DELL’ELETTROSMOG: L’ANCI HA LASCIATO CADERE NEL VUOTO I 120 GIORNI PREVISTI NEI QUALI I COMUNI AVREBBERO POTUTO OPPORSI.

di Maurizio Martucci

Tempo scaduto, l’esecutivo non ha interpellato l’ANCI e l’ANCI non ha fatto nulla per essere ascoltata dall’esecutivo. Ma se i Sindaci contrari all’innalzamento dell’elettrosmog non sono stati sentiti dal Governo Meloni, un motivo ci sarà.

Così come ci sarà anche un motivo per cui l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) invece di battere i pugni sul tavolo chiedendo la convocazione della Conferenza Unificata, ha lasciato cadere nel vuoto i 120 giorni utili e previsti per legge nei quali, magari, i Comuni avrebbero potuto esprimere il loro dissenso, le ragioni a difesa della salute pubblica e degli interessi collettivi.

Alla ricerca del motivo o di una serie di perché, spunta adesso un documento originale che attesta i clamorosi conflitti d’interessi, cioè i legami saldati tra le parti in causa attraverso una convenzione alla luce del sole sottoscritta tra i vertici di ANCI, Governo nazionale e lobby del 5G per “promuovere, presso le amministrazioni comunali associate, la sottoscrizione degli accordi operativi allegati, reputati un utile strumento per agevolare le interlocuzioni tecniche tra uffici comunali e Operatori e garantire la pronta esecuzione delle opere.” Nell’accordo, si parla espressamente anche di densificazione del 5G “per la realizzazione di nuove infrastrutture di rete idonee a fornire servizi radiomobili in aree a fallimento di mercato in Italia entro il 2026“.

Se non è proprio una pistola fumante, poco ci manca: che forse quest’ambiguo legame sia la ragione occulta della mancata convocazione della Conferenza Unificata, passata senza opposizione dei territori la riforma sui limiti soglia d’inquinamento elettromagnetico? Detto in altre parole: sottoscritta un’intesa come questa, quale interesse avrebbe avuto ANCI ad opporsi allo tsunami 5G, se s’è formalmente impegnata per 3 anni a promuoverlo tra i Comuni? Il documento, prodotto in un’inchiesta di OASI SANA. si chiama “Convenzione reti ultraveloci PNRR” ed è stato firmato nel Luglio 2023 dall’ANCI con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per la trasformazione digitale sotto l’egida del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per l’Innovazione Alessio Butti, insieme a TIM, Vodafone, Open Fiber, Inwitt, Inftratel e FiberCop.

L’accordo richiama il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, i fondi europei stanziati da Bruxelles per la ripresa post emergenza sanitaria 2020, e riguarda le azioni del 5G da completare nell’investimento 3 “Reti ultraveloci” della Missione 1 – Componente C2, ovvero i progetti Italia a 1 Giga (importo complessivo di 3.863,5 milioni di euro), Italia 5G (2.020 milioni di euro), Scuola connessa (261 milioni di euro), Sanità connessa (501,5 milioni di euro) e collegamento delle isole minori (60,5 milioni di euro): sul piatto, in sostanza, ANCI si è impegnata ad agevolare tra i propri associati dei Comuni italiani progetti sul wireless di quinta generazione per un investimento totale di circa 4.900 milioni di euro.

Il Piano Italia 5G ha l’obiettivo di incentivare la diffusione di reti mobili 5G in grado di assicurare un significativo salto di qualità della connettività radiomobile mediante rilegamenti in fibra ottica delle stazioni radio base e la densificazione delle infrastrutture di rete, al fine di garantire la velocità”, si legge nel testo dell’atto che chiarisce come “Piani PNRR dovranno essere completati a cura degli Operatori entro il 30 giugno 2026”, termine finale della convenzione ANCI.

Il problema è che l’ANCI avrebbe dovuto rappresentare tutti i pareri dei Comuni, e non l’ha fatto. Avrebbe dovuto farsi portavoce delle istanze anche dei circa 80 municipi che nelle ultime ore dei 120 giorni utili per la Conferenza Unificata (mai convocata) hanno approvato ordinanze o delibere di consiglio comunale per farsi trovare pronti nel tavolo di confronto col Governo Meloni caduto nel vuoto, con l’obiettivo di rappresentare anche l’opposizione di quelle municipalità che hanno assunto una posizione precauzionista e di prevenzione del danno, schierandosi nettamente contro l’aumento dei limiti soglia d’inquinamento elettromagnetico. Proprio come nel 2020, quando oltre 600 Comuni Stop5G vennero silenziati dal bavaglio del cd. decreto Semplificazioni chiesto al Conte I dal top manager Vittorio Colao.

Ma non l’ha fatto, cioè ANCI non ha dato voce a chi è rimasto senza: perché? Forse la risposta è proprio in questa convenzione ANCI-Governo-Lobby del 5G che palesa un clamoroso (l’ennesimo) caso di conflitti d’interessi. Una cosa è però certa: tutta la manovra 5G, dall’inizio e fino all’art. 10 della legge 214 del 30.12.23, è infatti contornata di torbido e scarsa trasparenza, a cominciare dall’inizio, sin da quando il Sen. Salvo Pogliese, amico storico del ministro Adolfo Urso (vero esecutore della legge voluta dalle multinazionali straniere) ha innescato l’iter parlamentare con un subdolo emendamento, per poi ritrovarsi beneficiario nel suo collegio elettorale di Catania di un finanziamento da 200 milioni di euro mediati proprio da Urso per la costruzione dell’Etna Valley.
Questa è l’Italia, così è, se vi pare!