TAMPONI E RITARDI, LA STORIA DI R.

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Una maestra, positiva al Covid, tra ritardi e interpretazioni errate, una storia vera, accaduta a molti altri.

di Christian Scala

L’articolo ha per protagonista una ragazza che per motivi di privacy chiameremo R, risultata positiva al Covid, la sua storia non è l’unica perché quello che è accaduto a lei, sta succedendo anche a molte altre persone.

Amara scoperta

fa di professione la maestra, premurosa e gentile con tutti i suoi alunni, in tempo di Covid è sempre molto attenta che i bambini indossino la mascherina. Siamo a inizio ottobre e Lei da alcuni giorni ha dei continui fastidi che fortunatamente sono passeggeri, ma la situazione muta improvvisamente intorno a metà mese, quando una mattina si sveglia con un forte mal di testa, raffreddore e soprattutto febbre. Per questo motivo non va a lavoro e soprattutto prende la decisione, farsi il tampone rapido. Questa decisione non trovò d’accordo la sua dottoressa la quale si rifiutò inizialmente di prescrivere la ricetta medica poiché convinta che la febbre fosse venuta a R a causa di una freddo di stagione. Vista la forte resistenza, il medico non poté fare altro che effettuare la prescrizione, in modo che la maestra il giorno seguente sarebbe andata a fare il tampone, regolarmente fatto. Ma qui arrivò il primo problema, R ha dovuto attendere quasi tre giorni per avere il referto, che essendo il tampone rapido, sarebbe dovuto arrivare nel giro di poche ore. Il risultato è quello che la maestra non avrebbe mai voluto sentirsi dire, positiva e soprattutto difficilmente al molecolare sarebbe risultata negativa.

I tamponi negati

Il giorno del molecolare la maestra si trovò spiazzata dalla risposta dell’infermiere, il quale gli disse che il suo nome non era presente nella lista dei positivi. Alla perplessità di R, gli infermieri presenti risposero con ricerche per capire se ci fosse stato un errore, trovando il suo nome nella lista dei positivi e sottoponendo la maestra al molecolare. Con Lei c’erano i suoi genitori, che a questo punto volevano a loro volta sottoporsi al test rapido, data la  positività della figlia. Amaramente invece ai due fu negato il tampone poiché la figlia aveva una carica virale inferiore a 5 e quindi sicuramente sarebbe stata negativa, con grande stupore dei genitori e di R . Effettuato il molecolare e rassicurata dalle parole dell’infermiere, non rimaneva che attendere l’ufficialità. Non è mai arrivata. Così la maestra dopo quasi una settimana di attesa, chiamando al telefono la Asl venne a sapere che era nella lista dei positivi, ma non ricevendo mai il referto, non ha mai avuto un dato scritto da poter leggere.

Ritorno alla normalità

Avendo conferma della sua positività, la maestra dovette attendere una settimana per sottoporsi nuovamente a un molecolare, questa volta anche i suoi genitori fecero il tampone, superata la difficoltà del trovare un centro dove effettuarlo, poiché il sistema online di prenotazione è andato in tilt. I genitori, dapprima positivi, risultarono negativi entrambi al molecolare, mentre R dovette attendere tre giorni per scoprire di essere ancora positiva. Per tornare alla vita normale ha dovuto attendere i 21 giorni, passati i quali un positivo al Covid non è più considerato contagioso.  Surreale quello che accadde a novembre. Il primo giorno in cui è uscita ha ricevuto una chiamata dalla Asl in merito al tampone effettuato dieci giorni prima, la sua storia non è isolata, lo stesso sta accadendo in tutta Italia: tamponi persi, mancate o tardive comunicazioni da parte della Asl e difficoltà  nella prenotazione online. R è tornata alla sua vita, al suo lavoro dove è stata accolta con grande gioia dai suoi alunni.