STOP ALLE PELLICCE

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La Commissione Bilancio al Senato ha approvato l’emendamento De Petris e altri che mette al bando gli allevamenti da pelliccia. Ogni stabilimento dismesso potrà beneficiare di indennizzi statali fino a un massimo di 3 milioni di euro.

Certo non siamo più all’epoca della pietra, quando gli uomini primitivi avevano bisogno delle pelli animali per difendersi dalle intemperie. Eppure l’emendamento trasversale alla legge di Bilancio, presentato dalla senatrice Loredana De Petris, insieme con altri parlamentari di matrice diversa (M5S, FI e SVP), per mettere al bando tutti gli allevamenti di animali da pelliccia, approvato dalla Commissione Bilancio del Senato, è stato duramente criticato dall’Associazione Italiana Pellicceria (AIP).

Vittoria – Fonte: Lega Anti Vivisezione (LAV)

Secondo il presidente Roberto Tadini, come riporta “Il Sole24Ore”, questo provvedimento cancella un pezzo di made in Italy e un intero settore produttivo. Gli allevamenti di visoni italiani, ha detto Tadini, prosegue la testata, garantiscono una produzione di qualità, sono ispezionati da revisori autonomi e seguono il protocollo WelFur per il benessere degli animali in allevamento, il sistema riconosciuto dalla Commissione Europea e inserito nella banca dati sull’autoregolamentazione.

In realtà le associazioni animaliste, in prima fila la Lega Anti vivisezione (LAV) portano avanti la battaglia “No fur” da quasi 10 anni. Ogni anno in Italia sono uccisi oltre 60.000 visoni per il “valore” della loro pelliccia. Con questo emendamento “l’Italia è un paese più civile, abbiamo messo la parola fine a un’industria crudele, anacronistica, ingiustificabile che non ha più motivo di esistere in una società civile dove il valore di rispetto per gli animali, in quanto esseri senzienti, è sempre più diffuso e radicato”, afferma Simone Pavesi, responsabile Area Moda Animal Free. Già con la campagna #EmergenzaVisoni lanciata nel 2020, dopo la scoperta del primo focolaio in un allevamento olandese di visoni, spiega LAV, era stato raggiunto un risultato importante: la temporanea sospensione degli allevamenti sino al 31 dicembre 2021. Del resto già molti altri paesi europei avevano già fatto questo passo molto prima dell’epidemia. Entro il 30 giugno i 5 allevamenti rimasti nel nostro Paese dovranno essere dismessi, ma potranno beneficiare di indennizzi in proporzione al ciclo produttivo fino al 30% del fatturato registrato nell’ultimo ciclo produttivo, con un contributo massimo di 10mila euro a fondo perduto per demolire e riconvertire in altre attività agricole. Gli allevamenti, potranno usufruire anche di un fondo di 3 milioni di euro per la riconversione in impianti agri-voltaici e parchi agrisolari per la produzione di energia pulita, stanziati dal Next Generation EU-Italia, da assegnare entro il 31 gennaio 2022.

Gillian Anderson nella famosa campagna animalista – Fonte: PETA

Secondo la presidente dell’Ente Nazionale Protezione Animali, Carla Rocchi, si tratta di un’iniziativa di civiltà, fondamentale per il nostro Paese anche nel contesto europeo. Allevare in cattività animali al solo fine di ucciderli per vanità è inaccettabile per un paese che si definisce civile, senza poi dimenticare la difficile situazione sanitaria che rende questa pratica crudele e insensata oltre che uno strumento pericoloso di diffusione dei virus.

Gli amici degli Aristogatti

a cura di Barbara e Cristina Civinini

Colonia felina del castello di Santa Severa https://gliaristogatti.wordpress.com