Roma, cronache di resistenza

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Storie di ordinaria follia in Italia

Vi ricordate di Osvaldo? Abbiamo raccontato la sua storia in Umanità calpestata. L’uomo che si è ammalato a marzo 2020 e per questa colpa è diventato una persona senza diritti né volto, finito nel caos di un ospedale romano al tempo del Covid-19.

Osvaldo è morto il 24 marzo, due giorni dopo aver compiuto 92 anni in un letto da solo, o almeno così si ipotizza. In realtà non si sa. É stato prelevato da casa dopo che aver avvisato il medico che aveva la febbre. La moglie lo ha visto andar via con i medici incappucciati dritto e fiero di fare ancora una volta il suo dovere. Da ex carabiniere in pensione qual’era, ha seguito i sanitari e non è più tornato.

La vedova ha saputo della sua dipartita solo i primi giorni di aprile, mentre ogni giorno al telefono invano cercava notizie del marito, lui già era andato ad allungare la lista dei decessi romani. Dicono siamo morto di Covid-19, muoiono solo di Coronavirus ultimamente. Anna è sana e lasciata sola a smaltire la rabbia che ha dentro, con tre lavatrici al giorno porta via polvere dagli indumenti suoi e del marito, non i dubbi e il senso di ingiustizia.

Ha chiamato Zingaretti per dire: “Perché lei si è curato a casa e il mio Osvaldo è stato portato via e messo chissà dove e con chi?”. Una voce gentile al telefono le ha consigliato di non agitarsi. Non è agitata Anna è arrabbiata, non ha pace. Vuole sapere come stava, che cure hanno scelto per lui, come è morto, di cosa è morto. Lei era lontana, in quarantena precauzionale a casa.

Dalla struttura sanitaria è arrivato il conto, l’importo speso per scarpe e vestiario, così dicono. Quando lo hanno prelevato dall’abitazione non ha potuto portare nulla con sé e nessuno ha voluto nulla nei giorni seguenti.

Non è la sola storia di famiglie spezzate, di familiari in cerca di verità e giustizia per il loro cari.