Roma-Civitavecchia, lo sfogo dei pendolari: “In viaggio come bestie”

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Numerose corse sono state cancellate e così i poveri lavoratori si ritrovano ammassati come sardine all’interno dei convogli ma anche sulle banchine delle stazioni di Cerveteri, Ladispoli e Fiumicino.

Tutti nelle carrozze come sardine. Era così prima e lo è anche oggi ai tempi del Coronavirus. Da ieri i poveri pendolari protestano perché essendoci meno corse, dopo la decisione di Trenitalia e Regione e in seguito al calo dei passeggeri, gli utenti della Roma-Civitavecchia si accalcano in quelle (poche) disponibili. Impossibile così rispettare il decreto del Governo contro il Covid-19. Con cancellazioni e ritardi la situazione è infernale e si crea ancora più affollamento tra i cittadini delle stazioni di Cerveteri, Ladispoli, Palidoro e Fregene pazientemente in attesa con le loro maschere protettive. Un paradosso che, oltre ad aumentare i rischi di contagio, ha fatto imbestialire infermieri, forze dell’ordine, operatrici call center, insomma quelle categorie costrette a non poter stare a casa. Ieri un convoglio è stato preso d’assalto persino dai turisti di una nave in arrivo dalla Spagna (il treno partito da Civitavecchia alle 6 e diretto nella Capitale). “Effettivamente eravamo molto preoccupati – ammette Andrea Ricci, presidente del comitato pendolari Litoranea Nord – e di fatto si è verificato uno scenario non consono alle direttive governative. Tuttavia, discutendo in queste ore con Regione e Trenitalia nell’Osservatorio dei Trasporti, siamo riusciti a strappare una corsa, quella che parte da Civitavecchia alle 4 del mattino”. Anche oggi i pendolari hanno protestato per l’assembramento che si crea sulle banchine e negli scompartimenti.