PADRENOSTO: VALERIO, I NAP E L’AMICO IMMAGINARIO

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ARRIVA AL CINEMA IL DRAMMA FAMILIARE DI CLAUDIO NOCE, ISPIRATO ALL’ATTENTATO SUBITO DAL PADRE, VICEQUESTORE, RESPONSABILE DELLA SEZIONE ANTITERRORISMO, PER MANO DEI NAP, NEL 1976. IL COPROTAGONISTA PIERFRANCESCO FAVINO PREMIATO ALLA MOSTRA DI VENEZIA CON LA COPPA VOLPI COME MIGLIOR ATTORE.

di Barbara Civinini

Niente, il mondo visto con gli occhi di un bambino inchiodato a un attimo orribile, quello del feroce attentato al padre, diventa un film: Padrenosto. Lo firma Claudio Noce, figlio di Alfonso, vicequestore, responsabile della Sezione Antiterrorismo del Lazio, sopravvissuto a un attentato dei Nuclei Armati Proletari, consumato il 14 dicembre 1976, in pieni anni di piombo, dove perse la vita l’agente Prisco Palumbo.

I NAP rivendicarono l’azione, diretta a uccidere il boia del Servizio di sicurezza, il corpo di polizia speciale nato sotto il ministro Cossiga per far fronte all’emergenza terrorismo, poi diventato Nocs. Il volantino dei nappisti gli addebitava l’omicidio della militante Annamaria Mantini e concludeva con un incipit che rimane scritto indelebile nel cuore di Valerio, il giovane protagonista: la condanna a morte che i proletari hanno sentenziato è stata soltanto rinviata. I proletari hanno tanta pazienza e lunga memoria. Da quel momento, la paura e il senso di vulnerabilità segnano drammaticamente i sentimenti di tutta la famiglia e Valerio si rifugia nel suo mondo. Il compagno di giochi che vede è un amico immaginario?

Tutto il film diretto da Noce e sceneggiato a quattro mani con Enrico Audenino, è giocato sul doppio piano delle fantasie di un bambino impaurito – interpretato da un bravissimo Mattia Garaci – e una realtà ormai lontana, sfumata. Durante una vacanza in Calabria Valerio conosce Christian (Francesco Gheghi), un ragazzino poco più grande di lui. Ribelle e sfrontato, sembra arrivato dal nulla. Quell’incontro, in un’estate carica di “scoperte”, cambierà per sempre le loro vite. Tutta la storia, sapientemente miscelata, è una vera e propria lettera d’amore di un figlio al padre, sempre vivo nella mente con gli occhi dell’infanzia. Certo, una relazione familiare che non può non coinvolgere la platea, perché tutti, nel bene o nel male, hanno un padre.

Il ruolo del magistrato aggredito dai NAP, e padre del regista, è interpretato da un superbo Pierfrancesco Favino a cui la Mostra di Venezia ha assegnato la Coppa Volpi come miglior attore. Emozionatissimo, l’attore nel ritirare il premio, l’ha dedicato a tutte le stelle che ancora una volta nasceranno, quando si gira un film, come buon auspicio di ripresa per il settore.

All’epoca dell’attentato, spiega il regista, ero troppo piccolo per capire che quell’affanno avrebbe abitato dentro di me per molto tempo. Scrivere questa lettera a mio padre tracciando i contorni di una generazione di bambini “invisibili” avvolti dal fumo delle sigarette degli adulti, dice, non è stato facile; provare a farlo mutando le parole da private in universali è stata una grande sfida come cineasta e come uomo. La Digos a conclusione delle indagini riuscì a individuare alcuni dei responsabili dell’attentato come appartenenti al “Nucleo Armato 29 ottobre”. Il film è prodotto da Tendercapital Productions e Vision Distribution, con il contributo della Fondazione Calabria Film Commission.