Fausto Leali “Non è facile gestire il successo”

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Intervista esclusiva a Fausto Leali, da oltre
50 anni protagonista della musica italiana
di Felicia Caggianelli

Quando sale sul palco è come se il tempo si fermasse. E lo ha dimostrato anche a Borgo San Martino pochi giorni fa quando ha infiammato oltre 3.000 persone in occasione della Sagra della salsiccia. Fausto Leali, classe 1944, continua ad essere uno dei protagonisti della musica italiana, capace di attraversare varie generazioni e suscitare sempre consensi ed entusiasmo. Il concerto del cantante bresciano ha confermato come alcuni brani siano immortali, abbiamo visto adulti e bambini intonare hit come “Ti lascerò”, “Io camminerò”, “Io amo”, “Mi manchi”. Lo show di Leali è stato la dimostrazione che un artista completo non teme il trascorrere degli anni, sa rinnovarsi nel modo giusto, pur mantenendo le sue caratteristiche più spiccate. Grazie alla collaborazione degli organizzatori della sagra di Borgo San Martino, abbiamo avuto il piacere di intervistare Fausto Leali, scoprendo un artista diretto e sempre pronto a metterci la faccia in ogni considerazione.

Lei a 14 anni ebbe il suo primo ingaggio come professionista nell’orchestra di Max Corradini e due anni dopo entrò nell’orchestra del fisarmonicista jazz Wolmer Beltrami. Cantare era nel suo destino o da bambino sognava di fare un altro lavoro?

“Mi è sempre piaciuto cantare, era la mia strada ed i fatti lo hanno dimostrato. Non mi immagino a svolgere un’altra professione nella vita”.

A 23 anni ebbe un successo clamoroso con la canzone A chi che fu il suo trampolino di lancio internazionale. Come si riesce a soli 23 anni a non essere travolti dalla celebrità?

“Non ho avuto il tempo di pensarci. Sono stato sì catapultato in questo mondo ma ci sono arrivato spontaneamente. Il successo si gestisce male per inesperienza. Purtroppo a 23 anni non ti rendi conto di quello che ti succede. Io però non mi sono fatto travolgere. Sono rimasto me stesso. Sempre tranquillo. Tuttavia la gestione a 23 anni di una cosa così importante e grande che se ti salta addosso spesso non riesci a gestirla bene. Naturalmente gradualmente acquisisci esperienza grazie anche al fatto che dopo il successo della canzone A chi ci sono stati altri traguardi importanti che mi hanno messo in condizione di rendermi conto di come affrontare al meglio queste, piacevoli e gratificanti, situazioni.”

Fausto Leali, per la tonalità unica della sua voce, in passato fu definito dagli addetti ai lavori il cosiddetto “negro bianco”. Quanto ha sentito nel corso della sua carriera questa responsabilità?

“E’ accaduto tanto tempo fa. E’ stato un bel complimento, ma avevo nemmeno venti anni. Ne ho 72 di anni e direi che con il tempo la voce è anche migliorata. Era una responsabilità ovviamente, ma credo di essermela cavata. Fausto Leali è Fausto Leali. Non parliamone più. Questo appellativo me lo hanno dato che avevo 18 anni”.

Nell’1989 altro successo con la canzone ‘Ti lascerò’ al fianco di Anna Oxa con cui vinse il Festival di Sanremo. Due facce di un’unica medaglia. Cosa ricorda?

“È stata una bellissima esperienza. L’idea è nata una sera a cena con i dirigenti della Sony. Anna ed io eravamo già grandi amici, eravamo spinti dalla gioia del successo che in quel momento ci sommergeva. Abbiamo deciso di tentare questa pazzia. Che si è rivelata vincente visto che abbiamo vinto Sanremo e la nostra canzone è risultata il terzo singolo più venduto fra quelli presentati in quell’edizione canora”.

Sveliamo un aneddoto. E’ vero che Fausto Leali poteva avere davanti anche una brillante carriera da attore?

“Sì vero. Non ho accettato di fare film, nonostante ripetute proposte. La casa cinematografica Titanus nel 1967, subito dopo il successo di A chi, essendo io anche molto carino come ragazzo, mi contattò. Ricordo che mi trovavo a Roma e conobbi un dirigente della Titanus che mi propose di fare dei film. Ho fatto perfino un provino che andò molto bene. Tuttavia nel frattempo a causa dell’insorgere di due polipi alle corde vocali mi sono dovuto sottoporre ad una operazione, sono rimasto indietro con gli impegni della mia carriera di cantante per parecchi mesi e ho dovuto recuperare. Intanto il tempo passava ed io non ci ho più pensato. Chissà magari vincevo l’oscar”.

Lei comunque il viso d’attore ce l’aveva…

“Sì. Sarebbe stata una bella esperienza, dopotutto i miei colleghi da Al Bano a Bobby Solo, da Tony Renis a Little Tony, hanno avuto la loro occasione nel settore cinematografico. Fermo restando che non mi sono mai sentito attore tuttavia, entrando in quel ambiente, avrei arricchito sicuramente il mio bagaglio di esperienze”.

Progetti futuri?

“A metà ottobre esce il mio nuovo album con Mina, De Gregori, Baglioni, Britti, Ranieri, Hadley e Clementino. E poi ovviamente tanti concerti per la gioia di cantare”.

Per concludere, ma Fausto Leali ha dei rimpianti?

“Tantissimi. Ma non riesco ad elencarli tutti in una manciata di minuti”.