INTERVISTA A PIETRO ROMANO

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AL TEATRO ARCOBALENO FINO AL 17 DICEMBRE PSEUDOLUS – IL BUGIARDO DI TITO MACCIO PLAUTO.

di MARA FUX

Svariati anni fa, più o meno nel ‘88 – ‘89 nell’era ormai giurassica dei miei esordi giornalistici, fui inviata in uno dei più avanguardistici teatri cantina dell’epoca, l’Agorà 80, per recensire un allora giovanissimo Piermaria Cecchini in scena con un curioso quanto brillante spettacolo intitolato “2001: Odissea nell’ospizio” all’interno del quale trionfava tra gag e battutone il personaggio di “Spotteo”, il dio degli spot. Sinceramente l’immagine di Cecchini con corazza fluorescente in mezzo a pseudo nuvolette, l’ho conservata per anni ma mi si è letteralmente parata davanti nel leggere che ad interpretare lo “Pseudolus” plautino in questi giorni in scena al Teatro Arcobaleno di Roma, è Pietro Romano, l’attore vincitore dell’Edizione 2021 di “Facce da Spot” ovvero “Spotteo” in carne ed ossa.

Già perché Pietro Romano, attore di cinema e teatro che calca le scene dalla tenera età di 10 anni, è il testimonial più popolare della pubblicità: a voler giocare al cambio di canale col telecomando in mano, si rischia solo di vederlo balzare dalla stalla della Seresina, a Immobiliare.it, dal Caffè Borbone a Mac Donald’s, da Facile.it alle confortevoli braccia di Alexa. Insomma: è ovunque!

Quale fu la tua prima pubblicità?
Banco Posta! Era il 2000 e le Poste si presentavano per la prima volta come istituto bancario, con il claim “Che Bella scoperta!”.

Un’azienda importante, come ci arrivasti?
Grazie a Mario Donatoni. É stato il mio mentore: un grande interprete conosciuto per aver preso parte a tutta la saga dei film di Tomas Milian, ricordato anche per un ruolo di cui egli stesso andava molto fiero, quello del sicario nel Padrino 3 di Francis Ford Coppola.

Come lo conoscesti?
Mi conosceva lui per via di mio padre, capogruppo e addetto alla produzione nel cinema, e mi veniva spesso a vedere quando ero in scena: capitò che venne ad un “Aggiungi un posto a tavola” dove interpretavo il ruolo che era stato di Johnny Dorelli; gli piacqui e mi volle in compagnia. Fu il mio primo contratto teatrale. A cui ne sono poi seguiti tantissimi.

Sei stato Il conte Tacchia, il Marchese del Grillo, hai numerosi Pirandello alle spalle…
Fare l’attore è il mio lavoro, quello di cui campo, quindi è logico che lo svolga con diligenza esattamente come un postino o un impiegato di banca.

Il ruolo è Pseudolus al Teatro Arcobaleno, in una produzione del Centro Teatrale Meridionale e con la regia di Nicasio Anzelmo. Com’è questo personaggio?
Mi affascina ma al tempo stesso appartiene a quei ruoli che ho sempre fatto nella commedia classica, è ricco di battute argute che permettono tanta improvvisazione. Pseudolus è la conferma della mia volontà di scegliere testi brillanti, leggeri, comici che si allineano alle mie corde e che mi permettono anche di districarmi dagli affanni e dagli obblighi cui quotidianamente ci sottopone la vita.

Però è la prima volta che fai un personaggio, come dire, classico?
In certo qual modo sì, soprattutto è la prima volta che affronto un testo di Plauto e sono molto curioso dall’idea di calarmi per la prima volta in un testo latino. Che dire: ovviamente ce la metterò tutta ma mi affiderò alle indicazioni e all’esperienza di Nicasio Anzelmo, nostro regista, che grazie ad una vivida conoscenza di quel mondo, son certo farà di Pseudolus un personaggio formidabile.

Chi è Pseudolus?
È l’antieroe che diventa eroe, è uno dei tanti schiavi bugiardi tratteggiati da Plauto nelle sue opere che mente continuamente dicendo una bugia dietro l’altra ma sempre a fin di bene e che, pur di aiutare il proprio padrone, non si pone il problema delle conseguenze. È uno che per fedeltà rischia tutto, un personaggio che ama, in assoluto, senza chiedere niente cambio, se non la libertà.

E tu di bugie ne dici?
Mai! Il che è già di per sé una grossa bugia!