INTERVISTA A BEATRICE FAZI

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Beatrice Fazi
immagine Beatrice Fazi

LA MIA FAMIGLIA È LO SPETTACOLO PIÙ BELLO

di Mara Fux

New entry di “Un posto al sole” e temeraria chef nei palinsesti del daytime di TV2000, la divertente attrice salernitana ritiene la propria famiglia il suo più grande successo.

Nella tua carriera televisiva ai ruoli protagonisti di “Un medico in famiglia” e de “Il restauratore”, si aggiunge un nuovo personaggio, l’affascinante Isabella Veneziani, consuocera della proprietaria del Caffè Vulcano nonché madre di Riccardo Crovi: una nuova avventura professionale?
Altroché! Quella di “Un posto al sole” è una macchina rodata che va alla velocità della luce, sono 28 anni che la gente la guarda e sul set c’è un collante fortissimo che tu, che sei appena arrivata, avverti nonostante ti mettano tutti a tuo agio.

Cosa viene chiesto maggiormente agli attori?
Soprattutto precisione nella professionalità ovvero che tu non sia causa di inciampi, perché è una macchina produttiva importante e costosissima che non si può permettere errori. Insomma di essere sveglia ed essere pronta quando tocca a te.

In pratica di “stare sul pezzo”…
Esatto, il che mi sembra anche giusto considerando da quanto tempo sia seguita dal pubblico. Quando dobbiamo girare, provo una certa tensione e non c’è volta che alla fine della scena non chieda come sono andata: lo domando a tutti nonostante sia una vera secchiona, nel senso che non arrivo mai sul set senza aver studiato e ristudiato la parte.

E’ un personaggio destinato a crescere?
Qualcosa si mormora e in cuor mio spero di sì anche perché non ti nascondo che a 51 anni mi piacerebbe aver maggiori sicurezze professionali. Lavoro da tantissimi anni dividendomi tra televisione, cinema e teatro ma si sa che in questo ambito devi sempre ricominciare da capo. È una gavetta continua che pare non finisca mai: ogni volta che pensi di aver raggiunto un poco di tranquillità il lavoro termina e devi cercare qualcosa di nuovo per proseguire, per cui ti ritrovi a fare anche otto cose assieme e una semina continua.

Non so se siano proprio otto, ma in teatro sei un po’ ovunque..
Vero! Sono passata da “Famiglia micidiale” di Alessandra Merico al Teatro 7, a “Le Eumenidi” di Eschilo all’Arcobaleno oltre alla ripresa di “In nome della madre” di Erri De Luca al 7off e a febbraio tornerò al Teatro Golden nel quarto appuntamento della saga delle “Stremate” con Giulia Ricciardi e Milena Miconi.

Usare il termine “saga” a teatro non è improprio?
A tutti gli effetti quella de “Le Stremate” lo è e credo pure che sia l’unico caso di serie teatrale al mondo. Scherzando e ridendo siamo arrivate a 7 episodi che ricalcano titoli famosi di cui 4 sono nella corrente stagione del Golden: “Parzialmente stremate”, “Stremate dalla Luna”, “Le bisbetiche stremate”, “Tre stremate e un maggiordomo”.

Gli altri li proporremo nella prossima. Gli episodi sono legati da qualche filo conduttore?
Per noi e per il pubblico che ci segue dall’inizio esiste una cronologia ma gli episodi possono essere visti l’uno per l’altro in maniera sé stante. C’è molta autoironia e tante battute al fulmicotone nonostante in ciascun episodio vengano trattate tematiche riguardanti la condizione femminile.

Del nuovo progetto in fieri con TV2000 puoi anticiparci qualcosa?
In realtà pochissimo, nemmeno il titolo, perché verrà annunciato tutto nei prossimi palinsesti. Ma è sulla falsariga di “Per sempre” e “Beati voi” trasmissioni a tema religioso che hai condotto su questa rete peraltro con grande successo? No, no si tratta di una trasmissione che si svolge in cucina ma ti garantisco che avrà un taglio tutto diverso dalle altre della stessa tipologia.

Mi fai sospettare che tu voglia portare in tv la cucina di casa tua, ove la tavola è aperta agli amici ed ai compagni di scuola dei tuoi figli; che rapporto hai con loro? Con me e mio marito i nostri figli hanno un rapporto schietto ma non da amici perché riteniamo che solo mantenendo certe distanze essi ci possano vedere come depositari di valori e di esperienza cui attingere per crescere. Il valore che abbiamo tenuto a trasmettere di più è il rispetto della vita: ti dico di non bere o non drogarti perché l’alcool o la droga rovinano “te” che sei un bene prezioso. Con ciò non voglio dire che i miei figli siano dei santi o vivano fuori dal mondo dei coetanei ma solo che attraverso il dialogo abbiamo costruito un rapporto aperto per cui, se si accorgono che quanto stanno facendo va contro di loro, hanno il coraggio di chiederci aiuto senza vergognarsi.