Inceneritore a Pian D’Organi, il NO al progetto

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Tarquinia risponde punto per punto alle controdeduzioni di A2A Ambiente Spa per ribadire il no al progetto di un mega-inceneritore.

A seguito della Conferenza dei Servizi del 30 Giugno 2020, la A2A Ambiente Spa, ha chiesto, e successivamente ottenuto dalla Regione Lazio, un termine di 180 giorni, per dare riscontro alle osservazioni degli Enti e del Pubblico, che il 28 Dicembre sono state rese pubbliche sul sito web della Regione Lazio.

Una richiesta irrituale, concessa, senza alcuna norma di riferimento per la conferma di tale termine, centottanta giorni per rispondere “agli aspetti attinenti alle criticità ambientali rappresentate nelle osservazioni nonché tutti gli aspetti connessi alla formulazione dei pareri e al rilascio dei titoli abilitativi da acquisire nel procedimento di VIA”.

Dalla corposa pubblicazione di documenti, prodotti dai tecnici della A2A Ambiente Spa, però, ci si aspettava di più di un mucchio di documenti di parte, ridondanti e privi di risposte alle tantissime osservazioni puntuali di comitati, associazioni e cittadini.

Controdeduzioni e osservazioni del Pubblico che la Società ha classificato in 48 ”macro-argomenti” ciascuno riportante il tema dell’osservazione, la sua sintesi, il soggetto firmatario, con l’ unico intento di voler affermare, il primato dell’incenerimento, prevedibilmente come l’oste fa con il suo vino.

Le controdeduzioni tentano addirittura di riscrivere il piano dei rifiuti della Regione Lazio, quello appena approvato, che non prevede ulteriori inceneritori, tentando di dimostrare che la crescita della raccolta differenziata non sarà raggiunta, perché “appare eccessivamente ottimistica, poco realistica e, quindi per le sottovalutazioni che determina, molto rischiosa”; il tutto riportando dati vecchi.

Infatti, i dati ISPRA aggiornati all’anno 2019 riportano un incremento del 4,4% dal 2017 nella percentuale di RD nel Lazio, che raggiunge quindi un totale di 52,2%, e gli stessi dati mostrano anche come la percentuale di RD, nell’anno 2019, nella Provincia di Viterbo arrivi al valore del 54,8%, dimostrando quanto il raggiungimento del valore del 70% della percentuale di RD nel Lazio entro il 2025 sia sempre più verificabile.

Il nuovo piano dei rifiuti della Regione Lazio proprio non piace alla A2A, che ipotizza scenari pessimistici sull’impianto di Colleferro, il quale, a detta della proponente, potrebbe subire dei rallentamenti nella costruzione viste, per esempio, le recenti contestazioni e opposizioni verso il nuovo impianto da parte della comunità locale.

Le controdeduzioni sono inconsistenti anche quando, riferendosi al sito UNESCO cercano di confutare le osservazioni pubblicate in merito, affermando che non esistono motivazioni specifiche sul Piano di Gestione del sito Unesco del 2004, da rendere automaticamente idonea la realizzazione di un inceneritore.

Stesso tentativo sul profilo paesaggistico: controdeduzioni interamente indirizzate a spiegare che l’impianto non avrà impatti, poiché il “progetto si inserisce nell’ambiente circostante, coniugando e facendo dialogare sia le esigenze industriali impiantistiche che di rispetto dell’ambiente circostante”, come se la sua realizzazione sia un obbligo o una necessità sentita o addirittura richiesta dal territorio.

La A2A Ambiente, continua a portare come esempio l’impianto di incenerimento di Brescia, arrivando a dire che, nella provincia di Brescia le concentrazioni medie annue di PM10 siano scese sotto al limite.

Peccato però che i dati attuali siano diversi, il 20 Gennaio 2021, è stato reso noto lo studio condotto dai ricercatori dell’Università di Utrecht, del Global Health Institute di Barcellona e del Tropical and Public Health Institute svizzero, pubblicato su The Lancet Planetary Health e finanziato dal ministero per l’Innovazione spagnolo e dal Global Health Institute, dal quale risulta che “Brescia e Bergamo hanno il tasso di mortalità da particolato fine (PM 2,5) più alto in Europa”.

Peggior risposta non potevano dare sugli impatti cumulativi: secondo la A2A infatti, dare contezza degli stressor già presenti nel territorio (centrale Torrevaldaliga Nord, Porto di Civitavecchia ecc.), non è un compito dello SIA e della VINCA, con l’intento, poco riuscito, di barricarsi dietro al concetto della non obbligatorietà, senza smontare, il principio di precauzione a cui si ispirano le osservazioni.

Concludono in bellezza, sugli scarichi idrici, cercando di spiegare, la destinazione delle acque piovane, legate agli eventi meteorici che causano frequenti dilavamenti e conseguente trasporto di alcune sostanze inquinanti sul suolo stesso, con la giustificazione, “che le acque meteoriche vengono riutilizzate in vasche interrate”, ma dotati del sistema di troppo pieno, che scaricano direttamente in trincea drenante, ovvero sul terreno.

Dai dati emerge che il sistema di recupero delle acque di prima e seconda pioggia sia parziale ed insufficiente per assicurare che le acque non finiscano, come invece avviene, tramite, lo scarico a trincea drenante e di conseguenza, anche nei fossi adiacenti, infine al mare. In sintesi, rimangono senza risposta, gran parte delle osservazioni degli enti e del pubblico, a cui in maniera volutamente insufficiente e fuorviante, la A2A Ambiente Spa, ha tentato di replicare utilizzando l’esercito di propri tecnici a disposizione, ben dotati di tempo e di risorse, al contrario dei cittadini che dalla loro, hanno poco tempo e risorse ma certamente la ragione e che non saranno mai disposti a cedere; a meno che a cedere non sarà la regione Lazio, se, invece dell’archiviazione del progetto, vorrà proseguire con la seconda conferenza dei servizi.

Al momento il tentativo di confondere e scoraggiare i cittadini, è stato respinto al mittente.

Per ITALIA NOSTRA SEZIONE ETRURIA Marzia Marzoli – Presidente
Per il COMITATO FARNESIANA 100% Marco Tosoni – Portavoce
Per il COMITATO PER IL DIRITTO ALLA MOBILITÀ DI TARQUINIA Nicola Buonaiuto – Virginia Borgi – Portavoce
Per il COMITATO PER LA DIFESA DELLA VALLE DEL MIGNONE Bianca Stefancu – Portavoce