IL COLERA DEL 70: COSA É CAMBIATO IN ITALIA?

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colera

Negli anni 70 il nostro Paese fu sconvolto da un’epidemia, che come oggi il Corona Virus, provocò vittime, ma anche tanta paura.

di Christian Scala

Negli anni Settanta l’Italia fu sconvolta da un’epidemia di colera, malattia infettiva intestinale  che provocò, come il recente virus, numerosi contagi, oltre che a morti, ma portò anche al panico e alla paura per una malattia che all’epoca nessuno conosceva e di cui non si conoscevano le cure, il problema fu anche quello di individuare la causa del male, che alla fine fu trovato nelle cozze, provenienti dalla Tunisia.

Agosto nero

Torre del Greco, città in provincia di Napoli  famosa per il corallo, oltre che per essere il luogo dove visse Giacomo Leopardi, fu qui che il 24  Agosto 1973 si registrarono due casi di gastroenterite acuta, quello che sembrava potesse essere un problema di poco conto si trasformò pochi giorni dopo in un incubo, il Ministro della Salute, Luigi Gui  dichiarò che Napoli e provincia erano prede  di un’infezione, il Colera. La  popolazione  si ritrovò a fronteggiare questa emergenza improvvisa, il quotidiano “Il Mattino” il giorno dopo l’annunciò del ministro in prima pagina pubblicò la notizia di  sette  morti e cinquanta ricoverati all’ospedale Cotugno del capoluogo partenopeo, ma in seguito andarono molti altri, poiché convinti di aver contratto l’infezione.  Vista la delicata situazione si cercò di correre ai ripari per arginare l’emergenza, i cittadini andavano in giro con mascherine alla bocca, furono chiusi tutti i luoghi di aggregazione come cinema  o teatri, l’assessore ai cimiteri napoletani , Paolo Cirino  Pomicino fu addirittura accusato di occultare i cadaveri per nascondere la gravità dell’emergenza, inoltre la popolazione protestò per la mancanza di una campagna di vaccinazione, mentre la causa della malattia fu trovata in cozze provenienti dall’Africa

Emergenza finita

Viste le proteste si iniziò a vaccinare  la gente, che accorse numerosa per le strade, importante in quel caso fu l’intervento dei militari americani che portarono delle siringhe, usate in occasione della guerra in Vietnam, fu fatto un grande intervento di pulizia per le strade napoletane, le strade sporche furono inizialmente imputate come la causa regina del contagio, ma successivamente toccò ai frutti di mare, in particolare le cozze. Questi furono vietati perché accusati  di essere i portatori della malattia, vennero quinti tolti dal commercio, oltre che vietata la pesca, mettendo in ginocchio l’economia della città che al tempo contava molto sul commercio dei frutti di mare, alcuni pescatori per protesta ne mangiarono alcuni crudi, ma anni dopo il perito del tribunale di Napoli, Alfonso Zarone ha dichiarato: ” All’epoca si accettava una concentrazione di 4 colibatteri per grammo di cozza. Io dovetti constatare che nelle cozze napoletane i colibatteri per grammo di cozza erano 400mila. La cosa paradossale era che le cozze erano un concentrato di colibatteri, a causa dell’inquinamento del mare, da impedire di sopravvivere allo stesso vibrione del colera”.  L’emergenza  si chiuse il 25 Ottobre  quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarò l’Italia libera dall’infezione,  ci furono 24  decessi, di cui 15 tra Napoli e provincia, 7 in Puglia e uno in Sardegna.

La psicosi

A distanza di anni è cambiata la percezione del pericolo e della paura? A vedere gli ultimi avvenimenti si direbbe di no,  la paura del recente Corona Virus sta portando al timore di incontrare persone asiatiche, un caso ad esempio è quello del filippino aggredito in Sardegna, oppure altro caso di psicosi quello avvenuto pochi giorni fa nella metropolitana di Roma quando un uomo è svenuto mentre viaggiava, esempio simile capitò anche durante l’epidemia di colera del 1973 quando un uomo cadde mentre era in fila per il vaccino mentre le persone attorno a lui si allontanarono pensando avesse contratto l’infezione. Anche oggi si sta portando a un allarmismo esagerato, anche all’epoca si parlò di bloccare gli eventi, tra cui spettacoli teatrali e campionato di calcio, anzi forse oggi la paura  è aumentata, basti pensare al caso di alcune chiese, vuote durante le celebrazioni perché la gente ha paura di uscire per strada oppure al caso di locali e ristoranti cinesi, vuoti perché molta gente pensa che basti toccare qualcosa di asiatico per contrarre il nuovo virus.